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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15434/2024 del 15/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per incompetenza territoriale: sostiene che, ai sensi dell'art. 16 c.p.p. (competenza per connessione), il giudice competente doveva essere il Tribunale di Asti perché il reato più grave originariamente contestato sarebbe stato un furto pluriaggravato consumato a Carmagnola. Fa valere che alcune aggravanti indicate nell'imputazione non potevano essere estese a lui, che vi sarebbe stato un errore di qualificazione del furto (riferimento a art. 624-bis e art. 625 n.7) e che, a seguito della corretta qualificazione, le fattispecie più gravi sarebbero state quelle commesse in territorio di Asti (anche rispetto alle ricettazioni contestate nei capi C e D). Denuncia violazione dell'art. 181 c.p.p. in relazione all'art. 21 c.p.p. per la ritenuta competenza del Tribunale di Milano e per il mancato accoglimento dell'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa prima del dibattimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo unico: la competenza per connessione va determinata con riferimento al reato più grave come originariamente contestato nel decreto di citazione. Dal decreto emergeva che a carico di Peligra il furto di Carmagnola era gravato solo dall'art. 625 n.5 (una sola aggravante personale riferita al coimputato era esclusa a suo carico), mentre il reato di furto previsto dall'art. 624-bis aggravato dall'art. 625 n.7 contestato per fatti commessi a Novate Milanese era a lui imputato nella versione più grave; tale contestazione originaria non era palesemente ed immediatamente erronea. Inoltre la giurisprudenza ammette che l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede possa ricorrere anche per cose in luogo privato ma aperto al pubblico o facilmente accessibile. Pertanto è corretto aver radicato la competenza nel distretto di Milano; il ricorso è stato rigettato e Peligra condannato al pagamento delle spese del giudizio.

Norme richiamate

  • art. 181 cod.proc.pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla determinazione della competenza; la Corte non ha ritenuto che ci sia stata violazione perché l'esame della competenza prende le mosse dall'imputazione originaria.

  • art. 21 cod.proc.pen.

    Richiamato dal ricorrente in ragione delle questioni di competenza territoriale; la Corte ha respinto la censura affermando che la competenza va determinata secondo le imputazioni originarie, salvo errori macroscopici.

  • art. 16 cod.proc.pen.

    Norma sulla competenza per connessione: la Corte ha applicato il criterio del reato più grave 'come originariamente contestato' per radicare la competenza territoriale.

  • art. 624-bis cod.pen.

    Fattispecie del furto nelle pertinenze dell'abitazione; la Corte ha ritenuto che tale fattispecie, così come originariamente contestata, poteva essere aggravata dall'esposizione alla pubblica fede in base alla giurisprudenza.

  • art. 625 cod.pen. (n.5 e n.7)

    Distinzione tra aggravanti: la Corte ha rilevato che per il fatto di Carmagnola l'aggravante di cui al n.5 era riferibile alla condotta addebitata a Peligra, mentre l'ulteriore aggravante era collegata a diverso soggetto; l'art. 625 n.7 (esposizione alla pubblica fede) può rendere più grave il furto di cui all'art. 624-bis.

  • art. 61 n.7 cod.pen.

    Citato nel discutere se una aggravante fosse personale al coimputato e quindi non estensibile all'imputato; la Corte ha ritenuto che alcune aggravanti sono soggettive e non si estendono automaticamente a tutti i concorrenti.

  • Principio della perpetuatio iurisdictionis

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui, ai fini della competenza, si considerano le imputazioni come originariamente formulate; la correzione in corso di processo non muta la competenza se l'imputazione originaria non è macroscopicamente errata.

Massime di principio

  • La competenza territoriale per connessione (art.16 c.p.p.) si determina con riferimento al reato più grave come originariamente contestato nel decreto di citazione, salvo che l'imputazione contenga errori rilevanti, macroscopici e immediatamente percepibili.
  • Correzioni e ricalificazioni intervenute nel corso del processo non incidono sulla radicazione della competenza se la qualificazione originaria non era palesemente erronea alla semplice lettura dell'imputazione.
  • Le aggravanti di natura soggettiva o riferite a specifici coimputati non sono automaticamente estensibili agli altri concorrenti; occorre verificare a chi si riferiscono concretamente nella imputazione originaria.
  • L'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede (art. 625 n.7) può applicarsi anche quando la cosa si trova in luogo privato purché aperto al pubblico o facilmente accessibile (es. cortile accessibile): dunque non è esclusa a priori nella ipotesi di pertinenze dell'abitazione.
  • Per contestare con successo la competenza territoriale occorre dimostrare che l'imputazione originaria presenti errori così evidenti da risultare macroscopici e immediatamente percepibili alla semplice lettura, non errori che emergono solo dall'esame della dinamica fattuale.
  • Le eccezioni di incompetenza territoriale devono essere tempestivamente sollevate; tuttavia, anche se tempestive, saranno valutate secondo il metro della gravità originariamente contestata e delle qualificazioni formali iscritte nell'atto di accusa.

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