Cassazione Civile, Sentenza n. 41988/2021 del 30/12/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
L'avv. Andrea Faraon era stato incolpato di violazione degli artt. 9, 19 e 42 del Codice Deontologico Forense per aver redatto e inviato ai propri clienti una lettera che imputava all'avv. Alessandra Salvadori i reati di tentata estorsione e infedele patrocinio, per non essersi accertato che la missiva, pur ideata come "esca", non fosse recepita come veritiera dalla sezione dei carabinieri cui i clienti l'avevano prodotto, e per aver rivolto all'altra collega un'espressione ritenuta denigratoria circa il suo presunto mancato coraggio. Il CDD Veneto lo dichiarò responsabile e gli inflisse la sospensione dall'esercizio della professione per mesi due; il CNF rigettò l'appello. In cassazione il ricorrente impugnava, tra l'altro, la carenza di motivazione, l'errata valutazione delle prove, la sproporzione della sanzione e la mancata pronuncia sulla prescrizione ex art. 56 L. 247/2012.
La decisione
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili i primi tre motivi che cercavano una rivalutazione del merito e denunciavano motivazione apparente, rilevando che la sentenza impugnata conteneva un percorso argomentativo sufficientemente intelligibile che riteneva non verosimile la versione difensiva e sottolineava la rilevanza deontologica delle espressioni offensive a prescindere dalla loro veridicità. Ha dichiarato inammissibile anche il motivo che contestava l'entità della sanzione, poiché la determinazione della sanzione è apprezzamento di merito non sindacabile in Cassazione. Ha respinto la censura sulla prescrizione ex art. 56 L. 247/2012 ritenendo applicabile il regime precedente, atteso che i fatti erano stati commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge. Ha inoltre rilevato difetti procedurali del ricorrente per omessa trascrizione di documenti richiamati secondo art. 366 n.6 c.p.c. Non si è provveduto sulle spese per mancata resistenza degli intimati; è stata data applicazione dell'art. 13 comma 1-quater DPR 115/2002.
Norme richiamate
Codice Deontologico Forense, art. 9
richiama doveri di dignita', probita', decoro e indipendenza; la Corte ha ritenuto che le espressioni offensive poste nella lettera rivestono rilievo deontologico a prescindere dalla loro veridicita'.
Codice Deontologico Forense, art. 19
regola i doveri di lealta' e correttezza verso i colleghi; la condotta consistente in rimproveri denigratori e accuse nei confronti di una collega e' stata ritenuta sanzionabile.
Codice Deontologico Forense, art. 42
indica le sanzioni disciplinari e la sanzione base; la Corte ha richiamato che la sanzione applicata dal CDD e' stata determinata in base alla sanzione base prevista da tale articolo.
Codice Deontologico Forense, art. 22, comma a)
utilizzato dal CNF per aumentare l'entita' della sanzione in considerazione del comportamento complessivo dell'incolpato.
prevede il termine di prescrizione dell'azione disciplinare di sette anni e sei mesi; la Corte ha interpretato che tale regime piu' favorevole non si applica retroattivamente ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore della legge.
Legge n. 247/2012, art. 59 lett. m)
richiamata in relazione all'obbligo di motivazione delle decisioni disciplinari, ma la Corte ha ritenuto la motivazione del CNF sufficientemente intellegibile e non meramente apparente.
Costituzione, art. 111
richiama l'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la censura del ricorrente su presunta carenza motivazionale e' stata respinta perche' la sentenza impugnata esibiva un percorso argomentativo coerente.
Codice di procedura civile, art. 366, n.6
richiede la trascrizione dei documenti richiamati in cassazione; la Corte ha rilevato l'omissione tale onere e ne ha tratto motivo di inammissibilita' per parte delle censure.
D.P.R. n. 115/2002, art. 13 comma 1-quater
previene l'obbligo di versamento di un importo aggiuntivo a carico del ricorrente; la Corte ha constatato la sussistenza dei presupposti per l'applicazione di tale norma.
Massime di principio
- Le espressioni offensive rivolte da un avvocato a un collega possono integrare illecito disciplinare indipendentemente dalla veridicita' del contenuto; la rilevanza deontologica non richiede la prova della falsita' per essere sanzionata.
- La Corte di Cassazione non puo' sindacare in sede di legittimita' la valutazione di merito circa la prova e l'adeguatezza della sanzione, salvo vizi di diritto o di motivazione formale grave.
- La normativa piu' favorevole sulla prescrizione (lex mitior) non si applica retroattivamente agli illeciti disciplinari commessi anteriormente all'entrata in vigore della norma quando le sanzioni hanno natura amministrativa; il momento rilevante e' la commissione del fatto.
- La mancata trascrizione dei documenti richiamati in cassazione ai sensi dell'art. 366 c.p.c. puo' determinare l'inammissibilita' delle censure fondate su quei documenti.
- Nei procedimenti disciplinari la soggettivita' dell'illecito puo' essere soddisfatta dalla "suitas" o volonta' consapevole dell'atto; non e' necessaria la consapevolezza dell'illegittimita' dell'azione per affermare la responsabilita'.
- L'archiviazione o l'esito in sede penale non impediscono di per se' l'esercizio dell'azione disciplinare; i giudizi hanno autonome sedi e finalita'.
- Quando si contesta la motivazione, per avere chance in cassazione e' necessario mostrare un vizio logico-giuridico chiaro e non limitarsi a una diversa rivalutazione dei fatti o delle prove.
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