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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14105/2023 del 04/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 16/11/2021. Restelli Plinio deduceva violazione di legge e vizio di motivazione circa la misura della riduzione di pena per l'attenuante ex art. 74, comma 7, d.P.R. n. 309/1990 e per la scelta del rito abbreviato; Ciano Gabriele e Terracciano Raffaele contestavano la violazione dell'art. 129 c.p. in relazione a una sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p.; Cataldo Donato censurava l'affermazione di responsabilità penale ai sensi degli artt. 110 c.p. e 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990. In sintesi: questioni di calcolo della pena (Restelli), limiti di impugnabilità dell'accordo sul rito abbreviato (Ciano, Terracciano) e censura di fatto sulla valutazione probatoria (Cataldo).

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso di Restelli Plinio soltanto per un errore di calcolo del trattamento sanzionatorio, emendando il calcolo della pena e annullando senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Restelli limitatamente al trattamento sanzionatorio, rideterminandolo in complessivi anni 3, mesi 9 e giorni 10 di reclusione. I ricorsi di Ciano Gabriele e Terracciano Raffaele sono stati dichiarati inammissibili perché l'accordo pattizio nel rito abbreviato comporta rinuncia a dedurre in Cassazione doglianze diverse dai punti concordati, salvo alcune eccezioni non ricorrenti nel caso di specie. Il ricorso di Cataldo Donato è stato dichiarato inammissibile perché formulato in termini fattuali (rivalutazione del materiale probatorio) e generico. Per l'inammissibilità, i tre ricorrenti (Ciano, Terracciano, Cataldo) sono condannati alle spese e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende; non è stata disposta revisione della responsabilità penale di Cataldo.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 7

    Riconosciuta come circostanza attenuante che comporta la riduzione della pena (nella vicenda calcolata come riduzione della metà sulla pena base); la Corte ha applicato tale riduzione nel ricalcolo del trattamento sanzionatorio di Restelli.

  • codice di procedura penale, art. 599-bis

    Disciplina il giudizio abbreviato con patteggiamento dei punti concordati; l'accordo delle parti nel procedimento ex art. 599-bis comporta limiti all'impugnabilità in Cassazione delle doglianze relative ai punti concordati.

  • codice penale, art. 129

    Richiamato dai ricorrenti in relazione ai limiti di impugnabilità: la Corte ha ritenuto le doglianze inammissibili in quanto l'accordo nel rito abbreviato implica rinuncia a dedurre successive doglianze, salvo le eccezioni riconosciute dalla giurisprudenza.

  • codice penale, art. 110

    Riferito nella censura di Cataldo (concorso di persone nel reato); la Corte ha ritenuto la relativa doglianza come valutazione fattuale e quindi inammissibile in cassazione.

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    Norma relativa ad aspetti del delitto contestato (soggettività della responsabilità/elementi tipici): la censura contestava l'affermazione di responsabilità sulla base di tale norma, ma è stata considerata una rivalutazione probatoria inammissibile.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Applicata per statuire la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria per i ricorsi inammissibili, dopo aver escluso l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (richiamata anche la Corte Cost. n. 186/2000).

  • Giurisprudenza costituzionale e di legittimità (citata)

    Sez. 6, n. 41254 del 04/07/2019; Sez. 1, n. 944 del 23/10/2019 (dep. 2020)

    Richiamate per l'affermazione di principio secondo cui l'accordo nel rito abbreviato limita l'impugnabilità in Cassazione salvo alcune eccezioni (pena illegale; vizi di formazione della volontà della parte; mancanza del consenso del P.M.; contenuto difforme della pronuncia).

Massime di principio

  • In caso di errore materiale o di calcolo della pena, la Corte di legittimità può correggere il computo e annullare senza rinvio la parte della sentenza relativa al trattamento sanzionatorio.
  • L'accordo raggiunto nel procedimento abbreviato ex art. 599-bis c.p.p. comporta, come regola generale, la rinuncia da parte degli aderenti a sollevare in Cassazione doglianze diverse dai punti concordati; sono ammesse impugnazioni solo nelle eccezioni ben delineate dalla giurisprudenza (es. pena illegale, vizio nella formazione del consenso, mancato consenso del P.M., difformità della pronuncia).
  • I motivi che chiedono una rivalutazione del materiale probatorio o una diversa lettura dei fatti sono, di norma, inammissibili in Cassazione se non sono sviluppati come questioni di diritto specifiche e conformi ai requisiti di motivazione.
  • Le riduzioni e gli aumenti della pena (attenuanti, generiche, continuazione) devono essere applicati con attenzione all'ordine e alla correttezza del calcolo: errori aritmetici o di principio nel computo possono portare alla riforma parziale del trattamento sanzionatorio.
  • Se un ricorso è dichiarato inammissibile per motivi riconducibili ad una rinuncia pattizia o per carenze formali/sostanziali, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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