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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43426/2024 del 28/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la valutazione del Giudice per le indagini preliminari, ritenendo che le emergenze investigativa e le intercettazioni non consentissero di configurare con sufficiente gravità indiziaria la corruzione propria (art. 319 c.p.) nei confronti di Iesu. Il PM sosteneva che le conversazioni captate dimostravano invece un accordo corruttivo graduale e la determinazione di un 'prezzo' proporzionato al valore dell'atto illegittimo, elementi idonei ad escludere lo stato di soggezione dell'imprenditore e a qualificare le condotte come corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che il ricorso del Pubblico Ministero mirasse a una ricostruzione alternativa e a un nuovo apprezzamento delle risultanze probatorie già valutate con rigore dal GIP e dal Tribunale del riesame. I giudici di merito avevano motivato puntualmente la scelta di qualificare le condotte come induzione indebita piuttosto che corruzione propria, evidenziando sintomi di azione costrittiva/pressioni da parte dei pubblici ufficiali; la Cassazione non ha potuto sovrapporre una propria valutazione dei fatti. Pertanto il ricorso è stato respinto per inammissibilità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non ammette che un ricorso si risolva in un nuovo apprezzamento del materiale probatorio: se l'impugnazione mira a una diversa valutazione dei fatti, è inammissibile.
  • La distinzione tra corruzione propria (art. 319) e induzione indebita (art. 319-quater) dipende dagli elementi che emergono sulle modalità del rapporto: se le intercettazioni mostrano un libero accordo e la determinazione del corrispettivo, può prevalere la qualifica di corruzione; se invece emergono pressioni o condotte costrittive dei pubblici ufficiali, prevale la qualificazione come induzione indebita.
  • Per ottenere l'annullamento di una decisione cautelare in Cassazione il ricorrente deve indicare vizi di diritto o motivazione formale/giuridica, non limitarsi a proporre una diversa lettura delle prove.
  • In tema di misure cautelari, l'esistenza di discrasie e margini di dubbio nelle risultanze intercettative può impedire la qualificazione sussuntiva più grave e la conseguente applicazione di misure più severe.
  • Per il Pubblico Ministero è determinante produrre elementi chiari e univoci che dimostrino il quid pro quo e la libertà dell'accordo per sostenere la corruzione propria; l'assenza di tali elementi rende più probabile una ricaduta nella fattispecie dell'induzione indebita.

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