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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18131/2025 del 14/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Milano del 27/03/2024. Di Lucia ha articolato sei motivi: incompetenza territoriale (sosteneva che il luogo di perfezionamento del reato fosse il sito di destinazione dei rifiuti e non la sede della Winsystem), eccezione di ammissibilità della costituzione di parte civile (Alzoovet), insufficienza probatoria e deficit nell'elemento soggettivo in relazione all'art. 452‑quaterdecies (ruolo marginale, partecipazione a pochi trasporti senza dolo specifico), vizio e insufficiente motivazione nella determinazione della pena (artt. 132 e 133 c.p.), illegittima subordinazione della sospensione condizionale alla riparazione del danno (importo rilevante e non pertinente alla capacità reddituale), e censura della confisca di un autocarro appartenente a terzi. Sanfilippo ha dedotto un unico motivo, denunciando l'errata applicazione dell'art. 452‑quaterdecies per mancata prova di organizzazione stabile, buona fede e assenza del dolo specifico.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato infondato il ricorso di Di Lucia e inammissibile quello di Sanfilippo. Motivazioni principali: il reato di "attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti" è un reato abituale che si perfeziona dove è riconoscibile l'insieme organizzativo delle condotte; pertanto la competenza territoriale è correttamente fissata nella sede della Winsystem (Cornaredo/Milano) quale centro organizzativo, non nei singoli luoghi di scarico. La natura unitaria e abituale del reato implica che i partecipanti, anche se non intervenuti in tutte le singole condotte materiali, possono essere concorrenti e rispondere solidalmente delle conseguenze dannose; ne consegue l'ammissibilità della costituzione di Alzoovet e la conferma della responsabilità di Di Lucia, atteso il ruolo di coordinamento degli autisti, la collaborazione con Sanfilippo e gli elementi probatori (falsificazione documenti di trasporto, direzioni impartite, reiterazione dei trasporti). Le doglianze sulla quantificazione della pena e sulla subordinazione della sospensione condizionale al risarcimento sono state ritenute valutazioni di merito adeguatamente motivate e, perciò, non sindacabili in sede di legittimità. Il motivo relativo alla confisca è stato dichiarato privo di interesse per carenza di interesse del ricorrente (bene appartenente a terzi). Il ricorso di Sanfilippo è stato dichiarato inammissibile per genericità e per essersi limitato a una rivalutazione delle prove senza affrontare criticamente la motivazione dei giudici di merito; i giudici di merito avevano adeguatamente dimostrato l'ingente quantità di rifiuti, l'assenza di autorizzazioni efficaci e la consapevolezza/partecipazione di Sanfilippo. Conseguenze pratiche: rigetto/inammissibilità dei ricorsi; condanna alle spese processuali e rifusione delle spese delle parti civili; per Sanfilippo anche il pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende; liquidazione delle spese come da dispositivo.

Norme richiamate

  • art. 452‑quaterdecies cod. pen.

    Riconosciuto come norma che disciplina il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; la Corte lo interpreta quale fattispecie di reato abituale e unitario la cui consumazione si perfeziona con la cessazione dell'attività organizzata e nel luogo dove l'attività diventa complessivamente riconoscibile (centro organizzativo).

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in combinazione con le fattispecie contestate per configurare concorso di persone nel reato.

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 256

    art. 256, primo e terzo comma

    Norme ambientali richiamate per i reati relativi allo smaltimento illecito di rifiuti; integrate nella imputazione complessiva insieme all'art. 452‑quaterdecies.

  • d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21

    Indicata come il decreto che ha ricodificato la materia e ha trasferito la disciplina del traffico illecito di rifiuti nell'art. 452‑quaterdecies c.p.

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Invocato dalla difesa per eccepire incompetenza territoriale; la Corte lo interpreta alla luce della natura abituale del reato e conferma la competenza nel luogo dell'organizzazione.

  • art. 80 cod. proc. pen.

    Rilevante in relazione all'ammissibilità della costituzione di parte civile; la Corte ha ritenuto legittima la costituzione di Alzoovet alla luce della natura unitaria del reato e della solidarietà tra concorrenti.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, primo comma (lett. b), c), e))

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; richiamata in relazione alle censure prospettate dai ricorrenti.

  • artt. 132 e 133 cod. pen.

    Norme sul trattamento della pena (determinazione e circostanze); la Corte ha ritenuto adeguatamente motivate le scelte di merito sul quantum e sulle ragioni per lo scostamento dal minimo edittale.

  • artt. 185 e 187 cod. pen.

    Riferimenti richiamati per il principio di responsabilità solidale tra concorrenti nel delitto, e per la disciplina della responsabilità comune per il danno.

  • art. 2055 cod. civ.

    Richiamato per affermare la solidarietà nella responsabilità civile tra più autori del medesimo fatto illecito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la liquidazione delle spese del procedimento in favore delle parti che hanno resistito.

  • art. 452‑quaterdecies, comma quinto (confisca)

    Invocato dal ricorrente in ordine alla confisca; la Corte ha ritenuto il motivo inammissibile per carenza di interesse del ricorrente rispetto a un bene appartenente a terzi.

Massime di principio

  • Nei reati abituali/organizzati (es. traffico illecito di rifiuti ai sensi dell'art. 452‑quaterdecies c.p.) la competenza territoriale si determina nel luogo in cui è riconoscibile l'insieme organizzativo delle condotte (centro organizzativo), non necessariamente nei luoghi fisici di esecuzione dei singoli atti materiali.
  • La natura unitaria e abituale del reato implica che i partecipanti possono essere considerati concorrenti anche se hanno posto in essere solo alcune fra le condotte materiali: è sufficiente la consapevolezza del collegamento funzionale tra la propria condotta e l'attività organizzata.
  • La costituzione di parte civile è ammissibile anche nei confronti di concorrenti che non abbiano materialmente agito su uno specifico sito di danno, quando il reato è unitario e le condotte sono saldate in un unico disegno criminoso; la responsabilità civile può essere solidale tra i concorrenti.
  • Le questioni relative alla determinazione della pena e alla valutazione della gravità della condotta sono valutazioni di merito riservate ai giudici di merito e difficilmente sindacabili in Cassazione se adeguatamente motivate e non manifestamente illogiche.
  • La subordinazione di benefici (es. sospensione condizionale della pena) alla riparazione del danno può essere legittima, quando giustificata dalla gravità e abitualità delle condotte e dalla necessità di eliminare gli effetti dannosi dell'illecito.
  • In cassazione sono inammissibili i ricorsi generici o che si limitino a una rivalutazione delle prove senza confrontarsi criticamente e specificamente con la motivazione dei giudici di merito.
  • Un appellante privo di un interesse concreto e diretto rispetto a un bene (es. confisca di un bene di proprietà di terzi) può essere dichiarato privo di interesse a proporre impugnazione su quello specifico profilo.

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