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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36705/2023 del 05/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di esecuzione che ha disposto la confisca di 32.380,00 euro, con la deduzione che l'intervento esecutivo sarebbe andato oltre i limiti del giudizio di cognizione e delle indagini patrimoniali, configurando una misura di prevenzione patrimoniale non consentita. Il ricorrente ha inoltre sostenuto che la somma rappresentava risparmi derivanti da attività lecite (lavoro nell'azienda agricola di famiglia e come dipendente di Brindisi Multiservizi dal 2000 al 2006), pertanto ingiustificata l'ablazione per sproporzione.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte ha ritenuto legittima la confisca ai sensi dell'art.240-bis cod.pen., osservando che il delitto associativo copriva il periodo in cui è avvenuto il sequestro e richiamando i principi delle Sezioni Unite (decisione Crostella 2021) sul potere del giudice dell'esecuzione di applicare la confisca "estesa" entro il criterio di "ragionevolezza temporale" e anche sui beni acquistati successivamente con risorse possedute in precedenza. La giustificazione prodotta dal ricorrente è stata ritenuta generica e non ha superato la motivazione di sproporzione contenuta nell'ordinanza impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 667, comma 4 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come titolo dell'opposizione in sede esecutiva; la procedura di opposizione è quella esperita dinanzi alla Corte di Appello

  • art. 240-bis cod. pen.

    Riconosciuta legittima l'applicazione della confisca cd. "estesa" in sede di esecuzione per i beni entrati nella disponibilità del condannato nell'arco temporale rilevante, con riferimento al criterio di "ragionevolezza temporale" e alla possibilità di colpire anche beni acquistati successivamente se finanziati con risorse preesistenti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per comminare la sanzione pecuniaria a carico del ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità per manifesta infondatezza

  • Giurisprudenza Sezioni Unite (decisione "Crostella", 2021)

    Richiamata quale principio di diritto che legittima l'intervento del giudice dell'esecuzione nel disporre la confisca ex art.240-bis entro il criterio della ragionevolezza temporale e riconosce la possibilità di colpire beni acquisiti posteriormente se finanziati con risorse possedute prima

Massime di principio

  • La confisca ex art.240-bis può essere disposta in sede esecutiva per beni riconducibili al periodo di commissione del reato associativo, rispettando il criterio di "ragionevolezza temporale"
  • Beni acquistati dopo la sentenza possono essere confiscati se è provato che sono stati acquisiti con risorse finanziarie possedute anteriormente alla sentenza
  • La mera allegazione generica di "risparmi da lavoro lecito" non è sufficiente: la difesa deve fornire elementi specifici e documentali idonei a superare il giudizio di sproporzione
  • L'orientamento giurisprudenziale evoluto (Sezioni Unite) prevale su interpretazioni anteriori o conservative che limitino l'ambito di applicazione della confisca estesa
  • I ricorsi manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art.616 c.p.p.

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