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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41545/2023 del 12/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era stata condannata dal Giudice di pace di Pistoia a 5.000 euro di ammenda per il reato di soggiorno illegale ai sensi dell'art. 10-bis d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, in quanto il Questore aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari (notificato il 7 maggio 2019). Il diniego era però stato impugnato e, successivamente, il Tribunale civile di Bologna ha accolto l'impugnazione riconoscendo il diritto al rilascio del permesso. In cassazione la ricorrente ha lamentato omissione o motivazione apparente per non aver valutato la legittima permanenza sul territorio (art. 606, comma 1, lett. c) c.p.p.) e la mancata applicazione dell'art. 34 d.lgs. n. 274/2000; il Procuratore generale ha chiesto l'annullamento con rinvio.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo (omessa/motivazione apparente), rilevando che il giudice di merito non aveva adeguatamente valutato che il diniego del rinnovo era stato impugnato e che la successiva decisione favorevole al rilascio del permesso incide sulla sussistenza del reato di soggiorno illegale. La Corte ha richiamato il principio secondo cui il rilascio, nelle more del giudizio, del permesso per motivi familiari rileva ai fini della declaratoria di non luogo a procedere ai sensi dell'art. 10-bis, comma 6, d.lgs. 286/1998. Il secondo motivo (richiesta di improcedibilità ex art. 34 d.lgs. 274/2000) è stato dichiarato inammissibile perché tale richiesta non risultava formulata in sede di giudizio di primo grado. Conseguentemente la Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Giudice di pace di Pistoia, adito a giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza annullata.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 10-bis

    La Corte interpreta che il rilascio del permesso di soggiorno nelle more del giudizio incide sulla sussistenza del reato di soggiorno illegale e può determinare la pronuncia di non luogo a procedere ai sensi dell'art. 10-bis, comma 6

  • cod. proc. pen., art. 606, comma 1, lett. b) e c)

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione); usate dalla ricorrente per censurare la decisione del giudice di merito

  • d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, art. 34

    Norma richiamata dalla ricorrente per chiedere la declaratoria di improcedibilità; la Corte ha rilevato che tale domanda non era stata formulata in sede di primo grado e quindi è risultata inammissibile

Massime di principio

  • La permanenza sul territorio nazionale non può essere automaticamente considerata illegittima se il provvedimento amministrativo (diniego del permesso) è oggetto di impugnazione; l'esistenza di un ricorso pendente può incidere sulla configurabilità del reato di soggiorno illegale.
  • Se, durante il procedimento penale, viene rilasciato o viene riconosciuto il diritto al rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, tale evento rileva ai fini dell'applicazione dell'art. 10-bis d.lgs. 286/1998 e può condurre alla declaratoria di non luogo a procedere o all'annullamento della condanna.
  • Le questioni afferenti all'improcedibilità invocata ai sensi di norme speciali (es. art. 34 d.lgs. n. 274/2000) devono essere esplicitamente dedotte e trattate in primo grado; la mancata formulazione della relativa richiesta in primo grado può rendere la questione inammissibile in cassazione.
  • In ipotesi di reati legati allo status amministrativo (permessi di soggiorno), il difensore deve acquisire e depositare tempestivamente i provvedimenti amministrativi e le decisioni civili/giurisdizionali favorevoli per consentire al giudice penale di valutare correttamente la legittimità della permanenza.
  • La Corte di cassazione può annullare con rinvio la sentenza di primo grado quando il giudice non ha adeguatamente motivato sulla rilevanza di atti amministrativi o giudiziari che incidono sulla sussistenza del fatto-reato.

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