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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49603/2022 del 29/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto il reclamo avverso il diniego della liberazione anticipata riferita al semestre 12/10/2020 - 12/4/2021. Il diniego era fondato su un episodio di presunta evasione dal centro di accoglienza "Padre Nostro" (denunciato dalla ex compagna), che aveva comportato la revoca della detenzione domiciliare; il ricorrente deduceva che si trattava di mera denuncia non accertata e che l'ordinanza violava l'art. 54 L. n. 354/1975 e mancava di motivazione sui presupposti e sui criteri di valutazione

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il ricorrente ha terminato di espiare la pena ed è stato scarcerato il 22/09/2022. La Corte ha richiamato i principi secondo cui l'interesse ad impugnare deve essere attuale al momento della proposizione e della decisione; la sopravvenuta cessazione dell'interesse rende il ricorso inammissibile. Non è stata pronunciata decisione di merito sulla questione sostanziale (presunta evasione) e non sono state imposte spese o sanzioni al ricorrente per mancanza di soccombenza

Norme richiamate

  • art. 54 L. n. 354 del 1975 (Ordinamento penitenziario)

    Il ricorrente ha dedotto inosservanza ed erronea applicazione di tale norma in relazione ai criteri per la liberazione anticipata; la Corte di Cassazione non ha esaminato la fondatezza di tale censura perché ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse

  • art. 51-ter Ordinamento penitenziario

    Il Tribunale di sorveglianza aveva precedentemente ritenuto non accertata la rilevanza dell'episodio, ma nel provvedimento impugnato valutò credibili le informazioni rese dalla denunciante; la Corte di Cassazione non ha valutato il merito della questione essendo intervenuta la carenza di interesse

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiama il requisito soggettivo dell'interesse all'impugnazione, inteso in chiave utilitaristica: l'interesse deve essere concreto, attuale e persistere anche al momento della decisione

  • art. 591, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.

    Norma invocata quale fondamento dell'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse, applicata dalla Corte per dichiarare il ricorso inammissibile

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U. n. 6624/2011 e altri precedenti richiamati)

    Sez. U. n. 6624 del 27/10/2011 (Marinaj) e altre pronunce citate

    Principio secondo cui l'interesse all'impugnazione deve essere valutato in termini utilitaristici e deve permanere fino alla decisione; categoria della sopravvenuta carenza di interesse quando la finalità dell'impugnante sia venuta meno

Massime di principio

  • L'impugnazione per ottenere una liberazione anticipata richiede un interesse concreto e attuale sia al momento della proposizione sia al momento della decisione: se il ricorrente termina di espiare la pena prima della decisione il ricorso può risultare inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse
  • La Corte di Cassazione, se rileva la carenza di interesse sopravvenuta, non entra nel merito delle questioni sostanziali dedotte (es. se una denuncia di evasione fosse sufficiente o meno a negare la liberazione anticipata)
  • Una mera denuncia non automaticamente esclude la possibilità di ottenere la liberazione anticipata; tuttavia, se la denuncia è ritenuta credibile dall'autorità procedente e ha prodotto la revoca della misura, può essere considerata come elemento valutabile ai fini della partecipazione all'opera rieducativa
  • Quando si propone ricorso per decisioni relative a misure temporanee o a periodi già estinti, è importante documentare un interesse residuo concreto (ad esempio pregiudizi amministrativi o effetti permanenti) affinché il giudice non dichiari l'inammissibilità per carenza di interesse
  • La declaratoria di inammissibilità per mancanza di interesse non comporta, di regola, condanna alle spese o sanzioni quando non sussiste soccombenza virtuale

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