Cassazione Civile, Ordinanza n. 33756/2025 del 23/12/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (avvocato)
La controversia
La controversia nasce dalla liquidazione del compenso spettante a un difensore d'ufficio per attività svolta in un procedimento penale. In un primo decreto il Tribunale aveva liquidato una somma comprensiva di più fasi, tra cui l'attività svolta nelle indagini preliminari; con un successivo decreto, qualificato dal giudice come correzione di errore materiale, la somma veniva ridotta espungendo l'importo già riconosciuto per la fase investigativa, sul rilievo che tale fase fosse stata già remunerata con un precedente provvedimento del GIP. Il professionista proponeva opposizione ex art. 170 d.P.R. 115/2002 deducendo: omessa pronuncia sul primo motivo di opposizione; violazione delle norme sul patrocinio a spese dello Stato perché il decreto di pagamento sarebbe definitivo ed esecutivo e non modificabile d'ufficio; erroneo richiamo alla disciplina della correzione dell'errore materiale; erroneo richiamo alla responsabilità amministrativa del magistrato; omesso esame del contenuto del precedente decreto di pagamento, che a suo dire non avrebbe liquidato anche la fase delle indagini preliminari.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo, assorbendo gli altri. Ha affermato che, in tema di patrocinio a spese dello Stato, il decreto di liquidazione del compenso al difensore non è revocabile né modificabile d'ufficio, salvo i casi espressamente previsti, perché il giudice esaurisce il proprio potere decisionale con il provvedimento di liquidazione e non dispone di un potere di autotutela. Ha quindi cassato il provvedimento impugnato e rinviato al Tribunale di Grosseto, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
l'opposizione in materia di liquidazione del compenso va trattata come procedimento contenzioso di verifica della correttezza della liquidazione secondo i criteri legali, ma non consente al giudice che ha emesso il decreto di riappropriarsi d'ufficio del potere già esercitato.
richiamato dal giudice di merito in relazione a un'ipotizzata responsabilità amministrativa dei magistrati; la Corte non ne valorizza il contenuto ai fini decisori e reputa non decisivo tale argomento.
la correzione dell'errore materiale è richiamata dalla Corte di merito, ma la Cassazione esclude che possa essere utilizzata per rideterminare il compenso già liquidato, perché non si tratta di mero errore materiale.
norma richiamata insieme all'art. 287 c.p.c. per il procedimento di correzione degli errori materiali; la Corte esclude la pertinenza del richiamo nel caso concreto.
invocato come vizio di omessa pronuncia/ultrapetizione nel rigetto dell'opposizione; il motivo è assorbito dall'accoglimento del primo.
art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.
parametro di censura per violazione e falsa applicazione di legge nei motivi di ricorso; non è oggetto di autonoma decisione per l'assorbimento.
art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ.
parametro del vizio processuale dedotto per omessa pronuncia e ultrapetizione; il motivo è assorbito.
art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ.
parametro del vizio di omesso esame di un fatto decisivo; il motivo è assorbito.
artt. 116, 82 e 84 d.P.R. n. 115/2002
richiamati nel ricorso in relazione alla disciplina della liquidazione dei compensi e della difesa; la Corte non si sofferma sul loro contenuto specifico perché il primo motivo viene accolto su un diverso profilo.
Massime di principio
- Nel patrocinio a spese dello Stato il decreto di liquidazione del compenso al difensore, una volta emesso, esaurisce il potere giurisdizionale del giudice che lo ha adottato e non può essere modificato d'ufficio, salvo espressa previsione normativa.
- L'opposizione ex art. 170 d.P.R. 115/2002 introduce un procedimento contenzioso di verifica della correttezza della liquidazione, ma non attribuisce al giudice che ha emesso il decreto il potere di tornare autonomamente sul provvedimento già adottato.
- La correzione dell'errore materiale non può essere utilizzata per incidere sulla valutazione giuridica dell'entità del compenso o per ridurre una liquidazione già effettuata, perché tale intervento travalica il perimetro del mero errore materiale.
- Il richiamo a esigenze di responsabilità del magistrato o a profili di autotutela non legittima, in assenza di base normativa espressa, la revoca o la riduzione d'ufficio di un decreto di pagamento già emesso.
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