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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18142/2025 del 14/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza dell'11/01/2024 della Corte d'appello di Bari che confermava la condanna a 8 anni di reclusione pronunciata il 16/02/2023 dal GUP a seguito di giudizio abbreviato per il reato contestato ex art. 73, comma 1, e art. 80, comma 2, d.P.R. n. 309/1990 (detenzione ai fini di spaccio di 7,491 kg di cocaina). Due motivi principali: (1) eccessiva severità del trattamento sanzionatorio; (2) vizio di motivazione e violazione di legge per il diniego delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per manifestata infondatezza. La Corte ha ritenuto adeguata e incensurabile la motivazione della Corte d'appello, che ha valorizzato la gravità del fatto (quantità quasi 8 kg e elevata qualità della cocaina), la condotta del ricorrente (tentativo di fuga) e l'applicazione minima dell'aggravante di cui all'art. 80, comma 2, DPR 309/1990; ha altresì considerato che l'incensuratezza è già stata tenuta conto nella misura della pena, ridotta rispetto alla media edittale. Quanto alle attenuanti generiche, il diniego è stato ritenuto legittimo per mancanza di elementi di segno positivo (anche alla luce della modificazione dell'art. 62-bis), e la Corte di merito non è stata censurabile in sede di legittimità. Si è altresì evitata la duplicazione di sanzioni già precedentemente irrogate con ordinanza Sez. 7, n. 41352/2024; pertanto, al rigetto del ricorso non è seguita condanna alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1

    Norma che punisce la detenzione, produzione, traffico e commercio di sostanze stupefacenti; applicata per l'addebito di detenzione di 7,491 kg di cocaina ai fini di cessione.

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 80, comma 2

    Disposizione che prevede l'aggravante specifica per reati in materia di stupefacenti; la Corte ha riconosciuto l'aggravante nella sua estensione minima al fine della determinazione della pena.

  • codice penale, art. 133

    Criteri di individualizzazione della pena: la Corte ha ritenuto sufficiente l'indicazione degli elementi ritenuti prevalenti (quantità, qualità della sostanza, condotta) senza una analitica trattazione di tutti gli elementi, conformemente alla giurisprudenza citata.

  • art. 62-bis c.p. (natura e modifica)

    modificato dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92 conv. con L. 24 luglio 2008, n. 125

    La modifica ha inciso sui requisiti per il riconoscimento delle attenuanti generiche: dopo la riforma, la sola incensuratezza non è più di per sé sufficiente per ottenere la diminuente; occorrono elementi positivi concreti che giustifichino la riduzione.

Massime di principio

  • In caso di detenzione di ingenti quantitativi e di elevata qualità di stupefacente (es. quasi 8 kg di cocaina) la gravità del fatto giustifica pene severe e può giustificare il rigetto delle attenuanti generiche.
  • Il giudice di merito, quando non si discosta sensibilmente dai minimi edittali, è tenuto a indicare gli elementi ritenuti decisivi ex art. 133 c.p.; non è obbligato a una analisi puntuale di tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se mancano fatti concreti e positivi che ne giustifichino il riconoscimento; la sola incensuratezza non basta dopo la modifica normativa del 2008.
  • La valutazione sulla misura della pena e sul riconoscimento delle attenuanti è un giudizio di merito difficilmente sindacabile in cassazione, salvo motivazione manifestamente illogica, contraddittoria o travisamento degli atti.
  • Quando esistono ricorsi multipli avverso la stessa decisione, la Corte evita duplicazioni di sanzioni già irrogate; l'ammissibilità e le conseguenze economiche (Cassa delle ammende) possono variare per evitare duplicazione ingiusta.

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