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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38169/2025 del 24/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) censura della motivazione con riferimento alla ritenuta sussistenza del reato di ricettazione (art. 648 c.p.), contestando la valutazione probatoria circa l'illecita provenienza della somma sequestrata e l'uso della sperequazione tra redditi e uscite quale riscontro alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia; dedotta anche la mancata emersione di una condotta materiale dell'imputato (sostiene di conoscere solo il luogo della cassaforte e non il contenuto o la disponibilità della chiave). 2) censura della motivazione e violazione di legge in relazione al riconoscimento dell'aggravante della partecipazione ad associazione di tipo mafioso (art. 416-bis, comma 1) e alla presunta consapevolezza dell'intento agevolativo. 3) censura della confisca (art. 240-bis c.p.), contestando l'uso esclusivo degli indici ISTAT per la determinazione della sperequazione finanziaria e chiedendo la considerazione di indici di povertà e di specifici elaborati della Guardia di Finanza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi generici, promiscui e privi della necessaria specificità (richiamando l'onere, ai sensi degli artt. 581 e 591 c.p.p., di indicare con precisione il profilo di motivazione denunciato). Ha inoltre valutato che i giudici di merito avevano compiutamente e logicamente motivato la condanna valorizzando le dichiarazioni del collaboratore giudicate attendibili, le intercettazioni, l'esito della perquisizione (31.280 euro rinvenuti in disponibilità dell'imputato) e l'assenza di giustificazione alternativa lecita. Quanto alla confisca, ha ritenuto legittimo l'uso degli indici ISTAT come elemento indiziario da valutare insieme ad altri elementi probatori e ha spiegato che il ricorso chiedeva una riconsiderazione dei fatti di merito, non consentita in cassazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In cassazione occorre esporre motivi distinti e specifici: la cumulo generico di censuresulle motivazioni (manchi a/contraddittorie/manifestamente illogiche) rende il ricorso inammissibile.
  • La Corte di legittimità non riesamina i fatti: se il ricorso mira a una rivalutazione del materiale probatorio o propone una diversa lettura degli elementi di fatto senza indicare un vizio giuridico specifico, sarà dichiarato inammissibile.
  • La condanna per ricettazione può fondarsi su un quadro indiziario composito (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, esito perquisizioni, mancata giustificazione alternativa); l'assenza di prova diretta non è di per sé ostativa se il complesso probatorio è coerente.
  • Per l'aggravante di cui all'art. 416-bis è possibile accertare inferenzialmente la consapevolezza dell'agevolazione del clan quando gli elementi dimostrano la partecipazione o il contributo al gruppo criminale.
  • In materia di confisca per sproporzione i giudici possono legittimamente ricorrere a indici statistici (es. ISTAT) come parametro presuntivo per stimare le spese di mantenimento; la difesa dovrebbe fornire dati concreti e documentazione alternativa per contestare l'applicazione di tali indici.
  • Se si intende contestare l'attendibilità di un collaboratore di giustizia, è necessario sollevare e motivare tale censura nei gradi di merito (confronto puntuale con la sentenza impugnata) e indicare elementi concreti che ne comprovino l'inattendibilità, altrimenti la censura sarà inefficace in cassazione.
  • Le censure di carattere procedurale o di diritto richiedono puntuale riferimento alle norme violate e spiegazione del nesso tra la presunta violazione e l'effetto sulla decisione; la generica affermazione di errore di diritto è insufficiente.

Testo integrale

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