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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22220/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

La parte condannata ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale di Monza, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva rigettato l'istanza ex art. 671 c.p.p. diretta a ottenere il riconoscimento della continuazione tra reati già definiti con distinti giudizi di cognizione. Il ricorrente ha denunciato violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che il giudice di merito avrebbe trascurato i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità per individuare l'unicità del disegno criminoso; in particolare, ha valorizzato l'omogeneità dei reati e la contiguità temporale, oltre al proprio stato di tossicodipendenza, ritenuto fattore idoneo a spiegare la comune matrice criminosa. La Corte ha però rilevato che l'ordinanza impugnata aveva invece applicato correttamente i principi di diritto, dando conto della eterogeneità dei reati, in parte connessi al ruolo del soggetto in compagini societarie e in parte estranei a tale ruolo, della notevole distanza temporale tra le condotte e dell'assenza di una relazione documentabile tra i singoli fatti e la dedotta tossicodipendenza, documentata solo dal 2010.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il provvedimento impugnato fosse sorretto da motivazione logica e coerente, immune da illogicità manifesta, perché aveva escluso la continuazione sulla base dell'eterogeneità dei reati, della loro collocazione temporale molto ampia (dal 2007 al 2023) e dell'assenza di un collegamento documentato con lo stato di tossicodipendenza. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    comma 1, ultima proposizione

    In sede di esecuzione il giudice può valutare lo stato di tossicodipendenza come elemento potenzialmente idoneo a giustificare la programmazione unitaria, ma solo in relazione a reati collegati a tale stato e purché ricorrano le altre condizioni della continuazione.

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    La continuazione richiede una pluralità di reati riconducibili a un medesimo disegno criminoso, desunto da una programmazione almeno nelle linee essenziali già presente al momento del primo reato.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    In caso di diffusione del provvedimento devono essere omessi generalità e altri dati identificativi.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    Richiamata per giustificare la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende per i profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, esige una verifica rigorosa e approfondita della preesistenza di un programma criminoso unitario, non essendo sufficiente la mera contiguità temporale o l'omogeneità dei reati.
  • L'omogeneità delle violazioni, l'identità del bene giuridico e la vicinanza spazio-temporale costituiscono solo indici sintomatici, ma non provano da soli l'unicità del disegno criminoso.
  • Lo stato di tossicodipendenza può essere valorizzato ai fini della continuazione solo se vi è un concreto collegamento tra tale condizione e i reati per cui si chiede il vincolo, e solo se permangono le ulteriori condizioni richieste dall'art. 81, comma 2, c.p.
  • In cassazione è inammissibile il ricorso che si limiti a contrapporre una diversa lettura dei fatti senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione del provvedimento impugnato.
  • Quando il giudice di merito esclude la continuazione con motivazione logica e aderente ai criteri giurisprudenziali, il sindacato di legittimità non può essere utilizzato per ottenere una rivalutazione del materiale fattuale.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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