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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00474/2026 del 07/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha accolto i ricorsi per l'errore di computo. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha rideterminato le pene: per Solimeo Cosimo Roberto in anni 4 mesi 2 di reclusione e euro 800 di multa; per Tomaiuolo Cosimo in anni 2 mesi 8 di reclusione e euro 534 di multa. Il Collegio ha ritenuto rettificabile l'errore di calcolo ai sensi dell'art. 619, comma 2, c.p.p.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello denunciando un evidente errore di calcolo nella determinazione della pena, in particolare nella corretta applicazione della diminuzione di un terzo prevista dall'art. 442 c.p.p. (rito). Per Solimeo si deduceva che, determinata la pena in anni 6 mesi 3 e multa di euro 1.200 dopo il riconoscimento delle attenuanti e l'aumento ex art. 81 c.p., l'applicazione della diminuzione di un terzo avrebbe dovuto portare a anni 4 mesi 2 di reclusione e euro 800 di multa. Per Tomaiuolo si sosteneva che, determinata la pena in anni 4 e multa di euro 800 dopo le attenuanti, la diminuzione di un terzo avrebbe dovuto condurre a anni 2 mesi 8 di reclusione (anziché la misura indicata dalla Corte territoriale).

Norme richiamate

  • art. 442 c.p.p.

    La norma è stata interpretata nel senso che, quando si procede per un delitto con il rito previsto, il giudice determina la pena tenendo conto di tutte le circostanze e diminuendola di un terzo; nel caso concreto la Corte territoriale ha però errato nel calcolo dell'entità della diminuzione

  • art. 81 c.p.

    La Corte ha considerato che eventuali aumenti (es. per recidiva) devono essere computati nella determinazione della pena prima dell'applicazione della diminuzione prevista dal rito, ai fini del corretto calcolo quantitativo

  • art. 619, comma 2, c.p.p.

    Consente alla Corte di cassazione di rettificare errori di calcolo nella determinazione della pena, procedendo alla rideterminazione senza rinvio quando si tratta di evidente errore di computo

Massime di principio

  • In presenza di rito che comporta una diminuzione di pena (es. art. 442 c.p.p.), la sequenza operativa corretta è: determinare la pena base tenendo conto di tutte le circostanze e degli aumenti previsti (es. art. 81 c.p.), quindi applicare la diminuzione di un terzo sul risultato complessivo
  • Un errore meramente aritmetico o di computo nella determinazione della pena può essere rettificato dalla Corte di cassazione ai sensi dell'art. 619, comma 2, c.p.p., con annullamento limitato al trattamento sanzionatorio e rideterminazione senza rinvio
  • Chi impugna per errore di calcolo deve esporre chiaramente il procedimento numerico seguito e la pena corretta ottenuta applicando nell'ordine dovuto le variazioni (attenuanti/aggravanti, aumenti, poi diminuzioni), per consentire alla Corte di valutare la manifestità dell'errore
  • Quando la decisione applica aumenti (es. per recidiva) e poi una diminuzione di rito, è fondamentale verificare se la Corte ha applicato la diminuzione sul totale comprensivo degli aumenti; in caso contrario sussiste errore di calcolo
  • La remissione della causa al giudice di merito non è necessaria se l'errore è puramente aritmetico e la Corte può procedere direttamente alla rettifica e alla rideterminazione della pena

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