Cassazione Penale, Sentenza n. 9192/2024 del 04/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Ministero ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva riconosciuto a Carlo Grande la riparazione per ingiusta detenzione per gli arresti domiciliari disposti dal GIP di Santa Maria Capua Vetere nel periodo 15/03/2017-05/04/2017 (ordinanza annullata per difetto di gravità indiziaria e successivo decreto di archiviazione). Il motivo di ricorso denunciava la violazione dell'art. 314, comma 1, c.p.p., sostenendo il mancato assolvimento dell'onere probatorio circa la misura dell'indennizzo e contestando la valutazione del cosiddetto "strepitus fori" (clamore mediatico), ritenendolo esagerato alla luce della diffusione locale delle notizie e della carenza di prove di danno materiale o morale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto legittima la valutazione della Corte territoriale che, pur applicando il criterio aritmetico per la quantificazione dell'indennizzo, ha correttamente individuato e motivato elementi di personalizzazione (strepitus fori e pregiudizio lavorativo) sulla base di articoli di stampa locali e pubblicazioni web, della durata della detenzione (oltre venti giorni) e della documentazione prodotta. La Suprema Corte ha altresì ricordato che il sindacato di legittimità è limitato al controllo di logicità e motivazione, non alla riconsiderazione della congruità numerica, e ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 314, comma 1 e comma 2, cod. proc. pen.
Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; comma 2 rileva l'ipotesi di ingiustizia formale quando la mancanza di gravità indiziaria sia accertata successivamente. Il giudice deve applicare il criterio aritmetico ma ha l'obbligo di individualizzare l'indennizzo valutando le specificità del caso; l'onere probatorio circa elementi aggravanti o attenuanti grava su chi li allega e il giudice ne valuta la fondatezza.
Indica il giudice competente per la domanda di riparazione (giudice adito ai sensi dell'art.315). In questo contesto la Corte d'appello ha agito quale giudice della riparazione.
Norma relativa al fatto per il quale era stata disposta la misura cautelare (indicata in epigrafe); qui ha rilevanza solo come fatto materiale da cui è derivata la detenzione poi ritenuta ingiusta.
Massime di principio
- Il criterio aritmetico per la liquidazione dell'indennizzo è il punto di partenza ma il giudice deve individualizzare l'importo in funzione delle circostanze concrete, aumentando o diminuendo il risultato per ragioni di equità.
- Lo strepitus fori (clamore mediatico) giustifica un aumento dell'indennizzo solo se la diffusione della notizia eccede le normali modalità informative, raggiunge un pubblico ampio e presenta un'assertività tale da far apparire l'interessato effettivamente coinvolto; anche la diffusione su web può contribuire a tale valutazione.
- La valutazione del giudice di merito sulla congruità dell'indennizzo è sindacabile in Cassazione solo in presenza di motivazione illogica, manifestamente arbitraria o simbolica; la Corte di legittimità non ricalcola l'indennizzo.
- Chi invoca aggravanti rilevanti (es. danno reputazionale o lavorativo) deve allegare e, se possibile, documentare circostanze specifiche; tuttavia, in contesti di piccole dimensioni possono operare presunzioni esperte purché adeguatamente motivate.
- La durata della detenzione è un elemento importante: periodi superiori a circa venti giorni possono rafforzare la presunzione che il pubblico abbia percepito il coinvolgimento dell'interessato, utile a giustificare l'operare dello strepitus fori.
- Anche la pubblica amministrazione soccombente può essere condannata al pagamento delle spese processuali.
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