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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47238/2024 del 20/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza che, con giudizio abbreviato, aveva dichiarato la responsabilità di Maccapani per i reati di ricettazione (possesso di una carabina ad aria compressa risultata oggetto di furto) e di illegale detenzione di arma comune da sparo. Primo motivo: censura per mancata prova dell'elemento soggettivo della ricettazione, con la difesa che sosteneva una giustificazione plausibile del possesso (versioni discordanti: aver ricevuto l'arma da "Cristian" o da un cliente in conto vendita, considerandola "arma antica"). Secondo motivo: censura dell'esclusione della sostituzione della pena detentiva con misure alternative (detenzione domiciliare) ai sensi della L. 24/11/1981 n.689, richiamando l'età avanzata, la mancata recidiva da febbraio 2020 e il comportamento irreprensibile durante precedenti misure cautelari/detentive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto congrua la valutazione della Corte territoriale che ha ritenuto provata la consapevolezza della provenienza delittuosa dell'arma, rilevando l'incongruenza e la genericità delle spiegazioni rese dall'imputato, la mancata indicazione di dati identificativi del presunto venditore, l'incredibilità della qualificazione dell'arma come "antica" e l'irrilevanza probatoria della consegna spontanea agli operanti o dell'assenza di abrasione della matricola. Sul secondo motivo ha confermato l'esclusione della sostituzione della pena con misure alternative sulla base della capacità a delinquere dedotta dal certificato dei precedenti, dalla continuità dei reati contro il patrimonio, dalla mancanza di segnali di ravvedimento nonché dall'inaffidabilità rispetto all'osservanza di eventuali prescrizioni. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    La Corte interpreta la norma in senso che la ricettazione richiede la consapevolezza della provenienza delittuosa del bene; l'imputato deve fornire una spiegazione attendibile e specifica dell'origine del possesso. Versioni generiche o contrastanti e l'impossibilità di indicare il fornitore configurano l'elemento soggettivo del reato.

  • L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 58

    La disposizione e i criteri legislativi per la sostituzione della pena sono applicati valutando l'affidabilità del condannato; la Corte ha ritenuto che i precedenti e la capacità a delinquere escludano la possibilità di sostituire la reclusione con misure alternative.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Riguarda le pene sostitutive della reclusione; la Corte ha confermato che non sussistono le condizioni per applicare tali sostituzioni nel caso concreto.

  • art. 133 cod. pen.

    Applicato per valutare i criteri di determinazione della pena e, in particolare, la capacità a delinquere come parametro per escludere misure sostitutive o attenuazioni percheé indice di rischio di recidiva.

  • art. 59 L. 24 novembre 1981, n. 689

    Norma sulle prescrizioni connesse alle pene sostitutive; la Corte ha ritenuto che non sia ragionevole prospettare il rispetto di tali prescrizioni data l'inaffidabilità e la capacità a delinquere dell'imputato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha applicato l'articolo per condannare il ricorrente alle spese.

  • Giurisprudenza citata: Sez. 2, n. 20193 del 19/04/2017 (Rv. 270120)

    Richiamata quale principio secondo cui chi è trovato nella disponibilità di refurtiva e non fornisce una spiegazione attendibile dell'origine è responsabile di ricettazione.

Massime di principio

  • Il possesso di un bene provento di furto integra la ricettazione quando il soggetto non fornisce una spiegazione plausibile, specifica e verificabile sull'origine; versioni vaghe o contraddittorie favoriscono la qualificazione del reato.
  • Per dimostrare la buona fede nel possesso di un'arma non è sufficiente una generica affermazione di averla ricevuta in conto vendita o di considerarla "antica": è richiesta la possibilità di identificare il fornitore e fornire elementi concreti a supporto.
  • La consegna spontanea dell'arma agli operanti dopo l'avvio delle indagini non elimina automaticamente la responsabilità, specie se intervenuta dopo perquisizioni che rendevano prevedibile il rinvenimento.
  • L'assenza di abrasione della matricola non costituisce di per sé prova di buona fede; rilevano il contesto, le incongruenze nelle dichiarazioni e l'assenza di riscontri sul fornitore.
  • La valutazione per la concessione di pene sostitutive tiene conto della "capacità a delinquere" emersa dai precedenti, della continuità del comportamento criminoso e dell'affidabilità del condannato: età avanzata o periodi senza reati possono non essere sufficienti se il quadro complessivo mostra recidiva e mancato ravvedimento.
  • In situazioni analoghe è essenziale, per la difesa, produrre elementi probatori concreti e documentati (es. dati identificativi del venditore, documentazione di acquisto, elementi che attestino la genuinità o l'antichità dell'arma) e, quanto alle misure sostitutive, dimostrare comportamenti di lungo periodo che attestino reale riabilitazione.

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