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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8141/2023 del 23/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non inammissibile ma ha constatato che il reato si è estinto per prescrizione il 27/11/2021. Non essendovi, dagli atti, elementi tali da imporre il proscioglimento ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p. (che richiede evidenza assoluta dell'insussistenza del fatto), la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio per sopravvenuta estinzione del reato per prescrizione.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma di condanna per il reato di cui all'art. 615-ter c.p. relativa all'invio, tramite account aziendale verso account personale, di circa 194 e-mail contenenti dati di clienti di Banca Sella. I motivi dedotti lamentavano: errata applicazione dell'art. 615-ter e vizi di motivazione; uso improprio di precedenti di legittimità (contestata estensione del principio Savarese a un caso di dipendente privato invece che di pubblico ufficiale); omissione di accertamento circa l'esistenza o meno di specifiche prescrizioni del titolare che vietassero l'accesso o il trasferimento dei dati; confusione tra accesso non autorizzato e uso non autorizzato dei dati; rilevanza indebita delle finalità soggettive e di fatti successivi alle dimissioni nella valutazione dell'illiceità dell'accesso.

Norme richiamate

  • art. 615-ter cod. pen.

    art. 615-ter, primo e secondo comma, n. 1)

    Norma contestata; la Corte valuta la sua applicazione rispetto alla distinzione tra accesso/mantenimento abusivo del sistema e uso illecito dei dati; la pronuncia conclude però per l'estinzione del reato per prescrizione senza entrare definitivamente nel merito della diversa interpretazione operata dalle parti.

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. legge 18/12/2020, n. 176) e successive proroghe (art. 5-duodecies D.L. 31/10/2022, n. 162)

    art. 23, comma 8, D.L. 28/10/2020, n. 137 (conv. L. 18/12/2020, n. 176); art. 5-duodecies D.L. 31/10/2022, n. 162 (conv. L. 30/12/2022, n. 199)

    Riferimento procedurale: norma che ha consentito la richiesta di discussione orale avanzata dal difensore; citata in relazione al rito e alla discussione in udienza.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Stabilisce le condizioni in cui, in presenza di causa di estinzione del reato, il giudice può dichiarare l'assoluzione. La Corte ricorda che tale assoluzione è possibile solo quando l'insussistenza del fatto o la non imputabilità risultino in modo assolutamente incontestabile dagli atti; in mancanza, in presenza di estinzione, si annulla senza rinvio.

  • Sez. U, Casani (n. 4694 del 27/10/2011, dep. 2012)

    Sez. U, n. 4694 del 27/10/2011, Casani, Rv. 251270

    Giurisprudenza richiamata nella discussione sulla distinzione tra accesso non autorizzato e uso illecito dei dati; enfatizza i concetti di "estraneità funzionale" e di "attività ontologicamente diverse" per delimitare l'ambito applicativo dell'art. 615-ter.

  • Sez. U, Savarese (n. 41210 del 18/05/2017)

    Sez. U, n. 41210 del 18/05/2017, Savarese, Rv. 271061

    Decisione più focalizzata su condotte poste in essere da soggetti con funzioni pubbliche; la difesa ha censurato l'uso di questo precedente per un caso di dipendente privato, rilevando differenze rilevanti nello status dell'agente.

  • Sez. U, Tettamanti (n. 35490 del 28/05/2009)

    Sez. U., n. 35490 del 28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244274

    Precisa il criterio sul limite dell'art. 129 c.p.p.: l'assoluzione in presenza di causa di estinzione è possibile solo se l'insussistenza del fatto è perentoriamente desumibile dagli atti (percezione ictu oculi), altrimenti non è possibile disporre proscioglimento e si deve procedere ad annettere la causa estintiva.

Massime di principio

  • Quando sopravviene la prescrizione, la Corte di Cassazione può annullare la sentenza impugnata senza rinvio per estinzione del reato; l'assoluzione per prescrizione è eccezionale e richiede prova evidente e incontestabile dell'insussistenza del reato ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p.
  • Nei reati di accesso abusivo a sistemi informatici (art. 615-ter), è essenziale distinguere tra accesso/mantenimento non autorizzato del sistema e successivo uso illecito dei dati: la configurabilità del reato dipende principalmente dall'accertamento dell'assenza di autorizzazione o della violazione di specifiche prescrizioni del titolare rispetto all'uso del sistema.
  • Le finalità soggettive o l'uso successivo dei dati non sostituiscono la necessità di dimostrare l'effettiva violazione delle prescrizioni di accesso: l'illecito di accesso si fonda sulla mancanza di autorizzazione/violazione delle regole di accesso, non sulle finalità perseguite, salvo che la condotta si configuri come effettivo accesso diverso e non consentito.
  • In difesa, è utile documentare l'eventuale autorizzazione ad accedere o l'assenza di direttive specifiche che vietino in modo concreto il comportamento contestato; contestare la qualificazione giurisprudenziale utilizzata dalla Corte in relazione allo status soggettivo (es. pubblico ufficiale vs dipendente privato).
  • Quando esistono precedenti di legittimità contrastanti (es. Casani vs Savarese), il giudice deve valutare attentamente quale linea sia applicabile alla fattispecie concreta, considerando lo status dell'agente e la natura delle registrazioni/operazioni contestate.

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