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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47313/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impetrazione della cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Reggio Calabria del 22/07/2020 che, in parziale riforma del giudizio abbreviato, aveva confermato le condanne per vari delitti (tra cui tentato furto pluriaggravato, uso di patente contraffatta, e minaccia aggravata) e rideterminato le pene. I ricorrenti deducevano, in vario modo e con molteplici motivi: omesso riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno (art. 62, comma 1, n.4 c.p.), mancata considerazione delle dichiarazioni a discarico e dell'inattendibilità della vittima/interprete, omessa o insufficiente motivazione sulla concessione o prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, vizi nella motivazione della quantificazione della pena e nella dosimetria, omissione di pronuncia ex art. 131-bis c.p., richiesta di integrazione istruttoria non accolta, e richiesta di riqualificazione del reato (minaccia aggravata in minaccia semplice).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello, integrandosi con quella del giudice di primo grado, formasse un corpo argomentativo unitario e che i giudici di merito avessero fornito adeguata e logica motivazione sui punti decisivi (tenuità del danno, valutazione delle prove, esclusione o non prevalenza delle attenuanti generiche, congruità della pena). I ricorsi sono stati considerati in massima parte reiterazioni di doglianze già affrontate o generiche, oppure questioni non sollevate in appello e quindi non deducibili in cassazione. Conseguentemente la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di euro 3 ciascuno (o complessivi, come determinato dalla sentenza).

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.

    L'attenuante per speciale tenuità del danno richiede un giudizio complessivo sul danno criminale, non solo sulla entità del danno patrimoniale risarcito; la Corte ha ritenuto non configurabile tale attenuante alla luce della dinamica e della strumentazione del fatto.

  • art. 61 c.p.

    Aggravanti richiamate nella motivazione di merito; la Corte d'Appello ha escluso o confermato talune aggravanti con motivazione che la Cassazione ha ritenuto adeguata.

  • art. 131-bis c.p.

    Norma sulla sospensione condizionale della pena e sui benefici; la mancata pronuncia richiesta dai ricorrenti è stata valutata come inespressa contestazione priva di fondamento specifico nella motivazione di merito.

  • art. 133 c.p.

    Criteri per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che il richiamo, in sentenza di merito, ai criteri di adeguatezza possa essere sufficiente quando la pena è prossima al minimo edittale.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione e le conseguenze dell'inammissibilità; la Corte si è pronunciata sulla inammissibilità e ha applicato le conseguenze previste compresa la condanna alle spese e l'ammenda.

  • art. 609 cod. proc. pen.

    Limiti della cognizione della Corte di Cassazione in relazione ai motivi indicati in ricorso; la sentenza richiama il principio che non possono essere dedotte questioni in cassazione non prospettate in appello.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    comma 3 (richiamato nella motivazione)

    Richiama il divieto di dedurre in cassazione questioni non prospettate in appello; è stato usato per escludere la cognizione di argomenti nuovi.

Massime di principio

  • Se la sentenza di appello si allinea e richiama esplicitamente la motivazione di primo grado, le due motivazioni formano un unico corpo argomentativo che la Cassazione può considerare sufficiente; riproporre argomentazioni già rigettate in appello senza nuovi elementi è spesso inammissibile.
  • L'attenuante per speciale tenuità del danno va valutata sul danno criminale complessivo e sulla vicenda concreta (modalità, strumenti, dinamica), non soltanto sull'ammontare del risarcimento civile.
  • Critiche generiche o mera riproposizione di tesi difensive prive di confronto puntuale con la motivazione della sentenza impugnata comportano inammissibilità o rigetto in cassazione.
  • Le questioni non prospettate in appello non possono essere sollevate in cassazione; il ricorso deve indicare specificamente ragioni di diritto e elementi di fatto già dedotti anteriormente.
  • Quando la pena è irrogata in misura prossima al minimo, il giudice d'appello non è obbligato a una disamina analitica di ogni elemento favorevole o contrario se ha adeguatamente richiamato i criteri di determinazione della pena (art. 133 c.p.).
  • La decisione del giudice d'appello circa l'opportunità di integrare l'istruttoria è discrezionale; la contestazione generica del rigetto dell'integrazione senza indicare nuovi, decisivi elementi probatori è inidonea in sede di legittimità.
  • Richieste di riqualificazione del reato o di pronunce su benefici (es. art. 131-bis) devono essere formulate e motivate già in primo e secondo grado; l'omessa espressa trattazione in appello, se non adeguatamente dedotta, rischia di non essere riesaminabile in cassazione.
  • Per ottenere l'accoglimento in Cassazione è necessario non solo prospettare errori di diritto, ma anche dimostrare il vizio motivazionale concreto e specifico nella decisione impugnata; l'astratta insoddisfazione verso la motivazione è insufficiente.

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