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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22956/2024 del 06/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Rostin ha chiesto, ex art. 671 c.p.p., il riconoscimento del vincolo di continuazione tra due sentenze di condanna: 1) Tribunale di Padova 17/05/2016 (irrev. 23/09/2020) per abuso d'ufficio (art. 319 quater c.p. e art. 81 co. finale) per avere, in qualità di dipendente dell'Agenzia delle Entrate, indotto indebitamente la signora Z.M. a versare circa €16.000; 2) Corte d'Appello di Venezia 14/10/2021 (irrev. 05/04/2023) per reati tributari (d.lgs. 10/03/2000 n. 74, artt. 2 e 8) relativi all'emissione e uso di fatture per operazioni inesistenti in qualità di amministratrice di fatto della "Contro srl". L'istanza venne rigettata dal giudice dell'esecuzione per mancanza di omogeneità tra i beni giuridici tutelati, per la diversa qualità soggettiva (pubblico dipendente vs privato) e per la presunta eccessiva ampiezza temporale (2011-2013). In cassazione si deduceva contraddittorietà e illogicità della motivazione e omissione di elementi favorevoli al riconoscimento della continuazione (es. fatture emesse dalla Contro srl, medesimo territorio, coincidenza temporale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che non sussistono elementi sufficienti per ritenere l'unicità di un previo e unitario disegno criminoso: mancava omogeneità delle violazioni e del bene giuridico protetto, differivano le modalità operative e la qualità soggettiva dell'agente, e gli indicatori tipici della continuazione (unitarietà del contesto, brevità del lasso temporale, identica natura dei reati, analogia del modus operandi, partecipazione costante degli stessi soggetti) non erano tutti presenti in modo significativo. La motivazione dell'ordinanza del 19/07/2023 è stata ritenuta logica e congrua; il ricorso è stato quindi respinto e la ricorrente condannata alle spese.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma procedurale invocata per chiedere al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione; la Corte verifica che l'istanza sia fondata sui concreti indicatori di unità del disegno criminoso

  • art. 319 quater c.p. e art. 81 c.p. (cpv.)

    Riferiti alla condanna per abuso d'ufficio con concorso di reati: la fattispecie è stata considerata eterogenea rispetto ai reati tributari ai fini della non riconoscibilità della continuazione

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 2

    Fattispecie relativa a reati tributari (indicazione di elementi passivi fittizi): la Corte ha evidenziato che il bene giuridico tutelato dai reati tributari è diverso da quello protetto dai reati contro la p.a., elemento ostativo alla continuazione

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 8

    Fattispecie relativa all'emissione di fatture per operazioni inesistenti; la diversa natura e modalità operativa rispetto all'abuso d'ufficio sono state valutate come indici contrari al vincolo di continuazione

  • Giurisprudenza di Cassazione (es. Sez. 4, n. 16066/2008; Sez. 1, n. 37555/2015; Sez. U, n. 28659/2017 e altre)

    Sez. 4, n. 16066 del 17/12/2008; Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015; Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017; Sez. 1, n. 5043 del 21/12/2022

    La continuità richiede l'unicità del disegno criminoso, ovvero la preventiva e unitaria ideazione delle violazioni. Tale prova si desume da indicatori esteriori (omogeneità dei reati e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, partecipazione dei medesimi soggetti). La mera reiterazione o proclività al reato non è sufficiente

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare che, al momento del primo reato, i successivi fossero già progettati almeno nelle linee essenziali: non basta la mera tendenza a delinquere
  • Devono concorrere indicatori esteriori significativi: omogeneità delle violazioni e del bene giuridico tutelato, contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi e partecipazione costante degli stessi soggetti
  • La diversa qualità soggettiva dell'agente (es. agire come pubblico ufficiale in una vicenda e come privato in un'altra) e la tutela di beni giuridici non omogenei sono elementi forti contro il riconoscimento della continuazione
  • La prova dell'unicità del disegno criminoso è affidata al giudice di merito: la Cassazione sindaca la decisione solo se motivazione illogica o contraddittoria; una valutazione alternativa non integra automaticamente vizio di motivazione
  • La coincidenza del luogo o l'uso di una stessa società come strumento non sono, di per sé, sufficienti a stabilire la continuità se mancano gli altri indicatori richiesti

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