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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 41990/2021 del 30/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'avvocato Segnalini è stato ritenuto responsabile di aver reso, nell'atto di citazione e nell'atto di appello, dichiarazioni false circa l'esito di un precedente procedimento penale relativo ai suoi assistiti: ha indicato che i predetti erano "assolti" (termine inesatto) mentre il procedimento era stato definito con proscioglimento in seguito ad adesione alla derubricazione dell'accusa. Il CNF lo ha sanzionato per violazione del dovere di verità e di lealtà professionale (artt. 6 e 14 del codice disciplinare previgente; artt. 9 e 50 del codice deontologico), ritenendo che l'uso del termine "assoluzione" fosse consapevole e idoneo a costituire dichiarazione falsa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la decisione del Consiglio Nazionale Forense che aveva imposto la sospensione dall'esercizio della professione per quattro mesi. La Corte ha ritenuto infondate le censure dell'avvocato: Segnalini, per la sua qualifica e per avere aderito alla derubricazione del reato nel processo penale, non poteva ignorare la differenza tra "assoluzione" e "proscioglimento" e quindi la sua dichiarazione non è stata considerata un mero errore lessicale. La Corte ha inoltre precisato che la valutazione della gravità della condotta e della sanzione è rimessa all'organo disciplinare (art. 22 del codice deontologico) e non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi gravi. Infine è stata dichiarata la sussistenza dei presupposti per l'eventuale pagamento di un ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13 del d.P.R. n.115/2002.

Norme richiamate

  • artt. 6 e 14 codice disciplinare previgente

    Le disposizioni previgenti sono state richiamate come fondamento dell'addebito disciplinare per comportamenti contrari ai doveri professionali; la Corte ha ritenuto che l'uso di espressioni mendaci o improprie costituisca violazione disciplinare.

  • art. 9 codice deontologico forense

    Richiamato in relazione al dovere di lealtà e correttezza: la condotta dell'avvocato è stata ritenuta incompatibile con tali doveri.

  • art. 50 codice deontologico forense (testo attuale)

    Interpretato come norma che impone il dovere di verità: l'avvocato non deve rendere dichiarazioni false su fatti di cui abbia diretta conoscenza; la Corte ha ritenuto che la dichiarazione contestata rientri in questa previsione.

  • art. 4 codice deontologico forense

    Richiamato dal ricorrente in tema di elemento soggettivo (coscienza e volontà) dell'azione; la Corte ha ritenuto che, alla luce delle circostanze, fosse dimostrata la consapevolezza del professionista.

  • art. 22 codice deontologico forense

    Norma rimessa alla valutazione dell'ordine professionale per la determinazione della sanzione: la Corte ha indicato che la scelta della sanzione è rimessa all'organo disciplinare e difficilmente sindacabile in sede di legittimità salvo vizi gravi.

  • art. 360 n. 3 c.p.c. (motivi di cassazione)

    Richiamato quale base normativa dell'impugnazione per violazione di legge; la Corte ha giudicato infondati i motivi di nullità e violazione di legge dedotti dal ricorrente.

  • art. 3 e art. 24 Cost.

    Richiamati dal ricorrente per censure su diritto di difesa e parità di armi; la Corte non ha ritenuto che le decisioni disciplinari abbiano violato tali principi costituzionali nella fattispecie.

  • art. 13, comma 1-quater e comma 1-bis d.P.R. n. 115/2002 (modificato dall'art. 1, comma 17, L. n. 228/2012)

    art. 13 comma 1-quater e comma 1-bis d.P.R. 115/2002

    La Corte ha dichiarato la sussistenza dei presupposti processuali per l'eventuale pagamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, conformemente alla normativa richiamata.

  • Cass. n. 6967/2017 (giurisprudenza richiamata)

    Precedente richiamato per affermare il principio che la valutazione sulla adeguatezza della sanzione è rimessa all'ordine professionale e non sostituibile dalla Corte di cassazione salvo profili di illegittimità.

Massime di principio

  • Il dovere di verità dell'avvocato è rigoroso: dichiarazioni false su fatti di cui si ha diretta conoscenza sono sanzionabili anche se il giudice finale non risulta ingannato.
  • Un "errore lessicale" non scusa automaticamente la condotta disciplinare quando il professionista, per ruolo e comportamento (es. adesione a derubricazione), era consapevole della reale qualificazione giuridica del fatto.
  • L'elemento soggettivo (dolo o colpa) rileva in materia disciplinare; per scagionarsi è necessario dimostrare la genuina, inevitabile confusione o impossibilità di conoscere la verità, non una semplice affermazione difettosa.
  • La determinazione della sanzione è prerogativa dell'organo disciplinare (art. 22 c.d.f.) e la Corte di cassazione sindaca solo i vizi di legittimità o eccessi manifesti, non la valutazione del merito disciplinare.
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe documentare tempestivamente la buona fede, fornire contestualizzazioni e, se possibile, rettifiche formali dell'atto per attenuare il rilievo disciplinare.
  • Prassi prudente per gli avvocati: verificare con attenzione l'esito e la qualifica di provvedimenti penali prima di riportarli in atti civili, usare termini tecnici corretti e, in caso di dubbio, precisare l'incertezza nella citazione dei fatti.

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