Cassazione Penale, Sentenza n. 7320/2025 del 21/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La difesa ha proposto un unico motivo di cassazione per violazione di legge e vizio motivazionale (art. 606, comma 1, lett. b ed e c.p.p.), contestando la qualificazione giuridica del fatto. Si sostiene che non si sarebbe trattato di rapina ma di furto con strappo (art. 624‑bis c.p.), perché la sequenza fu: strappo del denaro dalle mani della persona offesa e immediata fuga, bloccata dalla vittima che chiuse la porta; la successiva colluttazione per la chiave, che avrebbe permesso la fuga, non sarebbe stata menzionata nel capo d'imputazione e dunque non potrebbe integrare la rapina come ricostruita dai giudici di merito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il principio della "doppia conforme" (coincidentia di primo e secondo grado) e ha ritenuto che il ricorso si limiti a proporre una diversa rilettura delle prove (questione di merito) non sindacabile in sede di legittimità, salvo dedurre un errore di sussunzione normativo ben documentato (cosa non avvenuta). I giudici hanno confermato che lo strappo del denaro dalle mani della vittima e la colluttazione successiva (oggetti rinvenuti a terra, reazione della vittima che cercò di chiudere la porta) costituiscono una violenza diretta alla persona idonea a integrare la rapina, anche se non produttiva di lesioni. La circostanza che la successiva violenza per le chiavi non fosse esplicitamente menzionata nell'imputazione è irrilevante, perché la violenza necessaria alla rapina si era già manifestata con lo strappo. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
Norma sulla rapina; la Corte ha ritenuto integrata la rapina perché la violenza è stata diretta alla persona (strappo dalle mani dell'anziana) e ha impedito la normale disponibilità del denaro, integrando gli elementi tipici della rapina. Sono richiamati i comma e i numeri di aggravamento applicati (età della persona offesa, luogoabitazione).
Norma sul furto con strappo: la difesa invocava questa fattispecie alternativa. La Corte ha ritenuto che i fatti concreti non possano essere ricondotti esclusivamente a 624‑bis perché la violenza è risultata diretta alla persona e ha determinato la sottrazione del denaro, carattere essenziale della rapina.
art. 606 c.p.p. (comma 1, lett. b ed e)
Criteri di cassazione relativi a motivazione e violazione di legge: il ricorso ha invocato queste lett. b ed e per vizio motivazionale e violazione di legge, ma la Corte ha ricordato che la censura deve riguardare la sussunzione giuridica del fatto; se si tratta solo di diversa valutazione delle prove (merito) la cassazione è inammissibile o infondata.
Regole sulla valutazione delle prove. La Corte osserva che non è possibile usare l'art. 192 per trasformare in cassazione una censura di merito sulla valutazione probatoria; la deduzione di mera errata valutazione probatoria non costituisce corretta strada in sede di legittimità.
art. 610 (comma 5) e art. 611 c.p.p. (commi 1‑bis e seguenti)
Norme procedurali sul rito e sulla trattazione in camera di consiglio senza presenza delle parti per mancata richiesta di trattazione orale; citate per spiegare modalità di svolgimento dell'udienza di cassazione.
Norma che regola la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata dalla Corte per condannare la ricorrente al pagamento delle spese.
Massime di principio
- La distinzione tra furto con strappo (art. 624‑bis) e rapina (art. 628) dipende dalla direzione della violenza: se la violenza è diretta alla persona e funzionale alla sottrazione della cosa, si configura la rapina; la mera brevità o scarsa intensità della violenza non esclude la rapina se è stata comunque diretta contro la persona e ha inciso sulla sottrazione.
- In presenza di una "doppia conforme" (medesima valutazione probatoria in primo e secondo grado) la Corte di Cassazione è molto più restia a rimettere in discussione la valutazione delle prove: il ricorso deve articolare una specifica censura di legge o di errata sussunzione, non una semplice rivalutazione degli elementi fattuali.
- Se il ricorrente vuol impugnare la qualificazione giuridica del fatto in Cassazione, deve dimostrare che la sussunzione operata dai giudici di merito è formalmente errata (errore di diritto), non semplicemente proporre una diversa interpretazione dei fatti (errore di merito).
- La mancata menzione nel capo di imputazione di fasi successive del fatto non è sempre decisiva: se la condotta determinante per l'integrazione del reato risulta comunque dagli atti (attività violenta iniziale comprovata da elementi probatori), l'assenza di un riferimento specifico a fasi ulteriori può essere irrilevante.
- Le doglianze sulla valutazione delle prove devono essere specifiche e non generiche; ricorsi che si limitano a ricostruzioni alternative del fatto sono normalmente inammissibili o rigettati in Cassazione.
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