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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06647/2025 del 18/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda una richiesta proposta in sede esecutiva per il riconoscimento della continuazione tra più reati già oggetto di condanna, ai sensi dell'art. 81, secondo comma, c.p. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso che i fatti fossero avvinti da un medesimo disegno criminoso, valorizzando la mancanza di elementi specifici a sostegno dell'istanza, la rilevante distanza temporale tra alcuni episodi, la presenza di un periodo di detenzione intermedio e l'eterogeneità di parte dei reati, ritenendo più plausibile una generale tendenza a delinquere che non un programma unitario. Nel ricorso per cassazione il condannato ha dedotto carenza di motivazione e mancato confronto con le sentenze di cognizione richiamate, insistendo su circostanze fattuali, tra cui la funzione dei documenti falsi in suo possesso, che la Corte ha giudicato generiche e comunque non scrutinabili in sede di legittimità.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse sorretta da motivazione lineare e non manifestamente illogica, avendo correttamente escluso la prova del medesimo disegno criminoso. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non risultando elementi per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    identità del disegno criminoso

    La continuazione richiede che l'agente si sia previamente rappresentato e abbia unitariamente deliberato una serie di condotte criminose; non basta una generica propensione a delinquere o un programma di vita delinquenziale.

  • art. 616 c.p.p.

    condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e a una somma in favore della Cassa delle ammende, salvo che manchi la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova di un originario e unitario disegno criminoso, formato già al momento del primo reato, non essendo sufficiente la sola ricorrenza di una tendenza a delinquere o di una generica adesione a un programma di vita criminale.
  • Ai fini del giudizio sulla continuazione possono rilevare omogeneità delle violazioni, contiguità temporale, identità del bene protetto, analogia del modus operandi, contesto unitario e compartecipazione dei medesimi soggetti; tuttavia nessuno di tali indici è di per sé decisivo se gli episodi risultano frutto di determinazioni estemporanee.
  • L'apprezzamento degli indici del medesimo disegno criminoso è rimesso al giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo per vizi logici manifesti, contraddizioni o travisamento del fatto; non è sufficiente proporre una diversa lettura di meri elementi fattuali.
  • In sede di legittimità, la deduzione di genericità o carenza di motivazione non può tradursi in una nuova valutazione del materiale fattuale già esaminato dal giudice dell'esecuzione.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non vi sono elementi per escludere la colpa del ricorrente nella sua determinazione, segue la condanna alle spese processuali e al versamento della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativi
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazionePrescrizione del reato

Testo integrale

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