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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44408/2022 del 22/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente era stato giudicato per il reato di lesioni personali aggravate in concorso con Simone Nossardi. In primo grado il tribunale ha escluso l'aggravante relativa alla consapevolezza del possesso di un'arma da parte del concorrente e ha dichiarato la non procedibilità per difetto di querela. Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza e la Corte d'appello ha ritenuto sussistente l'aggravante, condannando De Agostini a 3 mesi di reclusione. De Agostini ha proposto ricorso in Cassazione articolando quattro motivi: 1) inosservanza di norma processuale per presunto difetto di legittimazione dell'appellante (mancata prova dell'acquiescenza del Procuratore della Repubblica); 2) inosservanza di norma processuale per aver la corte d'appello riformato la pronuncia di improcedibilità senza rinnovare l'istruttoria, basandosi su diversa valutazione di prove dichiarative; 3) vizio di motivazione in ordine alla prova della consapevolezza dell'uso dell'arma e alle circostanze spazio-temporali; 4) violazione di legge e errore nel calcolo della prescrizione (con l'affermazione della difesa che la corte avrebbe implicitamente applicato l'art. 99, comma 4).

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il primo motivo infondato: non è necessario che la parte pubblica documenti formalmente l'acquiescenza del Procuratore della Repubblica (art. 593-bis cod. proc. pen. interpretato in senso conforme alla giurisprudenza). Ha invece accolto il secondo motivo: la corte territoriale ha riformato la pronuncia di primo grado basandosi su una rivalutazione delle dichiarazioni del teste Casula e di altro materiale dichiarativo ritenuto decisivo, senza procedere alla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, in contrasto con i principi richiamati dalle Sezioni Unite (richiamo all'art. 6 CEDU, comma 3, lett. d) e alla giurisprudenza di legittimità). Per questa ragione la sentenza di condanna è stata annullata; tuttavia la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio perché il reato si era già estinto per prescrizione (fatto commesso il 14/06/2010; prescrizione raggiunta il 26/09/2018 calcolando il termine massimo di 7 anni e 6 mesi più 286 giorni di sospensione).

Norme richiamate

  • art. 593-bis cod. proc. pen.

    art. 593-bis cod. proc. pen.

    Non richiede alla parte pubblica di documentare espressamente l'acquiescenza del Procuratore della Repubblica; la mancata impugnazione da parte del Procuratore della Repubblica può far desumere l'acquiescenza

  • art. 6 CEDU, par. 3, lett. d)

    art. 6, par. 3, lett. d) CEDU

    Protegge il diritto dell'imputato a non vedere ribaltata una pronuncia di assoluzione/improcedibilità in appello senza la rinnovazione dell'istruttoria quando la decisione di primo grado è basata su dichiarazioni decisive

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Stabilisce l'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale quando l'appello si fonda su una diversa valutazione di dichiarazioni ritenute decisive dal primo giudice

  • art. 99, comma 4 cod. pen. (richiamato dalla difesa)

    art. 99, comma 4 cod. pen.

    La difesa ha lamentato l'applicazione implicita di tale disposizione nel calcolo della prescrizione; la Corte ha rilevato l'argomento ma ha deciso per la prescrizione sulla base del calcolo esplicito del termine e delle sospensioni

Massime di principio

  • La Corte d'appello non può riformare una sentenza di assoluzione o di improcedibilità basata su dichiarazioni decisive del primo grado senza rinnovare l'istruttoria e, se del caso, far nuovamente deporre i dichiarante; in mancanza la decisione è viziata per violazione del diritto di difesa e del diritto ad un giusto processo (art. 6 CEDU).
  • La legittimazione del Procuratore generale a proporre appello non richiede necessariamente che la procura territoriale dimostri formalmente un'«acquiescenza»; la mancata impugnazione da parte del Procuratore della Repubblica può essere desunta dal comportamento processuale (art. 593-bis c.p.p. e giurisprudenza).
  • Quando l'appello si fonda su una diversa valutazione di prove dichiarative già esaminate in primo grado, il giudice d'appello ha l'obbligo di rinnovare l'istruttoria se quelle dichiarazioni sono state «decisive» per il giudizio assolutorio o di primo grado (Sezioni Unite e art. 603 c.p.p.).
  • Il calcolo della prescrizione va eseguito con attenzione, considerando termini massimi e sospensioni: se il reato è prescritto l'annullamento della condanna può essere disposto senza rinvio, impedendo un nuovo giudizio sostanziale.
  • In casi simili, la difesa può ottenere l'annullamento della sentenza di condanna se dimostra che la riforma in appello si basa esclusivamente su una rivalutazione di prove dichiarative decisive senza rinnovazione dell'istruttoria; tuttavia occorre verificare sempre l'assetto della prescrizione per l'effettiva conseguenza processuale.

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