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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11537/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riconoscimento dell'equo indennizzo per presunta ingiusta detenzione derivante da ordinanza di custodia cautelare riferita a più capi di imputazione: capo RR (artt. 110 e 416-bis c.p.) per il quale è intervenuta assoluzione definitiva, e capo SS (art. 110 c.p. e art. 12-quinques d.l. n. 306/1992, conv. con mod. dalla L. n. 356/1992) per il quale è intervenuto proscioglimento per estinzione del reato per prescrizione. L'istante censura il rigetto dell'istanza di riparazione da parte della Corte d'appello e contesta che la declaratoria di prescrizione e il proscioglimento non possano precludere il diritto all'indennizzo; deduce altresì che la condotta ostativa (interposizione fittizia) non poteva valere a escludere il ristoro essendo estinta per prescrizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il principio consolidato secondo cui, quando la misura cautelare si fonda su più contestazioni, il proscioglimento non di merito (es. per prescrizione) anche di una sola contestazione idonea di per sé a giustificare la misura impedisce il sorgere del diritto all'indennizzo, salvo che sussista la c.d. "ingiustizia formale" o che la custodia abbia soverchiato la pena che in astratto poteva infliggersi per il reato estinto. La Corte ha inoltre osservato che il soggetto ha rinunciato (implicita o esplicitamente) all'opzione di provocare una pronuncia assolutoria di merito (rinunciando alla prescrizione ai sensi dell'art. 156 c.p.) e che il proscioglimento per prescrizione comporta comunque una valutazione di merito idonea ad escludere l'ingiustizia della detenzione. Non è stato dimostrato dal ricorrente alcuno degli elementi che consentirebbero l'accoglimento (nessuna prova di "ingiustizia formale" né che la custodia abbia superato la pena astrattamente infligibile). Rigetto del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; nessuna rifusione a favore del Ministero resistente per genericità della memoria.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Dispone la precondizione per l'accoglibilità della domanda di riparazione per ingiusta detenzione: la Corte interpreta la norma nel senso che il proscioglimento per prescrizione, quando fonda autonomamente la misura cautelare, impedisce il sorgere del diritto all'indennizzo salvo l'ipotesi di "ingiustizia formale" o del superamento della pena astrattamente infliggibile

  • art. 156 cod. pen.

    Riconosce il diritto dell'imputato a rinunciare alla prescrizione; la Corte sottolinea che, avendo l'imputato scelto l'effetto estintivo della prescrizione non rinunciandovi, ha precluso la strada a una pronuncia assolutoria che sarebbe precondizione per ottenere l'indennizzo

  • artt. 110 e 416-bis cod. pen.

    Reati contestati nel capo RR: la pronuncia di assoluzione definitiva per tali reati non è, di per sé, sufficiente a generare il diritto all'indennizzo se la misura cautelare era anche giustificata da altra contestazione soggetta a proscioglimento per prescrizione

  • art. 12-quinques d.l. n. 306 del 1992, conv. con mod. dalla L. n. 356 del 1992

    Norma relativa al capo SS per il quale è intervenuta l'estinzione per prescrizione; la Corte ritiene che il proscioglimento per prescrizione su tale capo osti, in assenza di specifica dimostrazione, al riconoscimento dell'indennizzo

  • art. 129 cod. proc. pen., comma 2

    Richiamato implicitamente in relazione alla valutazione richiesta per il proscioglimento per prescrizione: la verifica dell'assenza delle cause ostative del secondo comma consente comunque una valutazione di merito che esclude l'ingiustizia della detenzione

  • Corte costituzionale, sent. n. 219/2008

    La Corte di cassazione richiama i principi della pronuncia costituzionale che ha censurato la parte di art. 314 che condiziona il ristoro esclusivamente all'assoluzione o al proscioglimento nel merito; tuttavia la Corte evidenzia che la stessa Consulta ha riconosciuto che la tutela dell'indennizzo non deve essere intesa come automatica e che resta rilevante la distinzione tra proscioglimento per prescrizione e proscioglimento di merito, nonché la nozione di custodia che soverchia la pena astrattamente infligibile

Massime di principio

  • Se la custodia cautelare si fonda su più capi di imputazione, il proscioglimento non di merito (es. per prescrizione) anche di un solo capo autonomamente idoneo a legittimare la misura può escludere il diritto all'equo indennizzo per l'intero periodo cautelare, salvo prova di "ingiustizia formale" o che la custodia abbia soverchiato la pena astrattamente infligibile per il reato estinto
  • La scelta di avvalersi della prescrizione (non rinunciarvi) è compatibile con l'obiettivo principale dell'imputato (evitare la responsabilità penale) ma di norma preclude la successiva domanda di riparazione: chi intende perseguire il ristoro dovrebbe valutare la possibilità di rinunciare alla prescrizione e ottenere una sentenza assolutoria di merito
  • Il proscioglimento per prescrizione comporta comunque una valutazione, sebbene limitata, che può escludere l'ingiustizia della detenzione; pertanto il semplice esito prescrittivo non garantisce automaticamente il ristoro
  • Per ottenere l'indennizzo il ricorrente deve dimostrare espressamente o che la custodia era viziata in radice ("ingiustizia formale") oppure che la durata della detenzione ha soverchiato la pena che in astratto sarebbe potuta essere inflitta; mere deduzioni non sono sufficienti
  • Memorie generiche o prive di deduzioni specifiche non consentono alla parte resistente di ottenere la rifusione delle spese dalla controparte

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