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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38158/2025 del 24/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che aveva confermato in gran parte le condanne di primo grado (reati ex d.p.r. n. 309/1990: traffico, detenzione e cessione di stupefacenti), chiedendo la riforma per plurime ragioni processuali e di merito. Le censure principali: mancata notifica dell'avviso di deposito della sentenza d'appello; insufficienza e travisamento della prova (intercettazioni, deposizioni e dichiarazioni del collaboratore Di Mauro); utilizzazione illegittima di atti e di sentenze irrevocabili acquisite nel fascicolo (art. 238-bis); acquisizione e utilizzabilità di immagini di videosorveglianza e dei relativi "brogliacci" senza ordinanza e/o senza motivazione e relativa violazione delle norme sull'ammissione delle prove; omissione di motivazione su richieste istruttorie e sulle attenuanti generiche; questioni relative alla applicazione dell'art. 73, comma 5 (riqualificazione di taluni fatti) e alla dichiarazione di prescrizione per specifiche condotte.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato i ricorsi nel loro complesso, ritenendoli infondati o inammissibili. In particolare: è stata dichiarata infondata la doglianza sulla mancata notifica dell'avviso di deposito (l'avviso risulta notificato o comunque la nullità sanata ai sensi dell'art. 183 c.p.p. per il raggiungimento dello scopo); sono state ritenute legittime, nella funzione svolta, l'acquisizione e l'utilizzo delle sentenze irrevocabili ai sensi dell'art. 238-bis come elemento corroborativo del quadro probatorio (confermata la necessità di riscontri esterni quando servano a costituire prova diretta); l'utilizzabilità delle videoriprese è stata ritenuta lecita nel caso di specie perché le immagini erano state richieste dal P.M. durante il dibattimento e nessuna parte si era opposta, non configurandosi acquisizione illecita in luogo pubblico/area esterna; le contestazioni circa la valutazione del materiale probatorio (intercettazioni, dichiarazioni del collaboratore, videoriprese) sono state considerate questioni di merito non sindacabili in cassazione salvo vizio motivazionale manifesto, e la Corte ha ritenuto la motivazione di merito priva di aporie logiche; le doglianze generiche e prive di specificità sono state dichiarate inammissibili. Conseguenza pratica: conferma nella sostanza della sentenza di appello (con le modifiche già operate in sede d'appello, tra cui la riqualificazione di alcuni capi e la declaratoria di prescrizione per talune condotte), con esito sfavorevole ai ricorrenti.

Norme richiamate

  • d.p.r. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73 (commi 1-5)

    Norma sulla disciplina degli illeciti in materia di stupefacenti: è stata richiamata per la tipizzazione dei reati contestati; il comma 5 è stato utilizzato in sede di merito per la riqualificazione di alcuni fatti (applicazione e, per talune condotte, dichiarazione di estinzione per prescrizione).

  • d.p.r. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 74 (in particolare comma 4)

    Norma sulle circostanze aggravanti/agevolanti per i reati di stupefacenti: la Corte d'appello ha escluso l'aggravante prevista dal comma 4 se la disponibilità di armi non era provata per il gruppo nel suo complesso.

  • cod. proc. pen., art. 238-bis

    Consente l'acquisizione e l'utilizzo in un processo delle sentenze irrevocabili pronunciate in altri tronconi/procedimenti; la Corte ha ribadito che tali sentenze possono corroborare il quadro probatorio già acquisito ma, se usate come prova diretta del fatto, richiedono riscontri esterni.

  • cod. proc. pen., art. 183

    Regola la sanatoria di nullità quando lo scopo è raggiunto: la mancata notifica dell'avviso di deposito può essere sanata se il difensore ha tempestivamente esercitato impugnazioni e lo scopo è conseguito.

