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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28515/2025 del 04/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere. Mallardo contesta: 1) la qualificazione e la prova della partecipazione all'associazione mafiosa, dedotta anche da una sentenza non ancora definitiva e da dichiarazioni di collaboratori ritenute generiche, incongruenti e non riscontrate; 2) la sussistenza dell'elemento intenzionale e dell'idoneità coercitiva della condotta nell'ambito della tentata estorsione contestata, nonché la qualificazione aggravata con "metodo mafioso"; 3) la necessità delle misure cautelari alla luce del limitato periodo temporale di presunta affilizione e della scarsa attualità delle condotte. Russo contesta: 1) la ricostruzione della sua intraneità al clan Mallardo, basata su rapporti di parentela, intercettazioni ritenute criptiche e frammentarie, sommarie informazioni testimoniali e presunti "pizzini" non sufficientemente provati; 2) la sussistenza delle esigenze cautelari considerato il significativo intervallo di tempo tra le condotte e l'adozione della misura e la mancanza di elementi che attestino una perdurante adesione al sodalizio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi di Mallardo e Russo, poiché si trattava di censure generiche dirette al sindacato di merito sulle valutazioni probatorie del Tribunale del Riesame. La Corte ha confermato che: 1) sentenze non definitive possono concorrere a formare il quadro indiziario grave richiesto per misure cautelari; 2) le intercettazioni, gli accertamenti della polizia giudiziaria e le dichiarazioni di collaboratori, anche se riferite a periodi anteriori, integrano una motivazione adeguata circa la partecipazione al clan e l'operatività estorsiva; 3) è stata adeguatamente provata l'idoneità intimidatoria della condotta estorsiva e il suo effetto (divisione dei lavori); 4) l'aggravante "metodo mafioso" e l'utilità al sodalizio risultano desumibili dagli elementi esaminati; 5) la persistenza delle esigenze cautelari è giustificata dalla gravità degli indizi, dalla personalità e dal ruolo rivestito dagli indagati, nonché dalla regola che il "tempo silente" non è di per sé sufficiente a escludere la sussistenza delle esigenze cautelari per associazioni mafiose senza elementi concreti di dissociazione o allontanamento. Entrambi i ricorrenti sono inoltre condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riconosciuta la configurabilità della partecipazione ad associazione mafiosa sulla base di indizi complessivi (sentenze pregresse, intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori) anche in sede cautelare

  • art. 629 cod. pen.

    Riferito al reato di estorsione e alla sua tipologia (anche tentata) valutata alla luce delle intercettazioni e degli effetti reali ottenuti

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla tentata estorsione (art. 56 sul tentativo) per valutare la configurabilità del reato anche se l'evento non si è perfezionato

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Riprodotto il criterio dei "gravi indizi" richiesti per l'applicazione delle misure cautelari personali, suscettibili di fondarsi su indici anche estranei all'istruttoria definitiva

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Applicata la disciplina delle esigenze cautelari: la Corte conferma che per i reati di associazione mafiosa la persistenza delle esigenze cautelari non è esclusa dal solo decorso del tempo senza prova di dissociazione

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    Precisato che la disposizione, che regola l'acquisizione di sentenze irrevocabili come prova, riguarda il giudizio di colpevolezza e non impedisce che sentenze non definitive concorrano a formare il quadro indiziario ai fini cautelari

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto delle censure sulle modalità di motivazione, con la Corte che valuta la congruità e la logica della motivazione del Tribunale

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma sulle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto che il Tribunale ha adeguatamente motivato sulla sussistenza delle esigenze di custodia cautelare

  • art. 275 cod. proc. pen. (comma 3)

    Richiamato per il principio secondo cui la presunzione in favore della sussistenza delle esigenze cautelari non è automaticamente vinta dal solo "tempo silente", salvo elementi che dimostrino dissociazione o cessazione definitiva dell'attività associativa

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la condanna alle spese processuali dei ricorrenti

Massime di principio

  • In sede cautelare le sentenze non definitive possono concorrere a formare un quadro indiziario grave; la loro utilizzazione non viola l'art. 238-bis fintantoché si tratta di elementi indiziari e non di prova di colpevolezza definitiva
  • Il sindacato della Cassazione sulle misure cautelari è limitato alla legittimità e alla logicità della motivazione; non è ammesso un riesame libero del merito e della valutazione degli indizi
  • Le dichiarazioni di collaboratori, anche se riferite a periodi anteriori, mantengono rilevanza se integrate e riscontrate con intercettazioni e accertamenti di polizia giudiziaria
  • Per l'estorsione (anche tentata) è sufficiente dimostrare l'idoneità intimidatoria della condotta e l'effetto pratico o la direzionalità verso l'ottenimento dell'altrui volontà; la prova che il "messaggio" abbia prodotto l'effetto voluto può essere desunta da concreti riscontri
  • Il cosiddetto "tempo silente" non estingue di per sé le esigenze cautelari in casi di associazione mafiosa; è necessario provare elementi concreti di dissociazione, inizio di attività lecita stabile, trasferimento o collaborazione per superare la presunzione cautelare
  • La sussistenza delle esigenze cautelari può essere valutata anche in considerazione del ruolo e della pericolosità personale del soggetto (es. raccoglitore di proventi, "messaggero", uomo di fiducia), nonché dalla continuità e dall'adeguatezza degli indizi raccolti

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