Sentenza n. 4408/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR che aveva accolto il ricorso per ottemperanza relativo all'esecuzione del giudicato sull'istanza di accertamento di conformità edilizia
Esito
Favorevole al resistente (proprietario richiedente)
Prevale il privato
La controversia
Il Comune ha appellato la sentenza resa nel giudizio di ottemperanza promosso per l'esecuzione di una precedente sentenza passata in giudicato, che aveva annullato il diniego tacito formatosi sull'istanza di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. 380/2001, relativa a quattro box auto pertinenziali riconducibili alla disciplina dell'art. 9 l. 122/1989. Secondo il Comune, il giudicato non avrebbe consumato integralmente il potere amministrativo e non avrebbe precluso ulteriori verifiche sulla sanabilità dell'intervento, in particolare quanto alla permanenza di vincoli urbanistici e archeologici e al contrasto con il PRG. L'amministrazione ha inoltre richiamato un precedente giudicato del 2006, ritenuto ostativo alla sanatoria, e ha proposto domanda cautelare, poi rinunciata. Nelle more dell'appello, tuttavia, la Soprintendenza ha trasmesso una nota sul vincolo archeologico e il Comune ha rilasciato il permesso di costruire in sanatoria richiesto. L'appellato ha quindi eccepito la sopravvenuta carenza di interesse e chiesto la condanna alle spese secondo soccombenza virtuale. È stata inoltre esaminata l'eccezione di tardività della memoria comunale depositata tre giorni liberi prima della camera di consiglio.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile l'appello per sopravvenuta carenza di interesse. Nel giudizio camerale di ottemperanza i termini processuali sono dimezzati: ai sensi degli artt. 87, comma 3, e 73, comma 1, c.p.a., il termine per le memorie è di quindici giorni liberi e quello per le repliche di dieci giorni liberi; la memoria comunale, depositata a soli tre giorni liberi dalla trattazione, è stata dichiarata tardiva e inammissibile, insieme alla documentazione allegata. Quanto all'interesse ad appellare, il rilascio del permesso di costruire in sanatoria ha realizzato il bene della vita perseguito nel giudizio di ottemperanza e ha dato sostanziale e integrale esecuzione alla sentenza impugnata. La riserva del Comune di svolgere ulteriori valutazioni o iniziative sui vincoli non conserva un interesse concreto e attuale alla decisione dell'appello, poiché eventuali atti futuri sarebbero autonomamente impugnabili. Ai fini della soccombenza virtuale, il Collegio ha comunque ritenuto infondato l'appello: la sentenza oggetto di ottemperanza aveva accertato positivamente i requisiti dell'art. 36 d.P.R. 380/2001, la doppia conformità dell'intervento e la riconducibilità alla disciplina dell'art. 9 l. 122/1989. Il Comune non poteva quindi rimettere in discussione tali presupposti nel riesercizio del potere, né recuperare nel giudizio di ottemperanza questioni coperte dal giudicato più recente; avrebbe dovuto impugnare la sentenza presupposta. La successiva nota della Soprintendenza e il rilascio del titolo hanno inoltre confermato che il vincolo archeologico non impediva in concreto l'esecuzione del giudicato. Il Comune è stato condannato al pagamento di euro 3.000,00 oltre accessori; è stata respinta la domanda di condanna aggravata ex art. 26, comma 2, c.p.a., in ragione della complessità della vicenda e della sopravvenienza intervenuta.
Norme richiamate
Disciplina il giudizio di ottemperanza nel quale era stata pronunciata la sentenza di primo grado oggetto di appello.
Per i giudizi camerali di cui al comma 2, tra i quali rientrano i giudizi di ottemperanza, dispone il dimezzamento dei termini processuali rispetto al rito ordinario.
Nei giudizi camerali di ottemperanza i termini processuali sono dimezzati.
Applicato, per effetto del dimezzamento previsto dall'art. 87, comma 3, c.p.a., ai termini per il deposito di documenti, memorie e repliche.
La sentenza presupposta aveva accertato la sussistenza dei requisiti per l'accertamento di conformità e della doppia conformità dell'intervento.
La sentenza presupposta aveva riconosciuto la riconducibilità dei box auto pertinenziali alla disciplina derogatoria prevista dalla norma.
La domanda di condanna aggravata è stata respinta per la complessità della vicenda, la stratificazione dei giudizi e la sopravvenienza intervenuta.
Massime di principio
- L'interesse all'impugnazione deve sussistere sia al momento della proposizione del gravame sia al momento della decisione e deve consistere in un'utilità concreta e attuale conseguibile mediante l'accoglimento dell'impugnazione.
- Il rilascio, nelle more del giudizio di appello, del titolo amministrativo richiesto e conforme al bene della vita perseguito nel giudizio di ottemperanza determina la sopravvenuta carenza di interesse all'appello contro la sentenza di ottemperanza, anche se l'amministrazione dichiara di riservarsi ulteriori valutazioni o iniziative.
- Le eventuali future determinazioni amministrative successive al rilascio del titolo costituiscono atti autonomi, da contestare nelle sedi proprie, e non mantengono l'interesse concreto e attuale alla decisione dell'appello già proposto.
- Nel giudizio di ottemperanza l'amministrazione non può rimettere in discussione i presupposti sostanziali positivamente accertati dal giudicato, né eludere il relativo effetto conformativo mediante nuove verifiche volte a contestare il nucleo decisorio coperto dal giudicato; le contestazioni contro la sentenza presupposta devono essere proposte con l'impugnazione di quella sentenza.
- Nei giudizi camerali di ottemperanza i termini processuali sono dimezzati; sono pertanto inammissibili le memorie e i documenti depositati oltre i termini così ridotti, salvo specifica autorizzazione giustificata da esigenze compatibili con il contraddittorio.
- In caso di improcedibilità dell'appello per sopravvenuta carenza di interesse, le spese possono essere regolate secondo il criterio della soccombenza virtuale, valutando quale parte sarebbe risultata soccombente ove il giudizio fosse stato deciso nel merito.
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