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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42694/2023 del 19/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto circa la competenza a decidere sulla richiesta di giudizio immediato avanzata dal Pubblico Ministero nei confronti di Angelo Esposito per il reato di cui all'art. 73, comma 5, DPR n. 309/1990, alla luce dell'art. 558-bis cod. proc. pen. (introdotto dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150) che ha esteso il giudizio immediato ai reati a citazione diretta. Il Tribunale monocratico sosteneva la propria competenza all'emissione del decreto di giudizio immediato; il GIP aveva invece trasmesso la richiesta ritenendo che la competenza restasse al giudice delle indagini preliminari.

La decisione

La Corte ha dichiarato che la competenza funzionale appartiene al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli e ha disposto la trasmissione degli atti al GIP. La decisione si fonda su elementi testuali, sistematici e funzionali: il rito di giudizio immediato per i reati a citazione diretta è estensione del rito "ordinario" e non un nuovo rito; il decreto di giudizio immediato ha natura endoprocessuale e si colloca nella fase delle indagini preliminari, di cui il GIP è organo naturale; l'assenza di norma espressa che assegni la competenza ad altro giudice e le esigenze di coerenza procedurale e celerità rafforzano tale conclusione.

Norme richiamate

  • art. 558-bis cod. proc. pen.

    "si osservano le disposizioni del titolo IV del libro sesto, in quanto compatibili"

    La Corte ha interpretato il rinvio come conferma che il giudizio immediato per i reati a citazione diretta è un'estensione del rito ordinario; l'assenza di una norma che assegni espressamente la competenza a un giudice diverso implica che resti al GIP la decisione sulla richiesta di immediato.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Ha introdotto l'art. 558-bis estendendo il giudizio immediato ai reati a citazione diretta con finalità di accelerazione del procedimento (riforma "Cartabia"). La Corte ha preso in considerazione la ratio riformatrice per interpretare la collocazione della competenza.

  • art. 73, comma 5, DPR n. 309/1990

    Indica il reato contestato nel caso concreto (tipologia per la quale è prevista la citazione diretta); la qualificazione del reato come "a citazione diretta" è rilevante per l'applicazione dell'art. 558-bis.

  • artt. 453 e seguenti cod. proc. pen.

    Disciplinano il giudizio immediato "ordinario" cui l'art. 558-bis rinvia; la Corte ha ritenuto che le disposizioni del rito ordinario si applichino, se compatibili, anche ai casi estesi.

  • art. 554-bis cod. proc. pen.

    Disciplina l'udienza predibattimentale per i reati a citazione diretta; la Corte ha osservato che tale udienza presuppone l'esistenza del decreto di citazione e quindi non può sostituirsi al GIP nella decisione sull'ammissione del giudizio immediato.

  • art. 553 cod. proc. pen.

    Stabilisce la procedura di trasmissione del fascicolo al giudice dell'udienza predibattimentale dopo l'emissione del decreto; la Corte l'ha richiamata per sottolineare la sequenza procedurale e la collocazione temporale della competenza.

  • art. 459 cod. proc. pen.

    Attribuisce al GIP la competenza a decidere sul decreto penale di condanna e manifesta la compatibilità del ruolo del GIP con provvedimenti adottabili anche per reati a citazione diretta.

  • art. 447 cod. proc. pen.

    Prevede che il GIP decida sulle proposte di patteggiamento avanzate nel corso delle indagini preliminari, confermando la sua funzione decisionale nella fase preliminare anche per riti alternativi.

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Rilevante per i termini procedurali (es. 90 giorni) richiamati nella disciplina del giudizio immediato; la Corte ha considerato i termini come parte dei presupposti procedurali verificabili dal GIP.

  • art. 557 cod. proc. pen.

    Norma collocata tra i procedimenti speciali e richiamata nella discussione sulla disciplina del procedimento per decreto; la Corte ha evidenziato che il richiamo a norme dei procedimenti speciali non sposta la competenza dal GIP.

Massime di principio

  • La richiesta di giudizio immediato presentata dal pubblico ministero costituisce un atto tipico della fase delle indagini preliminari: in assenza di norma espressa che disponga il contrario, la competenza a decidere spetta al GIP.
  • Il decreto di giudizio immediato ha natura endoprocessuale e segna il passaggio alla fase dibattimentale; pertanto la decisione rimane ancorata alla fase delle indagini preliminari e al relativo giudice naturale (GIP).
  • Se la norma estensiva rinvia alle disposizioni del rito «ordinario» senza specificare il giudice competente, va interpretato che il legislatore non ha voluto creare un nuovo rito con diversa attribuzione di competenza.
  • Non è coerente attribuire la competenza al giudice dell'udienza predibattimentale o al giudice del dibattimento quando ciò comporterebbe una regressione procedurale o uno stallo organizzativo; la soluzione coerente e sistematica è mantenere la valutazione nella fase preliminare.
  • In caso di contrasto tra giudici o rifiuto di entrambi a provvedere, è possibile sollevare il conflitto di competenza alla Corte regolatrice; nelle controversie analoghe, controllare testualmente l'articolazione normativa e la finalità di celerità della riforma.
  • Verificare sempre i presupposti formali per la richiesta di immediato (termini, evidenza della prova, eventuale interrogatorio) perché la valutazione di tali elementi spetta al giudice della fase preliminare.

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