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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20218/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato impugnava la conferma della condanna inflitta in primo grado per lo sversamento illecito di acque di vegetazione da frantoio nella pubblica fognatura e il conseguente danneggiamento del depuratore. I motivi principali: 1) mancanza di prova della responsabilità personale, atteso che la nomina ad amministratore unico sarebbe stata efficace solo dopo l'iscrizione camerale avvenuta dopo i fatti; 2) contestazione dell'interpretazione dell'art. 256 D.lgs. 152/2006 e del ruolo dell'art. 101, comma 7-bis (sosteneva che non fosse richiesto alcun comportamento preventivo del titolare del frantoio); 3) assenza del dolo per il reato di danneggiamento (si sarebbe trattato di colpa cosciente o fattori estranei all'imputato); 4) diniego delle attenuanti generiche; 5) in memoria successiva dedotta la improcedibilità per mancanza di querela alla luce del D.lgs. 10/10/2022, n. 150 e contestata la genericità dell'imputazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile come manifestamente infondato e ha confermato la decisione impugnata. In sintesi: la Corte territoriale aveva adeguatamente motivato la responsabilità dell'imputato basandosi sul verbale di assemblea del 3 maggio 2016 (valore probatorio dell'accettazione dell'incarico) e sul contesto di impresa a conduzione familiare, deducendo che l'imputato quantomeno consentì lo smaltimento illecito. È stato escluso l'errore scusabile: la buona fede poteva valere solo se vi fosse stato un atto positivo dell'autorità che inducesse allo scusabile convincimento di liceità, circostanza non emergente. La Corte ha confermato che lo sversamento indiretto in pubblica fognatura di acque di vegetazione rientra nell'art. 256 D.lgs. 152/2006 e ha ritenuto sussistente il dolo eventuale rispetto al delitto di danneggiamento (art. 625, comma 1, n. 7 c.p.), perché l'imputato si rappresentò la possibilità di causare un'avaria all'impianto. Il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo in ragione della gravità della condotta e dei precedenti penali. Le questioni sollevate per la prima volta in cassazione (indeterminatezza dell'imputazione e querela/procedibilità) sono state inammissibili. Si è disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di Euro 3.000, in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambientale)

    art. 256, commi 1 e 2; art. 101, comma 7-bis

    Lo sversamento indiretto in pubblica fognatura di acque di vegetazione da frantoio integra la contravvenzione dell'art. 256; la buona fede del titolare può essere rilevante solo se determinata da un atto positivo dell'autorità amministrativa idoneo a produrre uno scusabile convincimento di liceità (errore scusabile escluso in assenza di tale atto)

  • Codice penale

    art. 625, primo comma, n. 7; art. 635

    Art. 625 n.7 richiamato quale fattispecie di danneggiamento con aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio; la Corte ha ritenuto provato il dolo eventuale rispetto al risultato dannoso causato dall'immissione massiva di liquami nella rete fognaria

  • Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Disposta la trattazione scritta del procedimento in Cassazione quando non richiesta la discussione orale, procedura applicata nel caso

  • Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 e successive modificazioni

    art. 94, comma 2 (richiamato nel testo)

    Richiami normativi relativi all'applicazione delle disposizioni procedurali richiamate nel processo; la questione di procedibilità/querela sollevata in memoria è stata però ritenuta inammissibile perché non dedotta nei termini ed in sede opportuna

  • Codice di procedura penale

    art. 609, comma 2; art. 491; art. 616

    Art. 609(2): in Cassazione non sono ammissibili questioni che non siano state devolute alla cognizione del giudice di appello; art. 491: l'eccezione di indeterminatezza dell'imputazione è relativa e va dedotta tempestivamente; art. 616: condanna alle spese e possibilità di infliggere ammenda per motivi di colpa nella determinazione dell'inammissibilità

Massime di principio

  • La nomina ad amministratore può essere provata anche con verbali di assemblea antecedenti all'iscrizione nel registro delle imprese: l'iscrizione ha valenza pubblicitaria dichiarativa e non sempre costitutiva
  • In imprese a conduzione familiare, la conoscenza e il consenso dell'amministratore rispetto a scelte gestionali rilevanti possono essere logicamente desunti dalle circostanze e dagli assetti societari
  • Lo sversamento indiretto di acque di vegetazione nella pubblica fognatura rientra nella fattispecie repressa dall'art. 256 D.lgs. 152/2006; la buona fede del titolare è rilevante solo se determinata da un atto positivo e specifico dell'autorità amministrativa
  • Il dolo eventuale può essere desunto quando l'agente si rappresenta il concreto e prevedibile rischio che la sua condotta (es. immissione massiva di reflui nella rete) provochi un danno all'impianto; la presenza di altri guasti non esclude la rilevanza causale del comportamento illecito
  • La mancata concessione delle attenuanti generiche può essere motivata con la gravità del fatto e con precedenti penali; il giudice non è tenuto a valorizzare tutti gli elementi proposti dalle parti, ma solo quelli che ritiene decisivi
  • Questioni processuali o di merito non sollevate tempestivamente nei gradi precedenti (es. indeterminatezza dell'imputazione, eccezioni di procedibilità/querela introdotte tardivamente) sono, di regola, inammissibili in Cassazione

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