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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 11717/2021 del 05/05/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello che, in parziale riforma del Tribunale di Messina, aveva rigettato la sua domanda di corresponsione del compenso per il mese 2012 e di risarcimento per la revoca anticipata dall'incarico di amministratore giudiziario. I motivi di ricorso alla Cassazione contestavano: (1) la mancata applicazione degli artt. 1725 e 1129 c.c., sostenendo che anche l'amministratore nominato dal giudice avrebbe diritto al ristoro per la revoca prima del termine annuale; (2) che la Corte territoriale avrebbe deciso d'ufficio una questione non prospettata e senza il contraddittorio; (3) che fosse stata ignorata l'inammissibilità di nuove eccezioni sollevate in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha dichiarato inammissibili parte delle doglianze per difetto dei requisiti formali del ricorso (art. 366 c.p.c.), osservando l'insufficiente riproduzione/indicazione degli atti di merito necessari per l'esame. Nel merito ha confermato che l'amministratore giudiziario nominato ex art. 1129 c.c. è diverso per natura dall'amministratore fiduciario nominato dall'assemblea: la nomina giudiziale mira a superare l'inerzia assembleare e ha durata correlata alla funzione (termine annuale inteso come limite massimo, non come garanzia minima di stabilità). Pertanto l'amministratore giudiziario può cessare quando vengono meno le ragioni della nomina (es. nomina dell'amministratore fiduciario da parte dell'assemblea) e, in caso di cessazione anticipata, la determinazione del compenso segue l'art. 1709 c.c. (tariffe/usi o determinazione giudiziale) in rapporto all'attività effettivamente prestata; l'art. 1725 c.c. non si applica pedissequamente all'amministratore giudiziario se non nella parte compatibile. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo, in base ai principi richiamati, che il giudice d'appello affronti questioni di diritto rilevabili d'ufficio ove la legge lo imponga.

Norme richiamate

  • art. 1129 c.c.

    Regola la nomina dell'amministratore da parte del tribunale in caso di inerzia dell'assemblea; il termine annuale va inteso quale limite massimo della durata dell'incarico giudiziale e non come garanzia di stabilità che impedisca la cessazione anticipata quando vengono meno le ragioni della nomina.

  • art. 1725 c.c.

    Norma sul diritto al risarcimento per la revoca del mandato senza giusta causa: la Corte ritiene che essa non si applichi automaticamente all'amministratore giudiziario, atteso che la natura del mandato è diversa da quella fiduciaria dell'amministratore nominato dall'assemblea; si applica solo se compatibile con la natura dell'incarico giudiziale.

  • art. 1709 c.c.

    Principio per la determinazione del compenso in assenza di pattuizione: il compenso dell'amministratore giudiziario deve essere quantificato in base alle tariffe o agli usi o, in mancanza, dal giudice, proporzionandolo all'attività effettivamente svolta.

  • art. 1219 c.c. (previgente formulazione)

    Richiamata ratione temporis: il giudice deve liquidare il compenso dell'amministratore giudiziario in relazione al periodo e all'attività effettivamente svolta tra la nomina e la cessazione.

  • art. 360 c.p.c.

    Norme sulle ipotesi di ricorso per cassazione (richiamate nei motivi di doglianza); la Corte ha esaminato i profili di violazione indicati, ma ha dichiarato inammissibili molte censure per difetto dei requisiti di forma.

  • art. 366 c.p.c.

    Stabilisce i requisiti di formazione del ricorso per cassazione (esposizione dei fatti, indicazione e riproduzione degli atti): la Corte ha rilevato violazioni formali che hanno reso inammissibili o non sostenute molte doglianze.

  • art. 101 c.p.c.

    Regola il contraddittorio; la Corte ha osservato che, comunque, il giudice ha l'obbligo di rilevare d'ufficio norme di legge che escludano il diritto vantato se le circostanze di fatto acquisite lo impongono.

  • art. 342 c.p.c.

    Consente che l'appello si estenda ai punti della sentenza connessi a quelli impugnati: giustifica l'esame in appello di questioni non specificamente dedotte ma comunque connesse.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato nella giurisprudenza citata in relazione al ruolo del giudice e all'eventuale esame di fatti e diritto in Cassazione; conferma limiti e poteri del giudice di legittimità nella valutazione degli atti processuali.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 co. 1-quater e L. 24 dicembre 2012, n. 228

    Richiamate relativamente agli aspetti amministrativi e contributivi connessi al procedimento di cassazione; la sentenza dà atto dei presupposti per il versamento del contributo.

Massime di principio

  • L'amministratore nominato dal giudice ex art. 1129 c.c. ha natura diversa dall'amministratore fiduciario nominato dall'assemblea: la sua funzione è temporanea e finalizzata a superare l'inerzia assembleare.
  • Il termine di un anno previsto dall'art. 1129 c.c. per l'amministratore giudiziario va inteso come limite massimo della durata correlata alla funzione e non come garanzia che impedisca la cessazione anticipata con diritto automatico al risarcimento ai sensi dell'art. 1725 c.c.
  • In caso di cessazione anticipata dell'amministratore giudiziario, il compenso va determinato secondo l'art. 1709 c.c. (tariffe/usi o liquidazione giudiziale) in rapporto all'attività effettivamente svolta nel periodo considerato.
  • Proceduralmente, i ricorsi in Cassazione richiedono la rigorosa osservanza dei requisiti di forma e di documentazione (art. 366 c.p.c.); la mancata indicazione puntuale degli atti o la riproduzione pedissequa della sentenza può portare all'inammissibilità.
  • Il giudice d'appello e la Corte di legittimità possono, nei limiti di legge, rilevare d'ufficio questioni di diritto che incidono sul diritto vantato dalle parti quando le circostanze acquisite lo giustifichino; questioni connesse e implicite possono essere esaminate anche se non esplicitamente dedotte.

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