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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18765/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello che l'aveva ritenuta responsabile di truffa, deducendo: 1) vizio di motivazione in ordine alla sua identificazione come autrice del fatto, sostenendo che la prova fosse stata mal valutata; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza del delitto di truffa, in particolare quanto agli artifici e raggiri. Dal testo emerge che la vicenda riguarda una trattativa fraudolenta conclusa con l'indicazione di una carta Postepay, l'invio della fotografia della carta alla persona offesa, il riconoscimento dell'imputata da parte della vittima come interlocutrice delle trattative e l'accredito del profitto sulla medesima carta, elementi valorizzati nei gradi di merito per affermare la sua responsabilità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non consentito perché mirava, in sostanza, a ottenere una rivalutazione del compendio probatorio e una lettura alternativa delle emergenze processuali, senza indicare specifici travisamenti e in presenza di una motivazione immune da contraddizioni o manifeste illogicità. Ha ritenuto il secondo motivo manifestamente infondato, osservando che l'imputata aveva condotto direttamente le trattative fraudolente ed era risultata beneficiaria del profitto, con conseguente correttezza della qualificazione dei fatti come truffa. Alla ricorrente sono state inoltre applicate le spese processuali e la sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 640 c.p.

    La condotta descritta integra il delitto di truffa quando l'agente conduce direttamente trattative fraudolente, realizza artifici o raggiri e consegue o fa conseguire a sé il profitto, anche tramite accredito su carta prepagata.

  • art. 606 c.p.p.

    Il vizio di motivazione non può essere dedotto in cassazione per ottenere una nuova valutazione delle prove, se la motivazione impugnata è coerente, non contraddittoria e non manifestamente illogica.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, la parte ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità non è consentito trasformare la denuncia di vizio motivazionale in una richiesta di rivalutazione del merito, salvo l'allegazione di specifici travisamenti probatori o di manifeste illogicità della decisione impugnata.
  • La truffa è configurabile quando la persona imputata risulti avere gestito direttamente la trattativa fraudolenta, aver indotto la vittima in errore mediante artifici o raggiri e aver tratto o fatto convergere su di sé il profitto dell'operazione.
  • La prova dell'identità dell'autore del reato può essere desunta da un complesso di elementi convergenti, quali il contatto diretto con la persona offesa, il riconoscimento operato dalla vittima e la destinazione del profitto su strumenti finanziari nella disponibilità dell'imputato.
  • Quando il ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile, seguono la condanna al pagamento delle spese processuali e la sanzione pecuniaria prevista dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieTruffaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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