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Cassazione Civile, Ordinanza n. 28430/2025 del 27/10/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (contribuente)

La controversia

La società ricorrente impugnava, in cassazione, la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva confermato il rigetto del suo appello contro un avviso di accertamento ICI per l'anno 2006 relativo ad immobili di proprietà regionale, utilizzati dalla società nell'ambito del contratto ponte e dei successivi contratti di servizio per l'esercizio del trasporto ferroviario e automobilistico. Con il primo motivo denunciava nullità della sentenza per motivazione apparente, o in subordine omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo che non fosse stata resa percepibile la ragione per cui i giudici di merito avevano ritenuto esistente una concessione di beni demaniali. Con il secondo motivo deduceva violazione dell'art. 3 del D.Lgs. n. 504/1992, censurando la qualificazione del rapporto tra Regione e società come concessorio: secondo la ricorrente si trattava invece di un rapporto obbligatorio, non di una concessione su aree demaniali, con conseguente insussistenza del presupposto soggettivo per l'ICI.

La decisione

La Corte ha respinto il primo motivo, ritenendo la motivazione della sentenza impugnata sufficiente e non apparente. Ha invece accolto il secondo motivo: ha affermato che, ai fini dell'ICI, il presupposto dell'imposta richiede la titolarità di un diritto reale di godimento e non la mera disponibilità del bene in forza di un diritto personale. Nel caso concreto, il rapporto era una concessione/contratto di servizio di trasporto, entro cui era previsto un diritto d'uso strumentale e limitato all'esercizio del servizio, non una concessione di bene demaniale né un diritto reale. Per tale ragione ha cassato la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, ha deciso nel merito accogliendo il ricorso originario della contribuente. Ha inoltre compensato integralmente le spese dei gradi di merito e del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

    Il vizio di omessa pronuncia o di motivazione apparente va correttamente veicolato, se del caso, come nullità della sentenza, non cumulandolo in modo improprio con il vizio motivazionale.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Il vizio di omesso esame di un fatto decisivo è distinto dalla nullità per omessa pronuncia o motivazione apparente e presuppone che la questione sia stata esaminata dal giudice di merito, seppure in modo non corretto o insufficiente.

  • art. 112 c.p.c.

    La completa omissione di un provvedimento necessario integra violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

  • art. 1 del D.Lgs. n. 504/1992

    "presupposto dell'imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa"

    Ai fini ICI il presupposto oggettivo è il possesso di immobili, ma la nozione va letta in coerenza con la soggettività passiva delineata dall'art. 3, quindi come riferita a situazioni di natura reale e non alla mera disponibilità di fatto o a un diritto personale di godimento.

  • art. 3 del D.Lgs. n. 504/1992

    "il proprietario di immobile... ovvero il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie"

    È soggetto passivo ICI soltanto il proprietario o il titolare di un diritto reale di godimento; non lo è chi abbia solo un diritto personale di uso o disponibilità del bene.

  • art. 1021 c.c.

    Il diritto reale di uso attribuisce al titolare il potere di servirsi della cosa e di trarne i frutti nei limiti previsti dalla legge; il carattere personale del diritto non impedisce che esso possa essere attribuito anche a una persona giuridica.

  • art. 1024 c.c.

    Il divieto di cessione del diritto di uso è un elemento del suo regime legale, ma non esclude che il titolo costitutivo possa modularne l'esercizio nei limiti consentiti.

  • art. 981 c.c.

    Il limite quantitativo del diritto d'uso va riferito al soddisfacimento dei bisogni propri e della famiglia, con richiamo analogico alla disciplina dell'usufrutto.

  • art. 977 c.c.

    Le regole sull'usufrutto richiamate sono applicabili, per quanto compatibili, anche al diritto d'uso.

  • art. 8 del D.Lgs. n. 422/1997

    È richiamato come base del contratto ponte per i servizi di trasporto ferroviario e automobilistico, in cui viene regolata l'utilizzazione dei beni strumentali al servizio.

Massime di principio

  • In materia di ICI, la soggettività passiva non si identifica con la mera disponibilità materiale del bene, ma richiede la titolarità di un diritto reale di godimento o la proprietà dell'immobile.
  • Un rapporto contrattuale di servizio che attribuisca l'uso di beni strumentali all'esercizio dell'attività, senza piena e incondizionata signoria sul bene, non integra di per sé una concessione di bene demaniale né un diritto reale.
  • Nel ricorso per cassazione, il vizio di omessa pronuncia e quello di motivazione apparente sono concetti distinti e non vanno cumulati indistintamente nello stesso motivo.
  • La motivazione è apparente solo quando non consente di ricostruire il ragionamento decisorio e quindi impedisce il controllo sulla ratio decidendi; se la ratio è intellegibile, il motivo è infondato.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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