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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34508/2025 del 23/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 06/12/2024 che, in sede di rinvio ex art. 627 c.p.p., aveva rideterminato la pena per i reati di estorsione aggravata (art. 7 L. 203/1991). In particolare contestavano l'incremento attribuito all'aggravante di cui all'art. 7: Nappi deduceva violazione dell'art. 597 c.p.p. perché la Corte del merito avrebbe aumentato la quota di pena riferita all'aggravante rispetto a quella fissata dal primo giudice e senza adeguata motivazione; Foglia censurava la motivazione con cui si era pervenuti alla medesima maggiorazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi in parte. Ha ritenuto violato il divieto di reformatio in peius e l'illegittimità dell'aumento della misura dell'aggravante operato in sede di rinvio rispetto a quanto originariamente determinato dal giudice di primo grado. Di conseguenza ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e ha rideterminato la pena per entrambi gli imputati in anni quattro di reclusione e euro 800 di multa. Ha rigettato i restanti motivi.

Norme richiamate

  • art. 627 cod. proc. pen.

    richiamato quale norma sul giudice del rinvio

    Indica la competenza del giudice del rinvio; la Corte ha ricordato che il perimetro cognitivo del giudizio di rinvio è limitato a quanto non definitivamente acquisito dalla sentenza rescissa.

  • art. 7 legge n. 203 del 1991

    Fornisce l'aggravante applicata alle condotte di estorsione; la misura dell'aumento per tale aggravante, una volta definitivamente statuita dal primo giudice, vincola il giudice del rinvio salvo che la sentenza rescindente lo abbia rimosso.

  • art. 628, comma 3, n. 3 cod. pen.

    richiamato nel corso del procedimento

    Norma relativa ai criteri di determinazione della pena; citata in riferimento al calcolo complessivo della pena ma non costituisce il punto centrale della decisione.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    comma 3 e comma 4 richiamati

    Stabilisce il divieto di reformatio in peius quando l'appello è proposto dal solo imputato e individua gli "elementi autonomi" della determinazione della pena (aumenti per circostanze, continuazione, ecc.). La Corte ha applicato questo principio ritenendo illegittimo l'aumento, in sede di rinvio, della quota di pena riferita all'aggravante già fissata in primo grado.

Massime di principio

  • Nel giudizio di rinvio (ex art. 627 c.p.p.) il giudice non può modificare elementi della pena che siano già definitivi nella sentenza rescissa salvo che il provvedimento di annullamento ne abbia espressamente inciso la determinazione.
  • Il divieto di reformatio in peius, quando l'appello è proposto dal solo imputato, si estende non solo all'entità totale della pena ma anche agli "elementi autonomi" che la compongono (aumenti per circostanze, aggravanti, continuazione): questi elementi non possono essere aumentati rispetto a quanto stabilito dal primo giudice.
  • Se il giudice dell'impugnazione (o del rinvio) diminuisce la pena base ma aumenta separatamente la misura di un aggravante già determinata in primo grado, si può configurare violazione dell'art. 597 c.p.p. e la decisione può essere cassata o corretta in sede di legittimità.
  • La parte che ritiene illegittimo un incremento di una componente autonoma della pena deve sollevare il vizio con ricorso; la Corte di legittimità può annullare limitatamente alla determinazione della pena e rideterminarla direttamente se necessario.
  • Se la pubblica accusa intende ottenere un inasprimento rispetto alla determinazione del primo giudice, deve proporre impugnazione propria: l'aumento non può essere disposto d'ufficio a danno dell'unico appellante imputato.

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