Cassazione Penale, Sentenza n. 32045/2025 del 26/09/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La Coco impugnava l'ordinanza che aveva respinto la sua opposizione alla confisca per equivalente di un immobile (Milano, via Pellini n.3) formalmente intestato a lei ma ritenuto dal Tribunale nella "disponibilità" del suo ex coniuge Anastasi. Il Tribunale aveva ritenuto che l'intestazione fosse simulata o artificiosa e che, nonostante la trascrizione e il comodato al figlio, l'immobile ricadesse nella sfera economica e nella signoria di fatto dell'Anastasi (che vi abitava e ne sosteneva i costi), quindi confiscabile ai sensi dell'art. 12-bis dlgs 74/2000; la Coco sosteneva invece di essere terza estranea al reato e titolare di un diritto dominicale autonomo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando la causa al Tribunale di Milano in diversa composizione per nuovo giudizio. La Cassazione ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato in modo insufficiente e equivoco la nozione di "disponibilità" rilevante per la confisca per equivalente, avendo dato valore decisivo al fatto che Anastasi abitasse l'immobile e ne sostenesse i costi senza dimostrare che ciò corrispondesse a una signoria di fatto piena e libera sul bene (anche osservando che l'onerosità del godimento è, se confermata, indice contrario alla disponibilità piena). La Corte ha inoltre rilevato che il Tribunale non ha considerato adeguatamente gli elementi che indicano la genuinità della intestazione alla Coco (es. rinunce a vantaggio della stessa nel regolamento patrimoniale), imponendo così un nuovo esame.
Norme richiamate
art. 12-bis, comma 1, dlgs n. 74/2000
sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto od il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato
La Corte interpreta la confisca per equivalente richiedendo che i beni siano nella "disponibilità" del condannato: tale disponibilità va valutata in termini di signoria di fatto (possesso/controllo) e non si identifica automaticamente con la titolarità formale, ma il giudice deve motivare chiaramente come tale disponibilità sia esercitata.
Richiamato per indicare che la condanna di Anastasi è frutto di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento), dalla quale è derivata la misura ablativa prevista dall'art. 12-bis.
art. 322-ter cod. pen. (richiamato dalla giurisprudenza citata)
La giurisprudenza richiamata segnala che beni detenuti in forza di rapporti come il leasing appartengono a terzi e non sono suscettibili di confisca per equivalente; la Corte usa tali principi per distinguere casi di effettiva mancanza di disponibilità.
Massime di principio
- La "disponibilità" ai fini della confisca per equivalente si valuta sulla base del controllo di fatto (possesso/signoria) del bene da parte del condannato, non sulla sola titolarità formale.
- La semplice trascrizione o intestazione del bene a un terzo non esclude automaticamente la confisca se il condannato mantiene, di fatto, il potere di disporne; tuttavia, elementi che dimostrino un godimento oneroso (es. pagamento delle spese) possono indicare l'assenza di disponibilità piena.
- Accordi negoziali onerosi in sede di separazione/divorzio (rinunce, assegnazioni che impongono oneri al beneficiario) rafforzano la presunzione di genuinità della titolarità del terzo e richiedono al giudice adeguata motivazione se intende ritenere la traslazione simulata.
- Il giudice dell'esecuzione deve dettagliare e confrontare atti, comportamenti e prove (trascrizioni, pagamenti effettivi, modalità di possesso, atti negoziali) prima di ritenere che la disponibilità del bene sia riconducibile al condannato.
- In caso di motivazione lacunosa o equivoca sulla sussistenza della disponibilità, la Corte di Cassazione può annullare e rinviare la decisione per un nuovo esame.
- Trasferimenti a terzi di buona fede e materialmente efficaci possono impedire la confisca; spetta al giudice verificare l'effettiva efficacia e la buona fede del terzo.
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