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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00074/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione penitenziaria)

La controversia

Il difensore di un condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva rigettato il reclamo avverso il decreto ministeriale di proroga del regime differenziato ex art. 41-bis ord. pen. L'unico motivo deduceva la violazione dell'art. 125 c.p.p. per omessa motivazione su due profili: le plurime dichiarazioni di dissociazione che il condannato avrebbe manifestato al criminologo del carcere e il verbale di interrogatorio del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, dal quale emergerebbe che il ricorrente non era "uomo d'onore". La Corte ha però ritenuto che tali doglianze, in sostanza, mirassero a far valere vizi di motivazione non deducibili con ricorso per cassazione in questa materia, essendo ammessa solo la violazione di legge.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che, nel procedimento relativo alla proroga del regime di cui all'art. 41-bis ord. pen., il ricorso per cassazione è consentito soltanto per violazione di legge; il controllo di legittimità può riguardare la mancanza assoluta o meramente apparente di motivazione, ma non la sua insufficienza o illogicità. Nel caso concreto, la censura sulla dissociazione è stata ritenuta non autosufficiente e comunque smentita dall'ordinanza impugnata, che escludeva indizi di resipiscenza; quella sulle dichiarazioni del collaboratore è stata giudicata non decisiva, poiché l'ordinanza aveva fondato la proroga su condanne per associazione mafiosa e su gravissimi fatti di sangue, senza eludere il tema. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 41-bis ord. pen.

    Nel procedimento per la proroga del regime differenziato, il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge; il sindacato di legittimità non si estende ai vizi di mera insufficienza o illogicità della motivazione, salvo il caso di motivazione mancante o meramente apparente.

  • art. 125 c.p.p.

    La censura difensiva richiamava l'obbligo di motivazione, ma la Corte ha chiarito che, nel perimetro del ricorso ex art. 41-bis, il difetto motivazionale rilevante è solo quello radicale o apparente, non quello denunciato come semplice omissione o insufficienza.

  • art. 606 c.p.p.

    Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge, essendo state dedotte doglianze di motivazione non ammissibili nel rito di legittimità previsto per questa materia.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione avverso l'ordinanza del tribunale di sorveglianza sulla proroga del 41-bis, il controllo è limitato alla violazione di legge e alla mancanza assoluta o meramente apparente di motivazione; non sono deducibili i vizi di insufficienza, contraddittorietà o illogicità della motivazione.
  • Quando la motivazione del provvedimento di sorveglianza affronta in modo espresso i temi devoluti con il reclamo, non può parlarsi di motivazione elusa o apparente solo perché la difesa prospetti una diversa lettura degli elementi valutati dal giudice.
  • Le allegazioni difensive fondate su atti o dichiarazioni esterni devono essere specificamente indicate e rese autosufficienti nel ricorso; in difetto, non possono essere utilmente scrutinati in cassazione.
  • In tema di proroga del regime differenziato, la valutazione sulla permanenza della pericolosità può essere sorretta dal richiamo a condanne per appartenenza mafiosa e a fatti di sangue gravissimi, idonei a controbilanciare generiche deduzioni di dissociazione o estraneità al contesto criminale.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativi
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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