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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27566/2023 del 26/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputato era stato condannato per il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) per aver creato e utilizzato un profilo Facebook intestato ad "Andrea Martino" per chattare con Roberta Gazineo. In Cassazione ha dedotto principalmente: 1) prescrizione del reato, sostenendo che la data corretta del fatto è 1.3.2012 (anziché 1.3.2013) e che, con le sospensioni correttamente computate, il termine prescrizionale si era già estinto prima della sentenza d'appello; 2) errori nel calcolo e nell'applicazione delle sospensioni della prescrizione da parte della Corte d'appello (compresa contestazione del computo dei rinvii per astensione dei difensori); 3) violazione del divieto di reformatio in peius; 4) eccezione di inesistenza dell'offensività ai sensi dell'art. 49 c.p. (ipotesi di reato "impossibile" o inoffensivo).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso fondato limitatamente agli effetti penali: la condanna penale è stata annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione (il calcolo corretto, con la data di consumazione fissata al 1.3.2012 e le sospensioni ammesse, porta alla scadenza dei termini prima della sentenza d'appello). Il ricorso è stato però rigettato agli effetti civili: le statuizioni di condanna al risarcimento del danno e le spese restano definitive e devono essere valutate con il criterio civilistico "più probabile che non" ai sensi dell'art. 578 c.p.p.; la Corte ha altresì ritenuto infondata l'eccezione di inesistenza dell'offensività ai sensi dell'art. 49 c.p., confermando che la creazione e l'uso del profilo social erano idonei ad ingannare la persona offesa (una testimone) e a costituire sostituzione di persona. Di conseguenza annullamento senza rinvio per prescrizione agli effetti penali; conferma e definitività delle pronunce civili.

Norme richiamate

  • art. 494 cod. pen.

    La Corte conferma che il delitto di sostituzione di persona comprende la creazione e l'uso di profili social o account internet con i dati o l'immagine di altra persona al fine di farle ricadere l'attribuzione delle attività on line; la fattispecie si applica anche a condotte consistenti nella falsificazione di un profilo Facebook.

  • art. 49 cod. pen.

    L'articolo esclude la punibilità quando l'azione è inidonea a produrre l'evento per impossibilità materiale dell'offesa. La Corte ha ritenuto infondata l'eccezione difensiva: la condotta era offensiva e idonea ad ingannare una terza persona, dunque non si configura reato "impossibile".

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa in relazione al divieto di reformatio in peius e al diverso calcolo delle sospensioni; la Corte ha esaminato i calcoli e ha ritenuto infondati i rilievi difensivi relativi a peggioramenti o computi errati quando non giustificati dagli atti.

  • art. 578 cod. proc. pen.

    Stabilisce che, anche quando il reato è dichiarato estinto per prescrizione, il giudice deve decidere sugli interessi civili; la Corte ha applicato questo principio e ha confermato le statuizioni civili sulla base del criterio civilistico di probabilità.

  • art. 157 cod. pen.

    Usato per determinare la durata massima del termine prescrizionale applicabile al caso; la Corte ha calcolato il termine massimo in base a questo articolo e alle sospensioni legittime.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato per il principio che la declaratoria di prescrizione non può essere usata per confermare genericamente un risarcimento senza prova dell'innocenza; tuttavia, la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi per la responsabilità civile secondo il canone civilistico.

  • art. 6 § 2 CEDU

    La Corte EDU è richiamata per confermare che l'uso di nozioni penalistiche nel giudizio civile non viola la presunzione di innocenza quando la pronuncia penale riguarda la prescrizione; ciò legittima l'accertamento degli elementi ai fini civili anche dopo estinzione del reato.

Massime di principio

  • La creazione o l'uso di profili social intestati ad altri può integrare il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) se è idonea ad indurre in errore terzi.
  • L'eccezione di "reato impossibile" ai sensi dell'art. 49 c.p. richiede l'assenza assoluta di offensività o di qualsiasi possibilità che l'azione produca l'evento: la semplice "grossolanità" dell'azione non esclude automaticamente la punibilità se vi è stata un'effettiva induzione in errore.
  • In caso di conflitto tra date o correzioni di imputazione, il calcolo della prescrizione deve tener conto della data effettiva del fatto come risultante dagli atti e dalle correzioni validate in primo grado; un anno di differenza può essere determinante per l'estinzione della pretensione penale.
  • Nella determinazione delle sospensioni del termine prescrizionale vanno computati solo i periodi giustificati e documentati (es. astensione dei difensori quando il rinvio è realmente collegato a tale causa); rinvii ingiustificati o atti che non interrompono il processo non sospendono la prescrizione.
  • Se il reato si estingue per prescrizione, il giudice penale è comunque tenuto a decidere sulle domande civili (art. 578 c.p.p.) applicando il criterio probatorio civilistico ("più probabile che non"). Ciò significa che la pronuncia di estinzione non impedisce il riconoscimento di responsabilità civile quando gli elementi di prova lo giustificano.
  • Gli accertamenti di fatto e la motivazione sulle questioni di offensività e inganno (anche nell'ambito dei rapporti online) sono decisivi: dichiarazioni della persona offesa o di testimoni che attestano di essere stati indotti in errore sono sufficienti a escludere l'impossibilità del reato.

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