Cassazione Civile, Ordinanza n. 19969/2026 del 15/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (committente)
La controversia
La controversia nasce da un contratto di appalto per lavori di allacciamento a reti acquedottistiche e per spostamento, risanamento e sostituzione di tratti di tubazioni in alcuni Comuni dell’area milanese. L’appaltatrice, in proprio e quale mandataria di ATI, insieme a un’altra impresa, aveva chiesto il pagamento di maggiori somme per complessivi importi derivanti da 48 riserve iscritte nei registri di contabilità, deducendo maggiori costi per oneri di sicurezza, per la gestione delle terre di risulta e per lavori eseguiti ma non contabilizzati. Il Tribunale aveva respinto la domanda ritenendo che vi fosse stata rinuncia alle riserve per mancata conferma nel conto finale. La Corte d’appello aveva invece accolto l’appello, qualificando il documento esaminato non come conto finale ma come mero SAL, ritenendo l’appalto non a corpo ma aperto e riconoscendo la fondatezza di parte delle riserve, ma riducendo l’importo complessivo al 20% del prezzo contrattuale in applicazione dell’art. 240-bis d.lgs. 163/2006. In Cassazione l’appaltatrice ha dedotto, in sostanza, la violazione dell’art. 240-bis e l’illegittimità costituzionale della norma; la stazione appaltante ha proposto ricorso incidentale su numerosi profili relativi a tardività, genericità e duplicazione delle riserve, prova dei maggiori importi, interpretazione del capitolato e motivazione della sentenza d’appello.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale. Ha ritenuto che il primo motivo fosse generico perché non censurava specificamente la sentenza d’appello, ma si limitava a sollecitare una generale interpretazione dell’art. 240-bis d.lgs. 163/2006; ha inoltre rilevato che la questione di costituzionalità era già stata affrontata dalla Corte costituzionale con sentenza n. 109/2021, che ne aveva escluso l’illegittimità nei termini chiariti dalla stessa Consulta. Conseguentemente ha dichiarato inefficace il ricorso incidentale, poiché tardivo ai sensi dell’art. 334 c.p.c. in quanto proposto oltre il termine breve decorrente dalla pubblicazione della sentenza d’appello. La ricorrente principale è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità e al versamento dell’ulteriore contributo unificato, se dovuto.
Norme richiamate
art. 240-bis d.lgs. 163/2006
"L'importo complessivo delle riserve non può in ogni caso essere superiore al venti per cento dell'importo contrattuale"
La disposizione non può essere letta come limite assoluto tale da sterilizzare ogni pretesa oltre la soglia; alla luce della Corte costituzionale, entro il limite del 20% possono essere riconosciute le riserve, mentre oltre tale soglia restano salve le azioni risolutorie e, anche fuori da esse, l’azione risarcitoria per inadempimento doloso o gravemente colposo della stazione appaltante, se la pretesa è stata iscritta a riserva.
Il motivo di ricorso per cassazione deve indicare specificamente la violazione denunciata e argomentare in modo puntuale il contrasto tra la sentenza impugnata e la norma o la sua interpretazione; non è ammissibile una censura meramente generica o esplorativa.
È richiesto un onere di specificità del ricorso: il ricorrente deve indicare la norma asseritamente violata, esaminarne il contenuto precettivo e confrontarlo con le affermazioni in diritto della sentenza impugnata.
Il ricorso incidentale proposto oltre il termine di impugnazione perde efficacia se il ricorso principale è dichiarato inammissibile.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002
In caso di inammissibilità del ricorso principale, sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto, a carico della sola parte soccombente principale.
artt. 375, secondo comma, e 380-bis.1 c.p.c.
Indicano la trattazione in camera di consiglio del ricorso per cassazione nel rito applicabile.
Richiamato dai motivi di ricorso incidentale come parametro di nullità per asserita motivazione mancante o apparente, ma non esaminato nel merito per l’inefficacia del ricorso incidentale.
Richiamato per omessa pronuncia, ma le censure incidentali restano assorbite dalla declaratoria di inefficacia.
Richiamato nei motivi incidentali in tema di riparto dell’onere probatorio sulle riserve e sui maggiori costi.
Richiamato nei motivi incidentali in relazione alla valutazione delle contestazioni e della prova documentale.
Richiamati nei motivi incidentali per la contestazione dell’interpretazione del capitolato speciale d’appalto.
Richiamato nel motivo incidentale relativo all’interpretazione del documento qualificato come conto finale.
artt. 199, 200 e 201 d.P.R. 207/2010
Richiamati nel motivo incidentale in tema di conto finale, riserve e loro eventuale decadenza.
art. 3 Cost.
Invocato nel ricorso principale quale parametro di illegittimità costituzionale dell’art. 240-bis.
art. 24 Cost.
Invocato nel ricorso principale quale parametro di illegittimità costituzionale dell’art. 240-bis.
art. 41 Cost.
Invocato nel ricorso principale quale parametro di illegittimità costituzionale dell’art. 240-bis.
art. 97 Cost.
Invocato nel ricorso principale quale parametro di illegittimità costituzionale dell’art. 240-bis; la Corte richiama la soluzione della Consulta che evita l’effetto di deresponsabilizzazione della stazione appaltante.
Massime di principio
- Nel ricorso per cassazione la deduzione della violazione di legge richiede specificità: non basta invocare in astratto una norma o chiedere alla Corte di individuarne il corretto significato, ma occorre confrontare puntualmente la regula iuris adottata dal giudice di merito con il precetto normativo asseritamente violato.
- È inammissibile il motivo di ricorso che sia costruito esclusivamente come richiesta di declaratoria di illegittimità costituzionale di una norma, perché tale questione non integra di per sé un vizio della sentenza impugnata; la sua rimessione alla Corte costituzionale appartiene al potere del giudice e, in ogni caso, la questione può essere proposta solo se rilevante e non manifestamente infondata.
- L’art. 240-bis d.lgs. 163/2006 va interpretato in modo costituzionalmente orientato: il limite del 20% dell’importo contrattuale opera per il riconoscimento delle riserve, ma non può trasformarsi in un meccanismo di esonero da responsabilità della stazione appaltante, restando salve le azioni risolutorie e, nei casi previsti, la tutela risarcitoria per inadempimento doloso o gravemente colposo.
- Se il ricorso principale è dichiarato inammissibile, il ricorso incidentale tardivo perde efficacia ex art. 334 c.p.c. e non viene esaminato nel merito.
- La condanna al pagamento dell’ulteriore contributo unificato consegue alla declaratoria di inammissibilità del ricorso principale e grava solo sulla parte ricorrente principale.
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