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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14251/2023 del 04/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto di confisca di un terreno sito in via Archi Mercatello (fg. 20, p. 435) disposto dal Tribunale di Reggio Calabria ai sensi dell'art. 4, comma 1, lett. b) d.lgs. n. 159/2011 per pericolosità sociale a causa di indizi di concorso in estorsione con metodo mafioso. In cassazione i ricorrenti censurano: (1) la sopravvalutazione delle dichiarazioni dei testi Aloi e Ficara e la sottovalutazione dei documenti (compreso un giudizio civile per usucapione e un accordo transattivo), sostenendo che non sussisteva il presupposto criminoso e che il loro ruolo si riduceva alla stipula di una transazione in buona fede; (2) violazioni di garanzie costituzionali e processuali (art. 11 comma 6 Cost., art. 125 comma 3 c.p.p., art. 7 comma 1 d.lgs. 159/2011), lamentando che la Corte d'appello ha meramente reiterato le argomentazioni del primo giudice senza adeguata considerazione delle difese, specialmente dei terzi interessati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le censure sollevate siano, in gran parte, questioni di merito e di fatto non deducibili in sede di legittimità; ha richiamato il principio che il ricorso in materia di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge, comprensiva della motivazione inesistente o meramente apparente. Il Collegio ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello adeguata: è stata confermata la valutazione della pericolosità dei proposti sulla base delle dichiarazioni di Aloi e Ficara e del riscontro documentale; è stato riconosciuto che la persistenza di una situazione intimidatoria riconducibile al clan Condello aveva costretto Aloi e il figlio a tollerare l'occupazione e ad alienare a prezzo svantaggioso a Ficara; i ricorrenti, pur intervenendo nella fase finale attraverso la transazione, hanno concorso all'estorsione aggravata dal metodo mafioso formalizzando l'acquisto. Quanto ai terzi interessati (Domenico, Francesca e Santa), la Corte ha ritenuto che l'acquisto pro quota fosse viziato dalla violenza che aveva impedito l'acquisizione pacifica del possesso, legittimando l'ablazione. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159/2011 (Codice antimafia)

    art. 4, comma 1, lett. b); artt. 28 e 29; art. 10, comma 2

    L'art. 4 (lett. b) consente l'adozione di misure ablative per soggetti pericolosi per ragioni connesse a reati compiuti con metodo mafioso; il giudice di prevenzione ha autonomia di ricostruzione e può basare il provvedimento su elementi di fatto autonomi rispetto al processo penale. L'art. 10 comma 2 impone motivazione del provvedimento d'appello; gli artt. 28-29 sottolineano l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto al penale.

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423

    Richiamata quale norma fondante la materia delle misure di prevenzione; limita il ricorso in materia al vizio di legge, includendo tra questi la motivazione inesistente o meramente apparente.

  • legge 31 maggio 1965, n. 575

    art. 3-ter, secondo comma

    Richiamo formale alle disposizioni storiche sulla prevenzione; conferma il regime speciale di impugnazione per i provvedimenti di prevenzione.

  • codice di procedura penale

    art. 606, comma 1, lett. b); art. 125, comma 3

    Art. 606 indica i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge tra essi); art. 125 c.p.p. riguarda l'appello e la necessità di motivazione, richiamato in relazione alle critiche sulla ripresa delle argomentazioni del primo giudice.

  • Costituzione della Repubblica Italiana

    Citata dai ricorrenti in tema di garanzie e principi costituzionali invocati contro la decisione, ma non ritenuta violata dalla Corte di cassazione.

  • d.lgs. n. 159/2011

    Richiamato dai ricorrenti in relazione ai profili procedurali e di tutela, ma la Corte l'ha ritenuto invocato genericamente; comunque la norma disciplina principi generali di tutela e limiti nelle misure di prevenzione.

Massime di principio

  • In materia di misure di prevenzione antimafia la Corte di cassazione è limitata a censurare vizi di diritto: critiche sulla valutazione delle prove sono, di regola, inammissibili se si limitano a rinnovare questioni di fatto.
  • Il giudice della prevenzione può autonomamente ricostruire i fatti e non è vincolato all'esistenza o all'esito di un processo penale; pertanto decisioni che valorizzano elementi extrapenali (dichiarazioni, documenti, contesto famiglie-clan) sono ammissibili se adeguatamente motivate.
  • Perché una censura sulla motivazione sia ammissibile in cassazione è necessario dimostrare che il provvedimento ha omesso di confrontarsi con un elemento potenzialmente decisivo o che la motivazione sia inesistente o meramente apparente.
  • La mera parentela con soggetti di criminalità organizzata può essere valutata, nel contesto fattuale, come fonte di 'intimidazione silente' se sussistono elementi che collegano tale condizione a un'effettiva compressione della volontà delle vittime.
  • Trasferimenti di proprietà formalmente regolari (compravendite, transazioni, usucapioni) possono essere dichiarati invalidi o soggetti ad ablazione se risultano direttamente collegati a condotte estorsive o al metodo mafioso che hanno impedito un libero e pacifico acquisto del diritto.
  • In impugnazioni nei procedimenti di prevenzione è strategico concentrare il ricorso in Cassazione su specifici profili di illegittimità giuridica o di carenza di motivazione, evitando la riproposizione in termini generici di contestazioni di merito sui fatti o sulla credibilità dei testi.

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