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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36385/2023 del 31/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di conferma per tentata estorsione: il ricorrente chiedeva la riqualificazione del fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 cod.pen.) sostenendo che la pretesa di ottenere 5 € derivava dall'indebito trattenimento di una banconota da parte di un distributore automatico. Inoltre il difensore ha chiesto che il Collegio, ex officio, applicasse la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131‑bis cod.pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità dei motivi: il ricorrente non ha contrastato le specifiche motivazioni dei giudici di merito che hanno rilevato l'assenza di prova della legittimità della pretesa (mancata indicazione di ora/luogo che avrebbe consentito verifiche). La richiesta di applicare ex officio l'art. 131‑bis è stata ritenuta manifestamente infondata perché sussisteva la recidiva reiterata, incompatibile con la causa di non punibilità. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 a titolo di ammenda.

Norme richiamate

  • art. 393 cod.pen.

    Richiamato dalla difesa per chiedere la riqualificazione della fattispecie in esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte ha ritenuto la censura generica e ha confermato che la mancanza di prova della pretesa rendeva corretta la qualificazione di estorsione.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato assieme all'art. 393 dalla censura sulla motivazione; utilizzato nel ragionamento sulla correttezza delle conclusioni dei giudici di merito e sull'onere di specificare i motivi di impugnazione.

  • art. 62 n. 4 cod.pen.

    La corte di merito aveva riconosciuto l'attenuante di cui all'art. 62 n.4 come equivalente alla recidiva reiterata nel quinquennio ai fini del calcolo della pena; la Cassazione non ha annullato tale valutazione di merito.

  • art. 131‑bis cod.pen.

    Richiesta dalla difesa per ottenere l'esclusione della punibilità per particolare tenuità; la Corte ha ritenuto inapplicabile la causa di non punibilità quando è riconosciuta la recidiva reiterata, per la rilevata maggiore pericolosità sociale dell'imputato.

Massime di principio

  • La distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni si fonda sull'elemento psicologico: se l'agente agisce nella convinzione ragionevole (anche se infondata) di un proprio diritto si profila esercizio arbitrario; se è consapevole dell'ingiustizia della pretesa si configura estorsione.
  • Per ottenere la riqualificazione in sede di impugnazione è necessario confrontarsi specificamente e punto per punto con le argomentazioni dei giudici di merito; censure generiche o non correlate alle motivazioni rendono il ricorso inammissibile.
  • La prova della legittimità della pretesa (es. indicazioni temporali/luogo, elementi concreti che consentano verifiche) è determinante: l'assenza di elementi concreti a sostegno della richiesta rende verosimile la pretestuosità e giustifica la qualificazione per estorsione.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità ex art. 131‑bis non è applicabile se sussiste la recidiva reiterata; la condizione soggettiva dell'imputato (recidiva) può escludere automaticamente questa soluzione di favore.
  • In sede di Cassazione l'ordinaria esposizione di massime giurisprudenziali senza un'applicazione puntuale ai fatti non è sufficiente: il ricorrente deve spiegare come e perché le regole giurisprudenziali mutino la valutazione di merito.

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