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Cassazione Penale, Ordinanza n. 19895/2025 del 28/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisando colpa nella proposizione di un'impugnazione evidentemente inammissibile, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha solo ridotto la pena ma ha confermato la condanna per furto aggravato. I motivi di ricorso erano: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per asserita mancanza di condizione di procedibilità, sostenendo la necessità della querela; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; 3) contestazione della recidiva ritenuta; 4) doglianza sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva; 5) censura sulla mancata dichiarazione di prescrizione del reato. La Corte rileva però che parte delle censure facevano riferimento ad un diverso procedimento, con imputato diverso, e comunque ritiene manifestamente infondate o generiche le residue doglianze.

Norme richiamate

  • art. 624, comma 3, c.p.

    Il furto aggravato perché commesso su cose esistenti in uffici pubblici è procedibile d'ufficio, sicché non è necessaria la querela.

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere dedotta in modo meramente assertivo, ma deve essere specificamente correlata alle circostanze concrete del caso.

  • art. 157 c.p.

    Richiamato per escludere la prescrizione in relazione alla disciplina applicabile al caso, tenuto conto della recidiva contestata.

  • art. 161 c.p.

    Richiamato per l'effetto sospensivo/interruttivo sul decorso della prescrizione in presenza della recidiva specifica reiterata infraquinquennale.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, comporta la condanna alle spese processuali e, se vi è colpa, al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il furto aggravato commesso su cose esistenti in uffici pubblici è procedibile d'ufficio; pertanto la doglianza sulla mancanza di querela è infondata.
  • La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. deve essere sorretta da deduzioni concrete e specifiche; una mera allegazione assertiva è inammissibile o comunque manifestamente infondata.
  • Le censure che si riferiscono a un diverso procedimento o a un diverso imputato non possono essere utilmente esaminate nel giudizio di legittimità e determinano l'inammissibilità del motivo.
  • La deduzione della prescrizione va valutata alla luce della disciplina applicabile, inclusi gli effetti della recidiva specifica reiterata infraquinquennale sul termine prescrizionale.
  • Quando il ricorso è manifestamente inammissibile, la Corte può condannare il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende per colpa nella proposizione dell'impugnazione.

Come è indicizzato

MaterieFurtoCause di non punibilitàImugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fattoRecidivaPrescrizione del reato

Testo integrale

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