Cassazione Penale, Sentenza n. 39858/2023 del 02/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. fra due pronunce: a) sentenza della Corte d'appello di Napoli del 6/12/2016 (irrev. 22/04/2017) per associazione a delinquere finalizzata a furto di autoveicoli, estorsione, favoreggiamento della prostituzione, furto aggravato e altri reati commessi tra luglio 2010 e febbraio 2011; b) sentenza della Corte d'appello di Bologna del 19/06/2013 (irrev. 10/03/2014) per una rapina aggravata commessa il 6/12/2010. Sallaj ha sostenuto che la rapina si inserisce temporalmente nella permanenza nell'associazione e che vi è prova di una pianificazione comune (conversazione intercettata del 5/12/2010 con il sodale Blerim Qoku) che dimostrerebbe l'unicità del disegno criminoso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli per carenza motivazionale: il giudice dell'esecuzione si è limitato ad affermazioni assertive (diversi ambiti geografici e circostanze eterogenee) senza valutare analiticamente le allegazioni difensive e la conversazione intercettata che poteva dimostrare la pianificazione della rapina all'interno del periodo di partecipazione associativa. La Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il giudizio al giudice a quo in diversa composizione per un nuovo esame conforme ai principi giurisprudenziali richiamati.
Norme richiamate
Norma che disciplina l'istanza di riconoscimento della continuazione tra reati già giudicati separatamente; parametro normativo centrale della controversia.
Riferimento alla fattispecie associativa; la giurisprudenza richiede di verificare se i reati-fine siano stati programmati al momento della costituzione dell'associazione o dell'ingresso del singolo partecipe, per valutare la riconducibilità alla stessa cornice deliberativa.
art. 13 d.lgs. n. 289 del 1998
Norma elencata fra i reati contestati nella sentenza di condanna richiamata (parte integrante della descrizione fattuale delle condotte giudicate).
Massime di principio
- Per ottenere il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. occorre dimostrare l'unicità di un programma criminoso: non basta la serialità o la mera tendenza a delinquere.
- Il giudice deve motivare analiticamente la decisione valutando tutti gli indici di programmazione unitaria (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, concorso con sodali, intercettazioni e altre prove colleganti).
- Quando il reato-fine è commesso durante la partecipazione all'associazione, è necessario accertare se la sua realizzazione era già prevista nella cornice dell'associazione al momento della costituzione o dell'ingresso del partecipe; la giurisprudenza ammette entrambe le prospettive ma richiede verifica puntuale.
- Conversazioni intercettate che mostrano pianificazione con altri membri del sodalizio costituiscono un elemento pregnante da valutare e non possono essere ignorate dal giudice dell'esecuzione.
- La carenza motivazionale del giudice dell'esecuzione rispetto agli elementi probatori richiesti comporta l'annullamento e il rinvio per un nuovo esame; il rigetto della domanda di continuazione non può fondarsi su affermazioni generiche e non motivate.
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