  • cod. proc. pen., art. 189

    Riguarda le "prove documentali non disciplinate dalla legge": la giurisprudenza (richiamata) qualifica talune videoriprese come prove atipiche richiedenti valutazione secondo le caratteristiche del luogo e del contenuto (comportamenti comunicativi vs non comunicativi).

  • cod. proc. pen., art. 357 comma 2 lett. f) e art. 373 comma 5

    Regolano la verbalizzazione dell'attività di polizia giudiziaria (tra cui osservazioni/video "live") e la trasmissione al P.M.; verbali così formati possono essere acquisiti nel fascicolo dibattimentale e utilizzati come prova.

  • cod. proc. pen., art. 495 comma 1; art. 526 comma 1

    Prevedono le norme sull'ammissione e acquisizione di prova: i ricorrenti hanno contestato l'acquisizione di brogliacci e filmati; la Corte ha ritenuto corretta l'acquisizione quando il P.M. chiese il materiale e le parti non si opposero.

  • cod. proc. pen., art. 606 (commi citati)

    Disciplina i motivi di ricorso per cassazione: la Corte ha più volte richiamato il principio di specificità dei motivi (le doglianze generiche sono inammissibili) e i limiti della sindacabilità in cassazione delle questioni di merito.

  • cod. proc. pen., art. 192

    Regole sulla valutazione della prova e della credibilità delle dichiarazioni (testimonianze e collaboratore): la Corte ha ritenuto che le valutazioni di merito sulla credibilità sono riservate al giudice di merito salvo motivazione manifestamente illogica.

  • cod. proc. pen., art. 603

    Riguarda la rinnovazione istruttoria; la Corte ha ricordato che l'obbligo di motivare è più stringente se la rinnovazione viene accolta; il rigetto può essere anche implicito se dal contesto emerge che non sono necessari ulteriori atti istruttori.

  • cod. proc. pen., art. 62-bis

    Riguarda le circostanze attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto che il diniego sia stato adeguatamente motivato in relazione al ruolo e alla personalità degli imputati.

  • Costituzione, art. 14

    Tutela del domicilio: la Corte ha richiamato il principio per distinguere i casi in cui videoriprese in ambienti riservati possono essere considerate illecite.

Massime di principio

  • Le valutazioni di merito sulla credibilità delle prove (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, deposizioni) sono in linea di massima sottratte al sindacato della Corte di cassazione: per ottenere accoglimento occorre dimostrare un vizio motivazionale manifesto (contraddittorietà o illogicità palese).
  • Le sentenze irrevocabili acquisite ai sensi dell'art. 238-bis possono essere utilizzate per corroborare un quadro probatorio già formato; se invece si pretende che costituiscano prova diretta del fatto occorrono riscontri esterni.
  • Le videoriprese effettuate dalla polizia giudiziaria in luoghi pubblici o aperti al pubblico possono essere ammesse come prova, soprattutto se il P.M. le acquisisce e le parti non si oppongono; le riprese in domicilio o in contesti di intimità richiedono maggiori garanzie e possono essere illegittime.
  • La mancata notifica di atti processuali che costituiscono vizi "a regime intermedio" può essere sanata quando lo scopo della norma è stato comunque raggiunto (es.: il difensore ha proposto impugnazioni in tempo utile), ai sensi dell'art. 183 c.p.p.
  • In cassazione le doglianze devono essere formulate con specificità: motivi generici che richiamano principi giurisprudenziali senza indicare il preciso vizio nella motivazione sono inammissibili.
  • L'ammissione di materiale investigativo formato dalla polizia giudiziaria (verbali, brogliacci, video live) segue regole di verbalizzazione e trasmissione al P.M.; se tali adempimenti risultano dagli atti e le parti non si oppongono, il materiale può essere acquisito e valutato in giudizio.
  • La richiesta di rinnovazione istruttoria deve essere motivata; se il giudice la respinge non sempre è obbligatorio un atto di motivazione espresso e formale, purché dal contesto emergano i motivi del rifiuto (sussistenza di elementi già sufficienti).

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