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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19368/2023 del 08/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione di due profili: 1) vizio procedurale per mancata comunicazione/formulazione delle conclusioni scritte del Procuratore Generale in appello, in contrasto con la disciplina emergenziale (art. 23-bis/23 D.L.); 2) censura sulla sussistenza delle aggravanti di cui ai nn. 2 e 7 dell'art. 625 c.p. (violenza sulle cose e beni esposti a pubblica fede/avvenuta sottrazione in stabilimento pubblico), con richiesta conseguente di qualificazione come furto semplice (art. 624 c.p.) e possibile improcedibilità per difetto di querela.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quanto al primo motivo, ha ritenuto che non vi sia nullità derivante dalla mancata formulazione delle conclusioni del Procuratore Generale con riferimento alla posizione di Mazzola: le conclusioni erano state depositate solo con riguardo al coimputato e l'assenza di formulazione per Mazzola è riconducibile all'inerzia/decisione del pubblico ministero e non a omissioni degli avvisi; inoltre il ricorrente non ha interesse ad eccepire una nullità che tutela la partecipazione della parte pubblica. Quanto al secondo motivo, la Corte ha ritenuto che la censura fosse inammissibilmente rivalutativa dei fatti; la Corte territoriale aveva già escluso l'aggravante del n.7 e aveva fondato l'aggravante del n.2 sulla rottura del lucchetto testimoniatamente accertata, valutazione che non appare illogica. Per legge il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 23-bis, comma 2, decreto-legge 28 ottobre 2020 n. 137 (conv. L. 18/12/2020 n. 176)

    Disposizione emergenziale che impone la comunicazione telematica delle conclusioni del pubblico ministero in appello; la Corte segnala che la mancata formulazione delle conclusioni da parte del Procuratore Generale può integrare, secondo orientamenti giurisprudenziali, una nullità generale a regime intermedio, ma soltanto se la violazione derivi dall'inosservanza degli adempimenti a tutela della partecipazione dell'ufficio; quando l'omissione è dovuta alla scelta/inerzia del PG e non a violazione delle regole di notifica, non si concreta la nullità rilevabile dal difensore che non abbia interesse all'osservanza della specifica disposizione.

  • art. 178, comma 1, lett. b) e c) cod. proc. pen.

    Riferimento alla disciplina delle nullità: la mancata osservanza delle disposizioni a tutela dell'assistenza dell'imputato può integrare nullità generale a regime intermedio; tuttavia l'art. 182 limita la rilevabilità se chi eccepisce non ha interesse alla osservanza.

  • art. 182, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce che le nullità a regime intermedio non possono essere eccepite da chi "non ha interesse all'osservanza della disposizione violata"; applicata per escludere che il ricorrente potesse fruire della nullità relativa alla partecipazione del procuratore generale quando tale partecipazione non era essenziale al suo interesse.

  • art. 625 cod. pen., nn. 2 e 7

    Numero 2: aggravante per violenza sulle cose; la Corte d'appello ha ritenuto sussistente tale circostanza in ragione della rottura del lucchetto del cancello. Numero 7: aggravante relativa a beni esposti a pubblica fede o sottrazioni in stabilimenti pubblici, già esclusa dalla sentenza impugnata.

  • art. 624 cod. pen.

    Furto semplice: rilevato nel ricorso come possibile riqualificazione se venissero escluse tutte le aggravanti; la Corte ha però ritenuto inammissibile la censura sul punto per essere rivalutativa del materiale probatorio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze per l'inammissibilità del ricorso: condanna alle spese processuali e possibilità di irrogare ammende; la Corte ha disposto il pagamento di Euro 3000,00 alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La mancata formulazione delle conclusioni del pubblico ministero in appello non determina automaticamente una nullità rilevabile a favore dell'imputato: occorre verificare se l'omissione derivi da violazioni delle regole di notifica o da scelta/inerzia del pubblico ministero; se non vi è interesse dell'imputato alla tutela della specifica disposizione, l'eccezione è inammissibile (art. 182 c.p.p.).
  • Gli errori che consistono in una diversa valutazione del materiale probatorio (ricostruzioni alternative dei fatti) sono in genere inammissibili in Cassazione se non viene denunciata una evidente illogicità, contraddittorietà o mancanza di motivazione del giudice del merito; la Suprema Corte non riesamina i fatti se la motivazione del merito è razionale e completa.
  • La rottura o manomissione di un mezzo di chiusura (es. lucchetto) può costituire "violenza sulle cose" ai fini dell'aggravante di cui all'art. 625 n.2 c.p., se accertata con adeguato materiale probatorio (es. dichiarazioni del proprietario, rilievi).
  • Se tutte le aggravanti contestate vengono ritenute insussistenti, la fattispecie può essere riqualificata in furto semplice; tuttavia la riqualificazione richiede una valutazione dei fatti non eludibile in sede di legittimità quando la censura abbia natura meramente rivalutativa.
  • In presenza di norme "emergenziali" (regole speciali per il procedimento durante la pandemia) la giurisprudenza ha adottato orientamenti diversi: è necessario valutare caso per caso se la violazione abbia realmente pregiudicato il diritto di difesa o sia rilevabile dal ricorrente.

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