Sentenza del 26/06/2020 n. 176 - Comm. Trib. Reg. per il Molise
Tributi (in generale) - Accertamento tributario - Avviso di accertamento - In genere - Delega ex art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973 - Necessaria indicazione del nominativo del delegato - Omissione - Nullità della delega e dell'atto impositivo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il contribuente aveva impugnato un avviso di intimazione relativo a IVA e IRAP per l'anno d'imposta 2008; la Commissione Tributaria Provinciale ne aveva disposto l'annullamento. L'Agenzia delle Entrate ha appellato deducendo, con un unico motivo, la violazione o falsa applicazione dell'art. 42 del d.P.R. n. 600/1973: sosteneva che il Capo Ufficio Legale fosse stato delegato alla sottoscrizione degli avvisi con atto dispositivo del Direttore dell'Ufficio n. 16/2017 e che la delega non dovesse essere allegata all'atto impositivo. La controversia riguardava quindi la validità della delega di sottoscrizione e, inoltre, la riproposizione in appello delle ulteriori censure del contribuente, non esaminate in primo grado.
La decisione
La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello dell'Agenzia e riformato la decisione di primo grado. Ha ritenuto valida la delega perché prodotta in giudizio prima dell'emissione dell'atto e recante il nominativo della delegata; ha precisato che non era necessario allegarla all'atto impositivo. Le ulteriori censure del contribuente, rimaste senza esame in primo grado, non sono state valutate nel merito: non essendosi costituito in appello, il contribuente non le ha riproposte ai sensi dell'art. 56 del d.lgs. n. 546/1992 ed è decaduto dal farlo; ne è conseguito il consolidamento dell'atto impugnato, dichiarato legittimo. Nessuna statuizione sulle spese, dato che il contribuente non si era costituito in appello.
Norme richiamate
Art. 42 del d.P.R. n. 600/1973
In tema di accertamento tributario, la delega di firma o di funzioni di cui all'art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973 deve necessariamente indicare il nominativo del delegato, pena la sua nullità, che determina, a sua volta, quella dell'atto impositivo, sicché non può consistere in un ordine di servizio in bianco, che si limiti ad indicare la sola qualifica professionale del delegato senza consentire al contribuente di verificare agevolmente la ricorrenza dei poteri in capo al sottoscrittore.
La delega di firma o di funzioni deve identificare nominativamente il delegato; una delega generica, basata soltanto sulla qualifica professionale, è nulla e comporta la nullità dell'atto impositivo. La delega non deve necessariamente essere allegata all'atto: è sufficiente che sia prodotta in giudizio.
Art. 56 del d.lgs. n. 546/1992
Sul punto infatti evidenziare che per procedere alla valutazione delle questioni ritenute assorbite o il cui esame è stato pretermesso dai giudici di prima istanza sarebbe stato necessario che l'appellato, ai sensi dell'art. 56 del Dlgs. 546/92 avesse riproposto in appello tali questioni, senza necessità di proporre appello incidentale, ma semplicemente con il richiamarle nelle sue difese di costituzione.
L'appellato vittorioso in primo grado su una questione deve riproporre in appello le ulteriori questioni assorbite o non esaminate, anche soltanto richiamandole nelle proprie difese di costituzione; non occorre un appello incidentale. In mancanza di riproposizione, le questioni non possono essere esaminate e si verifica la decadenza.
Massime di principio
- Una delega per la sottoscrizione di un atto tributario deve indicare il nominativo del delegato: la sola indicazione della funzione o della qualifica non basta. L'Amministrazione può tuttavia produrre la delega in giudizio, senza doverla necessariamente allegare all'atto impugnato.
- L'appellato che abbia ottenuto una decisione favorevole per un motivo, ma abbia ulteriori censure rimaste assorbite o non esaminate, deve riproporle nel giudizio di appello nelle proprie difese; altrimenti decade dalla possibilità di farle esaminare.
- La mancata costituzione dell'appellato può quindi avere conseguenze sostanziali sull'esito: se le questioni residue non vengono riproposte, il giudice d'appello può riformare la decisione di primo grado senza esaminarle nel merito.
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