Cassazione Penale, Sentenza n. 21189/2026 del 09/06/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza del Tribunale di Catania del 10/07/2025 che aveva dichiarato non doversi procedere per difetto della condizione di procedibilità della querela relativamente al reato di furto di energia elettrica. Questione centrale: se la sottrazione di energia elettrica allacciandosi alla rete ENEL mediante manomissione del contatore possa essere considerata furto su cosa destinata a pubblico servizio (circostanza aggravante ex art. 625, co.1, n.7 cod. pen.) e quindi perseguibile d'ufficio nonostante la riforma che ha reso il furto, di regola, procedibile a querela.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, annullando la sentenza impugnata e rinviando al tribunale di Catania in diversa composizione per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che nel capo di imputazione vi fosse una adeguata contestazione della circostanza aggravante (riferimento al danno all'ENEL e all'allaccio abusivo alla rete di distribuzione), sicché il delitto restava perseguibile d'ufficio e il Tribunale di merito ha errato nel dichiarare l'intervenuta perenzione del termine per la querela e nel non valutare la natura pubblicistica della destinazione dell'energia nel caso concreto. La decisione ha altresì chiarito profili relativi alla natura valutativa della circostanza aggravante e alla tutela del diritto di difesa in relazione alla formulazione dell'imputazione.
Norme richiamate
Norma del furto; richiamata nella cornice delle modifiche legislative (d.lgs. 10/10/2022, n.150) che hanno introdotto la regola generale della procedibilità a querela; la Corte ricorda però le eccezioni previste dalla disciplina sulle aggravanti.
art. 625, co.1, n.7) cod. pen.
Circostanza aggravante che qualifica il furto commesso su cose destinate a pubblico servizio; la Corte afferma la natura valutativa di tale aggravante e che la sua sussistenza va accertata sulla concreta destinazione del bene, ma può ritenersi contestata in fatto se il capo di imputazione contiene elementi descrittivi e qualificativi sufficienti a esercitare il diritto di difesa.
art. 124 cod. pen. e art. 85 d.lgs. 10 ottobre 2002, n. 150
Richiamati in relazione ai termini per la proposizione della querela e alla perenzione degli stessi; la Corte valuta la rilevanza della contestazione originaria ai fini della procedibilità.
d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (art. 2, co.1, lett. i) - modifica art. 624)
Norma che ha riformato la procedibilità del furto introducendo la regola generale della procedibilità a querela e quindi rendendo rilevanti le eccezioni come la destinazione a pubblico servizio: la Corte ne tiene conto ma sottolinea che le circostanze aggravanti continuano a rendere il reato perseguibile d'ufficio se adeguatamente contestate.
Il pubblico ministero non può appellare contro le sentenze di proscioglimento per i reati di cui all'articolo 550, commi 1 e 2
Citata alla luce della modifica operata dalla legge 9 agosto 2024, n.114 (c.d. legge Nordio): limita la possibilità di appello del pubblico ministero contro alcune sentenze di proscioglimento, ma non impedisce il ricorso per cassazione esercitabile dal Procuratore generale ai sensi dell'art. 608 c.p.p.
Prevede il potere del procuratore generale di proporre ricorso per cassazione contro le sentenze di proscioglimento inappellabili; la Corte ne conferma l'applicabilità e l'esercizio nel caso di specie.
Richiamato per il principio che il giudice deve rilevare d'ufficio la mancanza di una condizione di procedibilità solo nei limiti e secondo i criteri previsti; la Corte ricorda l'interazione con la valutazione della contestazione dell'aggravante.
art. 569 c.p.p. e art. 623, lett. d) c.p.p.
Richiamati in relazione agli strumenti di impugnazione disponibili e al rinvio degli atti al tribunale a diverso giudice dopo accoglimento del ricorso per cassazione.
Richiamati come riferimento normativo per le tipologie di reati le cui sentenze di proscioglimento sono ora oggetto della limitazione dell'appello del pubblico ministero, come richiamato dall'art. 593 c.p.p. nella nuova formulazione.
Massime di principio
- La circostanza aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio ha natura valutativa: non basta la genericità della fattispecie; l'imputazione deve contenere elementi descrittivi e qualificativi sufficienti a rendere concretamente esercitabili i diritti di difesa.
- La sottrazione di energia elettrica mediante manomissione del contatore integra il reato di furto e può concorrere con la circostanza aggravante della destinazione a pubblico servizio se il capo d'imputazione riferisce il danno a una rete/ente pubblico (es. ENEL).
- Quando il capo di imputazione indica l'ente erogatore e l'allaccio abusivo alla rete di distribuzione, ciò può costituire adeguata contestazione in fatto della destinazione pubblicistica dell'energia, rendendo il reato perseguibile d'ufficio nonostante la riforma sulla procedibilità a querela.
- Per il pubblico ministero e per la pubblica accusa: formulare chiaramente e tempestivamente la contestazione delle circostanze aggravanti valutative è essenziale per non compromettere la procedibilità del reato.
- Per la difesa: verificare se il capo di imputazione contiene elementi sufficienti ad esporre le qualificazioni valutative; in mancanza è possibile ottenere l'annullamento per violazione del diritto di difesa (art. 6 CEDU).
- La legge che limita l'appello del pubblico ministero contro proscioglimenti (legge Nordio) non ha impedito il ricorso per cassazione da parte del procuratore generale contro sentenze inappellabili, cui la Corte può dare corso quando ricorrono i presupposti.
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