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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35396/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 21/10/2020 ritenendo che il giudice di merito non avesse adeguatamente valutato le doglianze sollevate in appello sulla mancata sussistenza degli elementi del reato (in particolare l'attribuzione della falsificazione del provvedimento giudiziario e l'intento di indurre in errore i clienti sugli onorari), nonché circostanze favorevoli quali la conoscenza preventiva della parte offesa del tenore della sentenza e la restituzione parziale delle somme ricevute

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondata la censura sul vizio di motivazione, ritenendo che la Corte territoriale avesse adeguatamente motivato la decisione (anche alla luce della prescrizione dei reati) e valutato le dichiarazioni e la documentazione in atti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile (liquidate in euro 3.510,00 oltre accessori di legge).

Norme richiamate

  • art. 478 cod. pen. (commi primo e secondo)

    Norma penale richiamata come fattispecie contestata (falsificazione di provvedimenti giudiziari); nel caso concreto i reati indicati sono stati considerati estinti per prescrizione

  • art. 482 cod. pen.

    Norma penale relativa all'uso di atti falsi; richiamata tra i reati oggetto del procedimento ma dichiarata estinta per prescrizione

  • art. 640 cod. pen.

    Norma penale concernente la truffa; anch'essa richiamata tra i capi di imputazione e dichiarata estinta per prescrizione

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Principio dell'obbligo di motivazione delle decisioni giudiziarie: la Corte di legittimità ha ritenuto che la motivazione resa dalla Corte d'Appello fosse sufficiente e adeguata a rispondere alle censure del ricorrente

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna al versamento di somme alla cassa delle ammende in caso di responsabilità per la determinazione della causa di inammissibilità; applicato qui per valutati profili di colpa nell'atto di ricorso

Massime di principio

  • Se i reati penali risultano estinti per prescrizione, il giudice può comunque decidere sulle determinazioni civili (risarcimento, rifusione spese) anche confermando statuizioni civili già pronunciate
  • L'impugnazione basata su generiche critiche alla motivazione del giudice di merito dev'essere puntuale e indicare chiaramente elementi nuovi o vizi logico-giuridici: la mera riproposizione delle stesse argomentazioni già valutate difficilmente è efficace
  • La Corte di legittimità richiede che la motivazione del giudice d'appello risponda alle doglianze in modo coerente; se tale motivazione è ritenuta adeguata, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza
  • Quando il ricorso è ritenuto manifestamente infondato o la sua presentazione censurabile per colpa, il giudice può irrogare sanzioni pecuniarie (cassa delle ammende) oltre alla condanna alle spese processuali
  • La restituzione parziale di somme o la conoscenza preventiva della parte offesa non eliminano automaticamente la possibilità di responsabilità civile o la valutazione negativa del giudice, se gli elementi probatori complessivi confermano la versione ritenuta credibile

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