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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22999/2024 del 07/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del decreto che ha dichiarato non luogo a provvedere su più reclami proposti dal ricorrente relativi a dinieghi di accesso a documenti amministrativi da parte della Direzione della Casa circondariale di Novara. Il Magistrato di sorveglianza aveva motivato il provvedimento richiamando l'esistenza di precedenti pronunce sul medesimo oggetto e il trasferimento del detenuto in altro istituto, ritenendo ciò idoneo a determinare carenza d'interesse. Il ricorrente deduceva la violazione di legge (art. 666, comma 2, c.p.p. e art. 35-bis Ord. pen.), lamentando omissione del contraddittorio e violazione del principio della perpetuatio iurisdictionis, sostenendo che il trasferimento non avrebbe automaticamente annullato l'interesse all'impugnazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha ritenuto insufficiente la mera indicazione dei numeri di registro dei precedenti per configurare un precedente giudicato e ha ricordato che il decreto de plano ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p. è ammissibile solo quando la richiesta sia identica a un'altra già rigettata o manifestamente priva dei presupposti di legge senza necessità di accertamenti. Ha inoltre escluso che il trasferimento determini automaticamente la carenza d'interesse: è necessaria una verifica concreta sulla persistenza dell'interesse (in particolare se i documenti richiesti siano strettamente attinenti all'istituto di Novara o abbiano rilevanza anche oltre il luogo di detenzione). Il provvedimento impugnato è stato annullato con rinvio al Magistrato di sorveglianza di Novara per nuovo giudizio, che dovrà procedere secondo le osservazioni della Corte (eventuale utilizzo dell'art. 666, comma 4, c.p.p. e adeguata motivazione/contraddittorio).

Norme richiamate

  • art. 666 cod. proc. pen., comma 2

    Consente l'emissione de plano di un decreto d'inammissibilità solo quando la richiesta sia identica, per oggetto e giustificativi, a altra già rigettata oppure manifestamente priva dei presupposti di legge senza necessità di accertamenti cognitivo-discrezionali; non è applicabile quando sono necessarie verifiche o valutazioni complesse.

  • art. 666 cod. proc. pen., comma 4

    Prevede il contraddittorio camerale e misure procedurali quando la decisione richiede approfondimenti o valutazioni che non possono essere risolte de plano; deve essere adottato quando non sia immediatamente ravvisabile l'insussistenza dell'istanza.

  • art. 35-bis Ord. pen., comma 5

    Norma richiamata nel procedimento riguardante detenuti in regime ex art. 41-bis; funge da riferimento procedurale specifico per valutazioni connesse alla posizione di detenuti in tale regime, ma non esonera dall'applicare le garanzie processuali ordinariamente previste (es.: verifica dell'interesse, motivazione, contraddittorio quando necessario).

  • art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. b)

    Consente il ricorso per cassazione per violazione di legge; nel caso è stato invocato dal ricorrente quale motivo unico per censurare la declaratoria di non luogo a provvedere.

Massime di principio

  • Il decreto d'inammissibilità de plano ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p. è ammissibile solo quando la richiesta è identica a una già rigettata o manifestamente infondata senza necessità di accertamenti: in presenza di questioni valutative occorre il procedimento con contraddittorio (art. 666, comma 4).
  • La semplice indicazione di numeri di registro di precedenti provvedimenti non vale a dimostrare la sussistenza del precedente giudicato: il giudice deve motivare adeguatamente l'identità di oggetto e degli elementi giustificativi quando invoca il bis in idem.
  • Il trasferimento del detenuto in altro istituto non comporta automaticamente la sopravvenuta carenza d'interesse all'impugnazione: è necessario valutare se i provvedimenti o i documenti richiesti abbiano attinenza esclusiva all'istituto di provenienza o rilevanza anche oltre il luogo di detenzione (principio della perpetuatio iurisdictionis / persistenza dell'interesse).
  • Quando le impugnazioni riguardano più istanze con oggetti diversificati, il Magistrato deve effettuare una verifica puntuale e distinta per ciascuna istanza; l'uso del rito sommario è ammissibile solo se l'insussistenza dei presupposti emerge ictu oculi.
  • In caso di dubbio sulla persistenza dell'interesse o sulla identità dei profili già esaminati, il giudice deve rinviare o adottare il procedimento che assicuri il contraddittorio, evitando decisioni de plano non adeguatamente motivate.

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