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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13397/2026 del 13/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di condanna per estorsione (art. 629 c.p.) sostenendo: 1) errata qualificazione del fatto, che a suo dire sarebbe truffa e non estorsione, per mancanza di prova del collegamento con i terzi che avevano prospettato il recupero dell'autovettura e per l'assenza di disponibilità materiale del bene da parte del Tropea; 2) violazione dell'art. 629 c.p. per mancata esclusione dell'aggravante delle persone riunite; 3) mancato riconoscimento dell'attenuante della tenuità del danno ex art. 62 n.4 c.p., poiché la somma richiesta era modesta e la consegna avvenuta sotto controllo della polizia; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e omessa applicazione dell'art. 62-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel dettaglio: 1) Primo motivo: manifestamente infondato. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito che hanno configurato il reato di estorsione, avendo il Tropea richiesto telefonicamente il pagamento del riscatto come condizione per la restituzione dell'autovettura, il che dimostra la rappresentazione di un pericolo percepito come dipendente dalla condotta dell'agente; pertanto non si è in presenza di mero pericolo immaginario tipico della truffa. 2) Secondo motivo: manifestamente infondato. L'aggravante delle persone riunite è stata correttamente applicata perché era presente un complice che fungeva da palo e contribuiva alla riuscita del reato anche senza azione materiale diretta. 3) Terzo motivo: aspecifico. La Corte territoriale ha valutato correttamente l'assenza dell'attenuante della tenuità del danno, considerando gli effetti plurioffensivi dell'estorsione oltre al mero danno patrimoniale. 4) Quarto motivo: non consentito in Cassazione; i giudici di merito hanno adeguatamente motivato il diniego delle circostanze attenuanti generiche richiamando l'intensità del dolo. Conseguenze processuali: dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. Decisione depositata il 06 febbraio 2026.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    La Corte interpreta l'articolo nel senso che l'estorsione si configura quando l'agente rappresenta un pericolo il cui verificarsi appare dipendente dalla sua condotta; è irrilevante che il male prospettato sia effettivamente reale o immaginario se la persona offesa lo percepisce come serio ed effettivo.

  • art. 628, comma terzo, cod. pen. (aggravante persone riunite)

    Per l'aggravante è sufficiente la presenza simultanea ed effettiva di più persone nel luogo in cui si consumano minaccia o violenza; non è necessario che tutti compiano azioni materiali quando uno svolge funzione di controllo o palo.

  • art. 62, n. 4, cod. pen. (attenuante tenuità del danno)

    La tenuità del danno non può esser riconosciuta considerando solo il valore economico quando il reato è plurioffensivo come l'estorsione; il giudice di merito valuta l'impatto complessivo sulla vittima (libertà, integrità morale ecc.).

  • art. 62-bis cod. pen. (circostanze attenuanti e diminuzione della pena)

    Il diniego delle attenuanti generiche può essere motivato in base all'intensità del dolo e alla valutazione complessiva del giudice di merito; il giudice non è tenuto a considerare esaustivamente ogni elemento favorevole se ha indicato quelli ritenuti decisivi.

  • artt. 125 e 187 cod. proc. pen. (obiettive contestazioni e motivazione degli atti)

    Richiamati dal ricorrente come profili di vizio motivazionale e di qualificazione, ma la Corte di Cassazione ha ritenuto che la motivazione dei giudici di merito fosse congrua e priva di vizi logico-giuridici, respingendo le censure.

  • art. 616 cod. proc. pen. (conseguenze dell'inammissibilità)

    In caso di inammissibilità del ricorso, la Corte può condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, se sussistono profili di colpa nella determinazione della inammissibilità, infliggere una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Per distinguere estorsione da truffa occorre valutare se la condotta dell'agente ha rappresentato alla vittima un pericolo percepito come dipendente dalla sua volontà: la richiesta condizionata della restituzione di un bene dietro pagamento integra estorsione anche se la minaccia è in realtà infondata, se la vittima la percepisce come reale.
  • La presenza di complici che fungono da palo o controllo, pur senza partecipazione materiale all'aggressione verbale o fisica, è sufficiente per l'applicazione dell'aggravante delle persone riunite.
  • L'attenuante della tenuità del danno è difficilmente riconoscibile per reati plurioffensivi come l'estorsione; il giudice deve valutare l'impatto complessivo sulla vittima oltre al mero valore economico.
  • In sede di merito il giudice non è obbligato a valorizzare ogni elemento favorevole indicato dalle parti; è sufficiente che la motivazione espliciti gli elementi ritenuti decisivi. La Cassazione interviene solo per vizi di diritto o di logica della motivazione, non per rivalutare i fatti.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione può comportare condanna alle spese e sanzione alla Cassa delle ammende se l'inammissibilità è imputabile a colpa nella determinazione della causa.

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