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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32072/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Caltagirone che aveva dichiarato non doversi procedere per il delitto di furto aggravato per mancanza di querela, sostenendo che il Pubblico Ministero aveva effettuato in udienza una contestazione suppletiva relativa alla circostanza aggravante della sottrazione di un bene destinato a pubblico servizio e che tale contestazione era valida e idonea a rendere il reato procedibile d'ufficio. Il ricorso deduceva violazione e erronea applicazione delle norme processuali relative alla contestazione suppletiva e al dovere di esercizio dell'azione penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, ritenendo che la contestazione suppletiva della circostanza aggravante fosse adeguata e che il capo di imputazione, letto nel suo complesso, aveva fornito elementi descrittivi sufficienti a informare la difesa. Ha inoltre chiarito che il potere/dovere del Pubblico Ministero di effettuare contestazioni suppletive (art. 516 e 517 c.p.p.) è esercitabile nella prima udienza utile e non può essere neutralizzato automaticamente da una sopravvenuta causa di improcedibilità derivante dal regime transitorio introdotto dal d.lgs. 150/2022. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio al Tribunale di Caltagirone per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 516 cod. proc. pen.

    Regola la modifica dell'imputazione; la Corte ricorda che la modifica può avvenire anche sulla base di atti già acquisiti nelle indagini e rientra nel potere-dovere del PM.

  • art. 517 cod. proc. pen.

    Consente la contestazione suppletiva di circostanze aggravanti in dibattimento; la Corte conferma che tale potere non è limitato temporalmente se non dalla presenza di un'istruttoria dibattimentale in atto e può essere esercitato fino alla conclusione del giudizio.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede il dovere del giudice di rilevare immediatamente cause di proscioglimento; la Corte precisa che tale principio va modulato alla luce della fase del processo e del diritto del PM a proporre contestazioni suppletive, evitando pronunce anticipate che precludano il contraddittorio.

  • art. 107 Cost.

    Sancisce il dovere di esercizio dell'azione penale; la Corte lo richiama per giustificare il potere-dovere del PM di effettuare contestazioni integrative al fine di ripristinare la procedibilità.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma sul delitto di furto: la Corte richiama la disciplina della procedibilità del furto prima e dopo la riforma intervenuta con d.lgs. 150/2022, rilevando la rilevanza delle circostanze aggravanti per la procedibilità d'ufficio.

  • art. 625 cod. pen.

    Elenca le circostanze aggravanti del delitto di furto; la contestazione della circostanza che il bene sia destinato a pubblico servizio può rendere il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 85 d.lgs. 150/2022

    Per i reati perseguibili a querela della persona offesa in base alle disposizioni del presente decreto, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso, il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato

    Disposizione transitoria che ha fissato il termine per la presentazione della querela al 30 marzo 2023 per reati commessi prima dell'entrata in vigore del decreto; ha creato una situazione in cui il PM può non essere riuscito a contestare tutte le aggravanti prima della scadenza, giustificando la possibilità di contestazione nella prima udienza utile.

  • art. 456 cod. proc. pen.

    Norma sul decreto di rinvio a giudizio emesso dal GIP; menzionata per indicare la fase procedimentale antecedente alla contestazione suppletiva effettuata in udienza.

  • art. 6 CEDU, par. 3, lett. a)

    Garantisce il diritto dell'imputato a essere informato della natura e della causa dell'accusa; la Corte la richiama come parametro per valutare se la contestazione sia sufficientemente dettagliata da tutelare il diritto di difesa.

  • giurisprudenza Sezioni Unite (Sorge, De Rosa, Domingo) e sentenza CEDU Drassich c. Italia

    Le decisioni di legittimità sono richiamate per distinguere i casi in cui la contestazione suppletiva deve essere ammessa fino alla conclusione del dibattimento e quelli in cui una pronuncia anticipata di improcedibilità può essere giustificata; la Corte interpreta e armonizza tali precedenti alla luce della riforma normativa transitoria.

Massime di principio

  • Il Pubblico Ministero può effettuare contestazioni suppletive di circostanze aggravanti nel corso del dibattimento, e tali contestazioni possono rendere il reato procedibile d'ufficio se formulate in modo da informare adeguatamente la difesa.
  • La validità della contestazione suppletiva va valutata con riferimento al contenuto complessivo del capo di imputazione: è sufficiente che gli elementi descrittivi e qualificativi consentano all'imputato di conoscere la prospettazione accusatoria e di esercitare il diritto di difesa.
  • In presenza di riforme legislative che introducono termini transitori di querela (es. d.lgs. 150/2022), non è ragionevole impedire al PM di usare la prima udienza utile per integrare l'imputazione, al fine di evitare che l'azione penale sia perduta per ragioni temporali indipendenti dalla volontà dell'accusa.
  • Il giudice non deve automaticamente pronunciare l'improcedibilità ex art. 129 senza permettere una preventiva interlocuzione e la possibilità per il PM di effettuare la contestazione suppletiva, salvo che la causa di proscioglimento fosse già maturata in modo incontestabile prima della possibilità di contestazione.
  • Va sempre garantita la tutela del diritto di difesa ai sensi dell'art. 6 CEDU: se la contestazione è carente di dettaglio essenziale, la sua ammissibilità può essere negata o la pronuncia annullata in sede di legittimità.
  • In casi simili la difesa dovrebbe vigilare sul contenuto del capo di imputazione e, in presenza di contestazioni suppletive, chiedere chiarimenti, eventuali prove o acquisizioni istruttorie tempestive per evitare sorprese in udienza.

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