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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25997/2022 del 06/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per vizio della motivazione (illogicità/contraddittorietà): si contesta di essere stato ritenuto responsabile dell'associazione a delinquere senza che a lui fosse contestato alcun reato fine; si sostiene che i pagamenti tramite Western Union fossero destinati ai migranti e non all'organizzazione; si deduce l'assenza di intercettazioni con due associati che gestivano lo snodo di Milano; si censura la mancata escussione dei migranti, che avrebbe impedito di chiarire un segmento dell'attività dell'organizzazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sia limitato al controllo logico-giuridico della motivazione e non possa riconsiderare la valutazione di merito degli indizi. Ha osservato che nell'intestazione della sentenza erano comunque presenti reati fine (art. 12 d.lgs. 286/1998) riferiti all'organizzazione; per la responsabilità associativa è sufficiente provare il contributo causale al funzionamento dell'associazione. Le intercettazioni citate (es. conversazioni del 11/9/2013 e del 22/8/2013) sono state ritenute indizi coerenti con l'attività di agevolazione dell'ingresso; la mancanza di contatti con associati di Milano e la mancata audizione dei migranti non configurano illogicità della motivazione, essendo valutazioni del giudice di merito. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e l'imputato è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita la schematizzazione del motivo in cassazione: il ricorso deve descrivere il motivo nei limiti strettamente necessari; attesta che il ricorso era formulato con un unico motivo in forma sintetica.

  • art. 12 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    art. 12 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    Individua i reati 'fine' collegati all'immigrazione irregolare che costituivano l'oggetto dell'associazione: la presenza di reati fine nell'impianto accusatorio consente di ritenere configurata l'associazione, anche se alcuni specifici reati non sono stati contestati all'odierno imputato.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso in Cassazione, con condanna alle spese e possibilità di versamento a titolo equitativo alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il controllo della Cassazione sulla valutazione della prova è limitato al piano logico-giuridico della motivazione: non ammette una rivalutazione degli indizi come farebbe il giudice di merito.
  • Per il reato di associazione a delinquere è sufficiente provare l'esistenza di reati "fine" riconducibili all'organizzazione e il contributo causale dell'imputato al funzionamento dell'associazione, anche se non tutti i reati fine sono stati contestati singolarmente all'imputato.
  • Intercettazioni contenenti riferimenti a somme di denaro e all'organizzazione di partenze possono costituire indizi sufficienti a ricostruire la finalità associativa, salvo travisamento probatorio oggettivamente dimostrabile.
  • L'assenza di contatti documentati con taluni coimputati non è di per sé indice di illogicità della motivazione: le associazioni possono avere rapporti asimmetrici o compartimentati.
  • La mancata escussione di testimoni (es. migranti) è valutazione di merito: diventa censurabile in Cassazione solo se si dimostra che la mancanza ha prodotto una palese e decisiva omissione nella formazione del convincimento giudiziale.
  • I ricorsi che propongono una ricostruzione alternativa delle prove, senza provare errori logico-giuridici nella motivazione, sono frequentemente dichiarati inammissibili.

Testo integrale

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