Cassazione Penale, Sentenza n. 11247/2022 del 28/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo impeditivo dell'impresa individuale "3 Esse Car Service". La ricorrente deduceva: (1) mancanza del nesso funzionale e pertinenziale tra la ditta e le condotte di induzione indebita in concorso contestate al figlio/gestore di fatto Antonio Domenico Iannò, sostenendo che sussistesse solo una riferibilità soggettiva; (2) violazione del principio di proporzionalità e insufficiente motivazione circa il "periculum in mora", essendo stata già adottata misura cautelare personale e considerato che lo Iannò aveva interrotto i rapporti con la ditta
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito motivazione specifica circa il collegamento funzionale fra l'attività della ditta (concessione comunale per rimozione, trasporto e custodia dei veicoli) e le condotte illecite, evidenziando ripetuti riversamenti di veicoli alla ditta dietro pagamento senza quietanza. Ha inoltre ritenuto corretta la valutazione sulla proporzionalità del vincolo cautelare aziendale, considerandolo necessario per impedire l'uso dell'impresa per la reiterazione del reato, nonostante le misure personali adottate. Perciò il ricorso è stato rigettato e la ricorrente condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende
Norme richiamate
Usato come parametro per valutare la motivazione del provvedimento impugnato: la Corte richiede motivazione sufficiente e non meramente generica; il ricorso per cassazione contro il decreto è ammesso solo per violazione di legge o vizi gravi della motivazione
Richiamato in relazione ai reati di pubblico ufficiale/induzione indebita; il collegamento tra le condotte illecite e l'utilizzo dell'azienda è stato valutato alla luce di tale fattispecie
Richiamato nella contestazione di condotte corruttive/induzione indebita; la Corte ha ritenuto che emergesse un nesso funzionale tra le condotte contestate e l'attività aziendale
Norma sul principio di proporzionalità delle misure cautelari: la Corte ha ritenuto proporzionato il vincolo aziendale in relazione alle esigenze cautelari per prevenire la reiterazione del reato
Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008 (Giurisprudenza)
Richiamata per il principio secondo cui il ricorso avverso il decreto cautelare è ammesso solo per violazione di legge o per vizi della motivazione così gravi da rendere incomprensibile il percorso logico del giudice
Massime di principio
- Il sequestro preventivo di un'impresa può essere adottato se esiste un nesso funzionale e strumentale stabile tra l'attività aziendale e le condotte illecite; non è sufficiente una semplice riferibilità soggettiva del titolare o di terzi
- La proporzionalità della misura cautelare si valuta rispetto all'effettiva capacità della misura di impedire la reiterazione del reato: misure personali possono non essere sufficienti se l'azienda può continuare a operare come strumento del reato
- In Cassazione i ricorsi contro decreti o ordinanze cautelari sono ammissibili principalmente per violazioni di legge o per vizi della motivazione così radicali da renderla incomprensibile; censure meramente valutative sulla motivazione sono difficilmente accolte
- Per contestare con successo un sequestro aziendale conviene dimostrare specificamente l'assenza di elementi oggettivi che colleghino l'attività dell'impresa ai reati contestati o che misure meno incisive sarebbero comunque idonee ad eliminare il pericolo di reiterazione
- La mancata emissione di documentazione (es. ricevute/quietanze) e l'esistenza di pagamenti non giustificati possono costituire elementi decisivi per dimostrare l'utilizzo dell'impresa per finalità illecite
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