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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37031/2021 del 26/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce da un'occupazione d'urgenza disposta nel 1979 su un'area privata destinata alla costruzione di un liceo scientifico. Il decreto di esproprio e gli atti amministrativi successivi furono poi annullati dal giudice amministrativo, mentre l'opera era già stata realizzata e l'area era stata irreversibilmente trasformata. La proprietaria agì chiedendo il risarcimento per la perdita del bene, per il mancato godimento dal momento dell'immissione in possesso e per il deprezzamento della porzione residua. In appello la decisione di primo grado fu confermata. In cassazione gli eredi dedussero, tra l'altro, contraddittorietà della sentenza nella individuazione della data di riferimento per la stima, erronea qualificazione del terreno come agricolo invece che edificabile di fatto, errato utilizzo dei VAM nonostante la declaratoria di incostituzionalità, e altri profili conseguenti sul mancato godimento e sul deprezzamento. La resistente propose ricorso incidentale lamentando, in particolare, che il danno da mancato godimento anteriore al quinquennio fosse prescritto e che la corte territoriale avesse omesso di pronunciarsi sul criterio di quantificazione del pregiudizio per il periodo 1979-1983.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il terzo motivo del ricorso principale e il primo motivo del ricorso incidentale; ha rigettato il primo e il secondo motivo del ricorso principale e ha dichiarato assorbiti il quarto, il quinto e il sesto motivo del ricorso principale, nonché ha rigettato il secondo motivo del ricorso incidentale. Ne è seguita la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Bari in diversa composizione, che dovrà rideterminare il risarcimento applicando il criterio del valore venale pieno del bene e tenendo conto della prescrizione quinquennale del danno da mancato godimento maturato prima del 4 novembre 1992. Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    La Corte esclude la violazione quando la decisione di merito, letta complessivamente, abbia comunque affrontato la questione devoluta, anche se con un riferimento non perfettamente lineare.

  • art. 345 c.p.c.

    È richiamato per escludere che vi sia stata pronuncia su un tema non devoluto; nel caso concreto, però, la censura è respinta perché la questione della data di stima era stata posta anche dalla parte.

  • art. 1362 c.c.

    I canoni interpretativi contrattuali non sono applicabili all'interpretazione delle sentenze.

  • art. 1363 c.c.

    Come per l'art. 1362 c.c., non è la regola corretta per interpretare un provvedimento giurisdizionale.

  • art. 2043 c.c.

    È il fondamento della pretesa risarcitoria per l'illecita apprensione e trasformazione del fondo da parte della pubblica amministrazione.

  • art. 2 l. n. 1187 del 1968

    È richiamato come norma sul vincolo espropriativo e sulla sua decadenza per decorso del quinquennio.

  • art. 4 l. n. 10 del 1977

    È richiamato nel dibattito sulla qualificazione urbanistica del suolo, ma la Corte ne esclude l'applicazione quale criterio decisivo di edificabilità di fatto.

  • art. 55 d.P.R. n. 327 del 2001

    È richiamato dalla parte ricorrente come norma di raffronto nel sistema espropriativo.

  • art. 5-bis, comma 3, l. n. 359 del 1992

    Indica il criterio dell'edificabilità legale come unico criterio discretivo per la qualificazione urbanistica rilevante ai fini indennitari e risarcitori.

  • art. 5-bis, comma 4, l. n. 359 del 1992

    È richiamato nel motivo sul criterio di liquidazione, ma la Corte afferma che il danno va determinato secondo il valore venale pieno del bene.

  • art. 32 d.P.R. n. 327 del 2001

    È menzionato quale recepimento del criterio dell'edificabilità legale.

  • art. 37 d.P.R. n. 327 del 2001

    È menzionato quale recepimento del criterio dell'edificabilità legale.

  • art. 39 l. n. 2359 del 1865

    È la base del criterio del valore venale pieno del bene quando il terreno non sia edificabile in senso legale ma sia comunque risarcibile il pregiudizio da occupazione illegittima.

  • art. 2935 c.c.

    La prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere; per il danno da mancato godimento, ciò avviene per le singole annualità dalla illegittima occupazione.

  • art. 2947 c.c.

    La Corte applica la prescrizione quinquennale al danno da mancato godimento del bene, con decorrenza per singole annualità.

  • art. 360, primo comma, nn. 3, 4 e 5 c.p.c.

    Sono i parametri di legittimità invocati dai ricorrenti per le censure di violazione di legge, nullità della sentenza e omesso esame di fatti decisivi.

  • art. 360, primo comma, nn. 3 e 5 c.p.c.

    Sono i parametri di legittimità invocati sul criterio di stima e sulla qualificazione del suolo.

  • art. 371, quarto comma, c.p.c.

    È richiamato in relazione al controricorso al ricorso incidentale.

  • art. 1 Protocollo n. 1 CEDU

    La Corte vi richiama l'esigenza di conformare il diritto interno alla tutela convenzionale del bene e alla necessità di un'espropriazione in buona e debita forma.

  • art. 42 Cost.

    È richiamato a sostegno della tutela proprietaria e del diritto al giusto indennizzo/risarcimento.

Massime di principio

  • Nelle controversie da occupazione appropriativa o usurpativa, la stima del bene deve essere ancorata al valore venale pieno, secondo le caratteristiche obiettive e intrinseche del suolo e le utilizzazioni consentite dalla pianificazione urbanistica vigente, senza ricorso all'edificabilità di fatto come criterio autonomo o sostitutivo.
  • Ai fini della qualificazione urbanistica rilevante per indennità e risarcimento, l'unico discrimine è quello dell'edificabilità legale: un'area è edificabile solo se tale risulta dagli strumenti urbanistici vigenti al momento rilevante, mentre le destinazioni a servizi pubblici o scolastici escludono l'edificabilità in senso giuridico.
  • Per i suoli non edificabili, dopo la declaratoria di illegittimità del criterio dei VAM, la liquidazione deve essere effettuata considerando il valore venale del bene e l'eventuale dimostrata vocazione a utilizzazioni intermedie tra agricoltura ed edilizia, se consentite dalla normativa applicabile.
  • L'illecito spossessamento con irreversibile trasformazione del fondo configura un illecito permanente: il danno da mancato godimento si prescrive per le singole annualità, mentre il danno da perdita definitiva del bene decorre dalla domanda giudiziale con cui il proprietario abbandona la tutela restitutoria e chiede il risarcimento per equivalente.
  • L'interpretazione dei provvedimenti giurisdizionali va svolta secondo i criteri ermeneutici delle disposizioni normative, non secondo quelli dettati per i contratti.
  • Le destinazioni urbanistiche a edilizia scolastica o ad attrezzature pubbliche di interesse generale, quando inserite in una pianificazione generale, configurano vincoli conformativi incompatibili con la qualificazione del suolo come edificabile ai fini risarcitori.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCompravendita immobiliareProprietà
RamiProcesso civileImmobiliareResponsabilità civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaPrescrizioneNesso di causalitàGiudicato

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